“Il Libro della Scala” su Maometto e le sue forti analogie con la “Divina Commedia” di Dante Alighieri

“Il Libro della Scala” su Maometto e le sue forti analogie con la “Divina Commedia” di Dante Alighieri

Ott 20, 2014

In ambito islamico dopo la morte del profeta si sviluppò sulla base di un versetto del santo Corano un opera letteraria, “Il libro della Scala” in arabo Kitab al Miraj. Il libro parla del miracoloso viaggio notturno del Profeta Mohammad a Gerusalemme, la sua successiva ascesa, salita al cielo e la sua visita dei regni dell’oltretomba.

Presto la letteratura araba che si era sviluppata su questo famoso versetto coranico si diffuse dall’Andalusia araba a tutta l’Europa e naturalmente venne poi tradotta in latino e diffusa anche negli ambienti cristiani.

Dall’analisi delle tante versioni dei libri della scala tradotte dall’arabo in lingue volgari non solo il latino, emergono chiare analogie con la Divina Commedia di Dante Alighieri.

La struttura letteraria dell’inferno e del paradiso nella tradizione islamica ha quasi certamente influenzato la struttura letteraria e concettuale della Divina Commedia: ad esempio, le pene inflitte ai dannati all’inferno, la suddivisione dei cerchi infernali in relazione al peccato commesso, ma non solo, anche la natura immateriale del paradiso, il ruolo dell’arcangelo Gabriele, guida ed intercessore presso Dio, che sembra concentrare in un unica entità i danteschi Virgilio e Beatrice.

Forse l’elemento più significativo di tali suggestioni ed analogie è la reazione emotiva di Maometto di fronte alla luce divina, l’offuscarsi della vista, l’incapacità di fornire una descrizione di Dio, tutti aspetti questi che ricordano molto la narrazione di Dante.

Nel 1919 lo studioso orientalista Miguel Asin Palacios fu il primo ad accorgersi di tali suggestioni e singolari coincidenze, iniziando a condurre accurate ricerche e studi a riguardo. Ma solo nel secondo dopoguerra, con lo studioso italiano Enrico Cerulli, si riuscirono ad avere prove più concrete della conoscenza di Dante del libro arabo.

Cerulli ritrovò nella biblioteca nazionale di Parigi due traduzioni in latino e in francese del famoso Libro della Scala, che furono tradotte all’epoca da Bonaventura da Siena, riuscendo a dimostrare in questo modo l’effettiva circolazione del testo in ambito europeo medioevale. Naturalmente Dante non poteva essere all’oscuro, data la sua grande cultura, del contenuto del libro della scala.

Ovviamente con questo non vuole essere messa in discussione la grande originalità del capolavoro di Dante ma per lo più provare le chiare analogie e l’influenza di questo testo arabo islamico sullo scrittore.

Quindi anche tale ispirazione a fonti non prettamente cristiane può essere vista, non come una minimizzazione dell’opera di Dante ma come una conferma dell’importanza dell’opera dello scrittore fiorentino, che in questo modo diventa un poeta scrittore ancora più moderno di ciò che si crede, aperto a nuove culture e nuove influenze letterarie culturali.

 

Written by Amani Sadat

 

One comment

  1. Marco /

    Io ho letto le 2 opere e sinceramente la divina commedia mi sembra quaisi un copia-incolla del libro della scala… in tutti i vari passaggi. Questo non vuol dire che Dante è aperto ad altre culture ma per anni e tutt’ora si è parlato dell’originalità della divina come un’opera senza precedenti… cosa che secondo me andrebbe rivalutata.

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