“La musica provata” di Erri De Luca: alla nostra vita corrisponde sempre una colonna sonora

“La musica provata” di Erri De Luca: alla nostra vita corrisponde sempre una colonna sonora

Ott 25, 2014

“Nel corso di lavori scassatimpani ho potuto isolarmi. Nell’osso labirinto del mio orecchio vive un Minotauro che sbrana i frastuoni. Ma se una musica viene da fuori o da dentro, allora le lascia il passaggio, che vada a scorrazzare per il cranio”.

È proprio vero che le canzoni, così come gli odori, affilano i ricordi, più di quanto possa fare la vista. È un collegamento istintivo, immediato, che trascende la volontà e lo stesso ricordo. Come fosse qualcosa di “innato”, ricollegare senza sforzo una musica ad un episodio della vita.

La musica provata”, il breve volume scritto da Erri De Luca e pubblicato da Feltrinelli nel 2014, vuole essere una sorta di “autobiografia musicale” dello scrittore partenopeo, ovvero metterne in luce il rapporto con quella che è stata la colonna sonora della sua vita. In realtà l’autore ha fatto al suo pubblico un duplice regalo poiché, insieme all’opera scritta, lo scorso settembre ha visto la luce anche un film, una pellicola diretta da Emanuele Sana.

Ma detto questo, per “dovere di cronaca”, torniamo ad occuparci del libro. De Luca ripercorre le tappe più significative della sua vita attraverso le musiche che hanno accompagnato le varie stagioni della sua esistenza. Dalle canzoni napoletane più classiche, a Bob Dylan “conosciuto” tramite il suo editore Carlo Feltrinelli; dalla musica lirica di cui confessa di non essere un grande esperto, molto amata invece dalla madre, al canto dei lavoratori di varie parti del mondo, che egli ha avuto occasione di udire direttamente.

A dire il vero, molte sono le “confessioni” di cui lo scrittore ci rende partecipi; quasi si trattasse di un diario intimo che segue il filo diretto di una melodia. La musica è sensazione, è istinto. Non mente e, attraverso essa, non si può mentire. L’anima dell’autore giunge allo scoperto.

De Luca racconta di essere “nato stonato” in una Napoli dove, non avere orecchio per la musica, era considerato un peccato mortale, e di essere rimasto sempre un “analfabeta musicale”, incapace di leggere uno spartito. Così, a poco a poco, egli ha compiuto una sua propria incursione nel mondo della musica, fino ad imparare il canto.

Ne “La musica provata” egli si è avvalso della collaborazione di molti amici per giungere a raccontare di come la musica abbia dato un’influenza positiva alla sua vita. Attraverso i ricordi, vengono citate le canzoni di protesta; quelle di Sergio Endrigo, primo cantautore a “fare tutto da sé”, testi e musica; Leonard Cohen il cantautore giunto alla soglia degli ottant’anni a cui De Luca darebbe il premio Nobel per la letteratura. Viene citato Domenico Modugno, così come Antonella Ruggiero, Harry Belafonte, fino ad arrivare alla cantante, nata a Tel Aviv, Noa, che si è esibita appositamente davanti a sua madre, nella loro cucina.

Nella narrazione prendono vita le voci della stessa madre, quella del padre, a cui l’autore deve la sua formazione musicale, le canzoni con gli amici, quelle per gli spettacoli in Tanzania realizzati con la nipote Aurora. Si avverte un unico grido, corale, che è quello della città di Napoli. In particolare De Luca parla della sua profonda amicizia col sassofonista Stefano di Battista e la cantante jazz Nicky Nicolai, e del grande onore riservatogli, a sua detta, di poter vedere trasposti i suoi versi in musica. O meglio, in vere e proprie canzoni.

In questo viaggio allegorico alla scoperta della musica, una “musica che si canta”, cominciato sui banchi del liceo per mezzo dell’invito omerico alla musa “cantami o diva del pelìde Achille l’ira funesta”, passato per la canzoni napoletane ottocentesche e per le incisioni di Arturo Toscanini, ci si addentra ad assaporare melodie rimaneggiate insieme all’amico Gian Maria Testa e a conoscere l’armonica di Mauro Corona.

Una musica che però non è solo diletto o frasi d’amore per una possibile serenata, bensì tratta temi dolorosi e diventa simbolo di resistenza. Ci sono le bombe di Sarajevo, la memoria dei “canti di fatica” degli antichi schiavi, legati alla terra. C’è il ricordo indelebile di chi non dimentica.

Un’immagine insolita dello scrittore De Luca, quella che questo volumetto ci offre. Lontano dai suoi romanzi, dalle storie per le quali lo abbiamo amato e dal suo instancabile lavoro di traduttore e curatore di testi classici. Rimane il giovane Erri De Luca, che questo profondo entusiasmo nei confronti della musica manterrà sempre tale. “In queste pagine la musica è muta, un ricordo mischiato alle cose domestiche e selvatiche della vita svolta”.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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