Intervista di Irene Gianeselli a Gemma Lanzo, direttrice della collana di cultura cinematografica Moviement

Intervista di Irene Gianeselli a Gemma Lanzo, direttrice della collana di cultura cinematografica Moviement

Nov 9, 2014

“Poiché il cinema non è solo un’esperienza linguistica, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica.” Pier Paolo Pasolini

Gemma Lanzo si laurea presso la University of East London in Visual Theories: Film History. Dopo un Master in Multimedia: Production, Cultures and Theories lavora nel campo dei media nella città di Londra.

Ritorna in Italia nella sua Manduria (in provincia di Taranto) dove fonda nel 2009 la Gemma Lanzo Editore, casa editrice che rivolge particolare attenzione al mondo del Cinema.

Nello stesso anno insieme allo studioso di Cinema Costanzo Antermite crea la collana di cultura cinematografica “Moviement“.

Dal 2013 è tra i soci del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e nell’Ordine dei Giornalisti della Puglia. Attualmente è membro della Commissione Cultura nominata dal Comune di Manduria (Ta).

 

I.G.: Ti ringrazio per la disponibilità. Hai vissuto e studiato a Londra dove ti sei laureata e specializzata. Ai giovani d’oggi spesso si propone il “mito” dell’estero come isola felice, ricca di tesori e di opportunità e pare proprio che uscire dai confini nazionali sia l’unico modo per trovare un impiego sicuro. Puoi raccontarci la tua esperienza di donna pugliese che ha scelto di tornare nella sua terra con una forte carica progettuale?

Gemma Lanzo: L’esperienza di studio all’estero è sicuramente una cosa che consiglio a tutti. Ho conseguito un B.A. in Visual Theories e conseguentemente un Master in Multimedia. Ho scelto Londra perché la considero una città vibrante, crocevia di culture diverse. Londra è una città che, nonostante le sue contraddizioni, è sempre mentalmente aperta ad accettare il nuovo perché lo considera una potenziale ricchezza, non ha paura del confronto perché capisce che l’evoluzione dipende da questo e crede nello spirito collaborativo. Sono questi i motivi per cui viene considerata, giustamente, una città in espansione che va sempre avanti e non subisce stasi. Appena vi metti piede senti subito quel “vibe”, dalla moda alla musica, passando per le produzioni audiovisive, la fotografia e le arti in genere. La formazione anglosassone è stata per me fondamentale ma paradossalmente, vivendo nel Regno Unito, mi sono soffermata a pensare (questo anche grazie ai numerosissimi: “Oh, you are Italian, wow! What a magnificent place!”) che sì dopotutto l’Italia è veramente un paese fantastico e lo sono anche la maggior parte degli italiani. La scelta di ritornare è stata totalmente personale. Detto questo, credo che ognuno di noi debba essere libero di compiere scelte personali e non indotte dall’assenza di lavoro o dalla diffusione del mito che l’estero sia sempre la soluzione al problema. La soluzione al problema, sfortunatamente, non è così semplice. In realtà è necessario lottare finché non si raggiunge lo scopo. Alle volte si ha la sensazione che le cose debbano succedere velocemente solo perché lo si desidera. Ma non è così. Tutto va costruito. L’importante è avere in mente l’obiettivo.

 

I.G.: A proposito di progetti, puoi introdurci Moviement?

