Le schiave bambine delle aree tribali: quando l’emergenza è umanitaria

«Io non parlo per me stessa, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione» (Malala Yousafzai).

I numeri parlano chiaro: si stimano che siano 68 milioni e 200 mila le bambine che, tra i 5 e i 17 anni, sono costrette a lavorare; impiegate come schiave nelle aree tribali del Tamil Nadu (sud-est dell’India). Per loro non c’è possibilità di scelta, non hanno la forza necessaria per opporsi a questa condizione che denota il degrado di una delle zone più povere del mondo.

E ancora, sono 515 milioni le ragazzine che vivono in condizioni di povertà. Non solo, ma sono 100 milioni di bambine non sono mai nate, mentre 14 milioni le baby spose che hanno un’età inferiore ai 18 anni. 125 milioni di bambine, invece, sono le donne vittime di mutilazioni genitali.

Questi dati sono preoccupanti, e dovrebbero farci riflettere e motivarci nel sostenere le cause e le organizzazioni, come quella a distanza della Terre des Hommes. Nata nel 1989 in Italia e diventata Fondazione nel 1994, nell’ultimo anno Terre des Hommes ha realizzato 90 progetti in 22 paesi del mondo, dedicandosi soprattutto ai temi che riguardano la difesa dei bambini, della sanità e dell’educazione.

Perché le stesse bambine, che vivono questa situazione difficile, non possono né accedere all’istruzione, né tantomeno vivere con spensieratezza la loro giovane età. D’altra parte la questione è stata anche sollevata dai due attuali premi Nobel per la Pace: Malala Yousafzai che, pur essendo la più giovane fra quelli che hanno ricevuto l’importante riconoscimento, è anche fra le più giovani a impegnarsi affinché siano finalmente ristabiliti i diritti civili – di tutti, ma in particolare delle donne – come quello all’istruzione; mentre l’altro attivista è Kailash Satyarthi, il quale dal 1990 è attivo nel movimento indiano contro il lavoro minorile e, con la sua organizzazione Bachpan Bachao Andolan, ha liberato oltre 80.000 bambini dalla schiavitù.

«Sono qui per parlare del diritto all’istruzione per tutti. Voglio istruzione anche per i figli e le figlie dei talebani», ha detto Malala nel suo discorso rivolto all’Onu. Un’occasione in cui ha dimostrato la sua profonda conoscenza non solo grazie all’istruzione che ha ricevuto, ma anche a quel sentirsi parte integrante di una società che dovrebbe cambiare alcuni suoi aspetti e aprirsi al dialogo e al confronto, quello giusto e fatto con intelligenza. «Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono l’arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo». Non armi da fuoco, dunque, ma di carta e d’inchiostro con il quale accedere all’istruzione, che oggigiorno serve più che in passato. «I talebani hanno paura del potere dell’istruzione, hanno paura del potere delle donne. Per questo uccidono, perché hanno paura», aggiunge la ragazza che, con le sue parole pronunciate con tenacia, ha ammaliato tutti i presenti.

Quante volte i quotidiani e i telegiornali riportano cattive notizie che ci fanno sentire più vicini a chi soffre e a chi non ha la forza di opporsi alle situazioni umilianti? Fra gli ultimi casi c’è quello della sposa bambina norvegese di dodici anni, Thea, obbligata a diventare la moglie di un uomo di 37 anni. Perché i problemi non ci sono solo nelle aree tribali, ma in tutto il mondo. L’Unicef, infatti, ha stimato che sono 39mila le bambine che diventano spose ogni anno. Una situazione che ha dell’incredibile, eppure non siamo più nel Medioevo, ma qui è come se lo fossimo.

Ma, ritornando alle aree tribali del Tamil Nadu, la popolazione è la più sfruttata dell’India e vive un’economia di mera sussistenza, che è una delle cause principali della precoce mortalità.  Svolgono lavori fra i più pericolosi, in particolare le bambine, fra i campi di cotone che sono trattati con i pesticidi, tanto da aver decimato perfino le api. Un allarme lanciato anche da Barack Obama, che, grazie alla creazione di una task force, sta cercando di frenare la situazione.

Lo sfruttamento è acuito dal numero di ore di lavoro, dodici nell’intero arco della giornata dalle 5 di mattina. Non importa quale sia il clima, le bambine lavorano anche sotto la pioggia e il caldo cocente e arrivano a casa stremate. Come se non bastasse, sono soggette anche alle molestie dei loro padroni, che non solo le privano di ogni libertà ma anche della loro dignità. Sono, infatti, decine di migliaia le bambine del Tamil Nadu che sono strappate ai loro genitori – in un’età fra i 7 e i 13 anni –, e rese schiave durante il periodo dell’impollinazione, compreso fra settembre e gennaio.

Tuttavia, almeno formalmente, la popolazione è protetta dalla Costituzione e hanno rappresentanti politici, elettricità gratis e nessuno speculatore, benché l’80 per cento – anzitutto le donne e le bambine – subisca maltrattamenti. Eppure le loro tradizioni prevedono la poligamia, e i matrimoni contratti tra le famiglie, per interessi economici, ma le donne hanno la possibilità di «provare» il fidanzato per un periodo di sei mesi e se l’unione non va a termine, possono rifiutarsi e ottenere una ricompensa in un certo numero di suini. Com’è facile immaginare, il rischio di contrarre le malattie veneree è molto alto.

Malgrado ciò, non sono solo le bambine – anche se in numero maggiore – a non poter andare a scuola, ma anche i bambini. Così, il tasso di analfabetismo cresce in maniera spropositata. Una situazione che è proficua solo per i padroni, i quali possono gestire meglio il traffico delle schiave bambine. Una condizione che, tuttavia, deve cambiare e per farlo ha bisogno di persone come Malala.

«Siamo davvero felici che il Nobel della Pace sia stato assegnato a Malala Yousafazay, un simbolo della lotta per l’istruzione femminile, ancora negata a 31 milioni di bambine e 34 milioni di ragazze nel mondo», ha detto Donatella Vergari, Segretario Generale di Terre des Hommes. L’organizzazione no profit ha lanciato la Campagna Indifesa che dimostra gli effetti negativi della mancata istruzione scolastica. La Campagna si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Ministero dell’Interno, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per fortuna, le organizzazioni come Terra des Hommes danno la giusta visibilità e testimonianza a quelle piccole voci che da sole non possono ribellarsi. L’aiuto da parte degli organizzatori e attivisti può fare molto, poiché si occupano delle adozioni a distanza e, con le sue diverse campagne, cercano di proteggere la vita dei bambini che quotidianamente subiscono le violenze e lo sfruttamento. Perché bisogna garantire loro una vita serena e l’accesso alla cultura e all’istruzione.

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

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