“Il mattatore” di Alain Voudì: un romance condito da scene di sesso e intimità

“Il mattatore” di Alain Voudì: un romance condito da scene di sesso e intimità

Ott 25, 2014

“«Sì, hai ragione: a volte recito, perfino con te. “Indosso una maschera”, se preferisci» ammetto./ Ecco, l’ho detto. Contenta, ora?/ Tace a lungo. Forse non si aspettava una mia confessione./ «Perché?» domanda infine, senza voltarsi./ Per abitudine./ Perché l’Arte offre un senso alla vita, e Dio sa se la mia ne ha bisogno./ Perché nei grandi personaggi perfino i difetti hanno un che di grandioso./ Perché vorrei che almeno i miei difetti fossero grandi quanto i loro./ «Perché senza mi sento piccolo.»”

Non con tutti gli autori si può “barare” quando si tratta di scrivere una recensione. Con Voudì si può, perché il suo stile è presente in praticamente qualsiasi frase che compone la sua ultima opera, Il mattatore, di cui avete appena letto un estratto. E quindi baro, lasciando che l’autore s’introduca da solo.

Leggo Voudì perché è Voudì. Questa volta mi ha “rifilato” un romance condito da scene di sesso e intimità – non “erotiche”, ma di ciò parlerò dopo – che non sarebbe il mio genere, di per sé. Ma Voudì è il mio genere, e così leggerei con piacere (e curiosità) qualsiasi cosa mi passasse.

La trama si riassume nella composizione di questa (quanto?) atipica coppia: lui, sessantottenne, e lei, ventiduenne. Lui è un attore narcisista da cliché, lei un’attricetta adorante da cliché – o così sembrerebbe, se ci si limitasse a riassumerli. Ma Voudì ricorre ai cliché solo per sfatarli: dietro la maschera, dietro alla bidimensionalità apparente del personaggio, c’è un carattere che con riluttanza sottostà al copione degli archetipi. I personaggi di Voudì devono sempre dire la propria – così come Voudì non fa mai dimenticare il proprio ironico, un po’ malinconico, stile nel corso della lettura – e nel dirla divengono sempre più simili a persone in carne e ossa.

Perciò la copertina, così stereotipata, fa male a questo racconto lungo. La copertina svia, facendo credere che si tratti di un racconto erotico-ma-galante, elegante-ma-trasgressivo, patinato come una foto da studio. Non lo è – per fortuna. Non è neanche erotico, perché l’erotismo si basa sulla sottile ipocrisia del vedo/non-vedo, del so-ma-fingo-di-non-sapere. Si basa, insomma, su un’estetica montata ad arte – come una foto da studio – che ammicchi al sesso ma giungendovi piano, come una trasgressione peccaminosa gustata lentamente. Voudì è troppo ironico e sincero per l’erotismo.

Il sesso che rappresenta è vissuto con troppa leggerezza d’animo, troppa ironia, troppa dissacrazione dei tabù, per essere costretto in uno smoking e un paio di autoreggenti. Quel che troverete in Il mattatore è sesso, spensierato, e amore, tutt’altro che spensierato, anzi, un po’ goffo all’inizio, ma trattato con dedizione perché divenga uno splendido e consapevole rapporto. Con ironia e pragmatismo, però, come ci ricorda la protagonista:

«Amare significa non mandarti affanculo.»

Il mattatore è letteratura d’intrattenimento, ma non di evasione. Anziché evadere dalla realtà, ci si immerge. E, se riesce a intrattenere, è perché Voudì sa cogliere dalla realtà quei dettagli inaspettati, quelle inclinazioni di prospettiva, quelle piccole improvvisazioni che se ne fregano del copione, che  rendono la realtà sì quotidiana, ma non banale. Come i grandi personaggi di cui il protagonista parla, così anche questo racconto di vita quotidiana – un po’ alternativa, forse, ma forse non così tanto – ci offre una goffa e stramba coppia che nei propri difetti dà il proprio meglio.

Alain Voudì, Genovese, classe ‘63, collabora fin dai primordi alle collane Delos Digital, per le quali firma tra l’altro la fortunata serie westernpunk Trainville e diversi episodi della serie The Tube. Ha pubblicato numerosi racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori, ed è stato vincitore o finalista di concorsi quali lo Stella Doppia e il Premio Robot. Altri suoi lavori si possono trovare nelle riviste Robot e Writers Magazine Italia, oltre che nella serie “365 storie per un anno” di Delos Books, nella collana FantaErotika di Lite Editions e nelle raccolte Il Cerchio Capovolto (I Sognatori, 2011 e 2012).

 

Written by Serena Bertogliatti

 

5 comments

  1. Alain Voudì /

    Cosa può dire un autore quando legge una recensione del genere? Comporre una dichiarazione d’amore per l’autrice sarebbe fuori luogo, temo: mi toccherà limitarmi a ringraziare. Grazie ;)

    • Mi limito a razionalizzare le impressioni che una lettura mi lascia. Se tu dovessi ringraziarmi, ci sarebbe qualcosa che non va ;)

  2. Bravo, Alain. Lo sai che mi piaci. ;-)

  3. Monia /

    Delusa… Trama monotona e artefatta, personaggi banali, la classica ragazza in cerca di un padre surrogato, il maschio pratico, dialoghi stucchevoli pieni di frasi lette e rilette. Mai più Voudì.

    • Alain Voudì /

      Cara Monia, mi spiace di averti delusa. Se posso riparare in qualche modo al tempo che ti ho fatto perdere con la lettura, fammelo sapere (per i due euro, possiamo accordarci per un caffè, distanze permettendo. Con l’occasione, potremmo anche confrontarci sul tema dei dialoghi, o dei padri surrogati, o di altre cose lette e rilette…)
      Scusa ancora, e migliori letture!

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