Gemma Lanzo: Moviement è nato molti anni fa. Ero ancora a Londra ed assolutamente affascinata dal mondo dell’editoria. Il progetto non aveva ancora preso forma, ma c’era già l’idea di avere collaboratori da più parti del mondo che trasmettessero la propria “visione” riguardo ad un regista o ad un tema. Il tutto si è concretizzato quando, in uno dei miei viaggi in Italia, ho incontrato il critico cinematografico Costanzo Antermite ed insieme abbiamo dato forma a Moviement. Le peculiarità di Moviement? Moviement è contemporaneo, divulgativo ma non semplicistico, internazionale. Moviement presta inoltre molta attenzione ai professionisti del cinema, dai direttori della fotografia, ai costumisti, produttori, sceneggiatori che sono la vera struttura portante di qualsiasi produzione cinematografica. Con il co-direttore Antermite abbiamo voluto dare un taglio ben specifico alla collana che vede l’alternarsi di registi contemporanei meno conosciuti al grande pubblico (vedi Kira Muratova nel vol. n. 3, Jan Svankmajer nel n. 6, Amir Naderi nel n. 9) ad altri già consacrati (David Lynch nel n. 1, Terrence Malick nel n. 2, Coen Brothers nel n.7, Quentin Tarantino nel n.5, Martin Scorsese nel n.10). Ai numeri “autoriali” se ne alternano altri “tematici” (Horror Made in Italy nel n. 4 e Speciale 3D nel n. 8). I volumi sono divisi in sezioni: la prima sezione “Insight” vuole fornire una comprensione immediata sull’autore; la seconda sezione “Film Analysis” entra nello specifico di uno o più film; a seguire “Conversazioni” dedicata alle interviste. A chiudere ci sono le sezioni “Filmografia” e “Consigli in Movimento” in cui si indirizza il lettore su possibili acquisti di libri e dvd scelti dalla nostra redazione. Molta attenzione è prestata poi al libro in quanto oggetto, alle scelte grafiche e all’utilizzo della carta. Ricordo ancora che, parlando con il mio professore e mentore Michael O’Pray, gli chiesi: “Mike cosa ne pensi di una copertina colorata senza immagini e con il solo logo e nome del regista… un colore per ogni regista? In una società come la nostra, sommersa dalle immagini, l’assenza di immagini potrebbe attrarre di più”. Gli piacque. Devo dire che è stata una scelta felice. La veste grafica nella sua semplicità e nel suo minimalismo è stata fin da subito un punto di forza della collana. Non posso dimenticare poi il lavoro di marketing svolto in questi anni da Giuseppe Fanelli che è riuscito a trasformare il nostro logo in un vero e proprio brand.

 

I.G.: Cinema: perché è così importante studiare le opere che sono state prodotte e che si producono oggi sul grande schermo?

Gemma Lanzo: Ti rispondo con una frase di Martin Scorsese (il Maestro ci ha concesso di pubblicare la sua “lectio magistralis” dal titolo “La persistenza della visione: leggere il linguaggio del cinema” nel vol. 10 di Moviement del 2014): «I giovani hanno bisogno di capire che non tutte le immagini sono lì per essere consumate come fast-food e poi essere dimenticate, è necessario educarli a comprendere la differenza tra immagini in movimento che impegnano la loro umanità e la loro intelligenza e quelle che stanno solo vendendo qualcosa». In questo senso dobbiamo lavorare ancora molto creando ad esempio dei veri e propri centri dove si pratichi la “Film Literacy” ovvero l’alfabetizzazione all’audiovisivo. Per quanto riguardo la Puglia, grazie agli interventi dell’Apulia Film Commission, siamo diventati una Regione virtuosa, un terreno fertile per quanto riguarda il Cinema. Dal 2007 ad oggi non solo si produce più Cinema in Puglia, ma si “parla” di più di Cinema. I Cineporti (Bari, Lecce, Foggia) e la Mediateca Regionale Pugliese (Bari) sono diventati teatro di numerosissimi appuntamenti, tra l’altro anche gratuiti. C’è poi il Circuito D’Autore con la presenza sul territorio di molte sale cinematografiche in cui abbiamo visto film che altrimenti non avremmo mai avuto l’opportunità di vedere. Questo a dimostrazione che quando c’è interesse istituzionale per la cultura qualcosa in più succede. Bisognerebbe insistere e promuovere ancora di più la cultura cinematografica in Puglia come nel resto d’Italia.

