“Dimentica il mio nome” di Zerocalcare: quando l’infanzia finisce bisogna affrontare le proprie paure

“Dimentica il mio nome” di Zerocalcare: quando l’infanzia finisce bisogna affrontare le proprie paure

Nov 23, 2014

“Ma poi quando si fa il passaggio da ragazzo a uomo? Possibile che non mi sono accorto che avevo finito il livello? Sicuro mi sono scordato di salvare”.

Se avete voglia di leggere un libro che vi regali la leggerezza del fumetto e, al tempo stesso, lo spessore di un romanzo, vi consiglio la graphic novel “Dimentica il mio nome” del fumettista italiano Zerocalcare. Sotto questo pseudonimo si nasconde Michele Rech, nato ad Arezzo nel 1983 e cresciuto prima in Francia e poi a Rebibbia, il quartiere periferico di Roma.

Si tratta del quinto libro a fumetti realizzato dall’autore, ed è uscito il 16 ottobre 2014, edito da Bao Publishing. L’opera è stata stampata in due edizioni che presentano una variante di copertina. Una è disegnata a quattro mani da Zerocalcare e Gipi (all’anagrafe Gian Alfonso Pacinotti, fumettista); l’altra firmata solo da Zerocalcare.

È una storia autobiografica, forse il libro più intimista realizzato dall’autore. Parla della sua famiglia, il cui fulcro consiste nella nascita e nella morte della nonna Huguette. Partendo dall’elaborazione di un lutto, l’esperienza del protagonista diviene universale. Questa perdita, che tutti abbiamo affrontato, permette di entrare in sintonia con la storia. La nonna, di origini francesi, rappresenta una figura fondamentale nella vita di Zero e, quando muore, egli deve fare i conti con la fine dell’infanzia. L’età matura lo aspetta, secondo anche quello che era il detto della donna: “quando sarò morta tu sarai un uomo”.

Il racconto, illustrato magistralmente dalle sue tavole, si snoda attraverso tre generazioni: di Zerocalcare, di sua madre e della nonna. Ai dubbi di un passato che non conosce, il protagonista accompagna i rimpianti, insieme al desiderio di aver agito diversamente, e al rimorso di non avere fatto di più.

Quando si perde una persona cara è tipico dell’essere umano darsi delle colpe, pensare che si avrebbe potuto trascorrere più tempo insieme. Presto però giunge la consapevolezza che non sia possibile tornare indietro per rimediare agli errori del passato. Si può solo andare avanti, affrontare le proprie angosce e tentare di crescere.

Il mondo reale di Zerocalcare diventa fantastico, quasi a voler proteggere l’intimità di quella famiglia che acquista aspetti volutamente astratti. Siamo di fronte ad una storia “moderna” espressa col linguaggio della favola. Le tre generazioni analizzate da Zerocalcare hanno qualcosa che le accomuna: tutte sognano qualcosa di più. Un anelito verso la libertà, non vista come obiettivo finale, bensì come un “viaggio” che porta al suo raggiungimento. Che, in sostanza, è il vero tesoro.

Dimentica il mio nome” è un fumetto che diventa saga familiare e, al tempo stesso, un romanzo di formazione. Ci fa ridere e piangere, divertire nonostante la costante presenza di un velo malinconico che giunge a toccare le nostre corde e a scuoterle in silenzio.

Rocambolesche avventure conducono Zero, insieme al suo fedele amico Secco, fra le mura di una casa che lo ha visto bambino e poi farsi sempre più grande. Qui sono racchiusi segreti e nomi che alimentano la curiosità di sapere, anche se, alla fine, si giunge a concepire l’idea che i nomi non contano, contano solo le persone e le loro azioni.

Dopo un’infanzia che ci ha visto al riparo dalle tragedie della vita, arriva il momento in cui tocca a noi essere un punto di riferimento per chi ci ha cresciuto. Dobbiamo “provare a farcela” da soli, nonostante questo mondo ci appaia tanto paradossale, poiché, nel nostro piccolo, possiamo diventare degli “eroi”.

A metà fra fatti realmente accaduti ed invenzione, Zerocalcare pone il lettore davanti ad un dilemma che si allarga e diventa corale. Quello dell’importanza di capire da dove si viene veramente, prima di rendersi conto di dove si sta andando.

Perché quando l’ultimo pezzo dell’infanzia scompare, bisogna farsi forza e scendere a patti con la paura di continuare a vivere.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

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