 

I.G.: Nel 1936 Walter Benjamin ne “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” ha scritto: “Al cinema l’atteggiamento critico e quello del piacere del pubblico coincidono. Dove il fatto decisivo è questo: in nessun luogo più che nel cinema la reazione dei singoli, la cui somma costituisce la reazione di massa del pubblico, si rivela preliminarmente condizionata dalla loro immediata massificazione. Appena si manifestano, si controllano”. Riguardo il rapporto tra critica e prodotto cinematografico e quello tra critica e pubblico qual è la tua impressione, oggi?

Gemma Lanzo: Come Walter Benjamin già nel 1936 notava, la fruizione simultanea e collettiva è tipica del cinema. Sono numerosi gli aneddoti che raccontano di registi o attori “nascosti” in sala per scrutare le reazioni del pubblico. Non dimentichiamo poi che il cinema produce immedesimazione ed empatia. Chi di noi non ha “partecipato” con una risata o un sobbalzo alla visone di un film? Lo spirito critico dello spettatore si manifesta attraverso queste reazioni spontanee. Pertanto il critico è prima di tutto uno spettatore ed il suo giudizio è relativo e personale. Da critico cinematografico socia del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) ritengo che il critico, in quanto esperto di storia del cinema, può fare avvicinare il pubblico ad un film attraverso la parola scritta o parlata. Le famose “stroncature” che contraddistinguono una parte della critica – e almeno negli USA hanno fatto la fortuna di molti giornalisti – non fanno per me. Personalmente vedo il critico non troppo lontano da chi vuole rendere più accessibile il cinema al pubblico.

 

I.G.: Altro interessante progetto portato avanti dalla Gemma Lanzo Editore è
Dagon. Puoi parlarcene?

Gemma Lanzo: Dagon è stato il passo successivo a Moviement. La Casa Editrice è nata con lo scopo di realizzare un prodotto ben definito sul Cinema, subito dopo però ho sentito la necessità di ampliare le prospettive editoriali. La collana Dagon è ispirata dal titolo di uno dei racconti più famosi di Howard Phillips Lovecraft. L’idea era quella di dedicare uno spazio ad autori che uscissero dal genere delle “storie di vita” per esplorare territori più onirici e fantastici. L’esperienza che abbiamo fatto è stata molto interessante ed abbiamo scelto di pubblicare “L’Avvolgo” di Giuseppe Fanelli, un’opera complessa che coniuga teorie scientifiche e creatività. Abbiamo ricevuto molte proposte per la pubblicazione di altre opere, ma non essendo una Casa Editrice che richiede denaro per pubblicare, aspettiamo il momento giusto e le condizioni adeguate per investire su altri autori.

 

I.G.: Cinema e Letteratura, come viene recepito questo rapporto oggi?

Gemma Lanzo: È molto comune la frase: “Ho letto il libro, il film mi ha deluso”. Questo perché ognuno di noi quando legge un libro immagina un mondo che poi alle volte non corrisponde a quello del film. Il mio punto di vista a riguardo è quello di considerare le due opere come opere distinte. Citando André Bazin: “Pensiamo alla traduzione dalla letteratura al cinema non come un film che sia degno del romanzo ma come a una nuova opera che potenzia quella originaria”. Molti spettatori rimarrebbero stupiti dallo scoprire quanti film “classici” siano tratti da romanzi.

 

I.G.: Moviement e Dagon sono disponibili anche in e-book. Qual è la tua esperienza con la distribuzione nel web?

Gemma Lanzo: La distribuzione dei nostri prodotti sul web attualmente è ridotta unicamente all’acquisto sui nostri siti, dove è possibile acquistare anche la versione cartacea. La distribuzione libraria, in generale, apre un grosso dibattito. Diciamo che anche in questo caso il lavoro da fare è tantissimo perché il problema principale delle case editrici più piccole, e non legate a grossi gruppi editoriali, è quello della visibilità. Il web ci aiuta moltissimo perché la vetrina è più accessibile. Questo anche grazie a Oubliette Magazine ed ai tanti amici che dal 2009 ad oggi ci accolgono nei loro “spazi”.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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