I Giganti pugilatori del sito sardo di Mont’e Prama: non è esclusa la scoperta di un terzo gigante pugilatore

Il 14 ottobre 2014 è balzato all’attenzione della cronaca un articolo di Paolo Gallori su “Repubblica”, il quale annunciava che a fine settembre, e a 40 anni di distanza dai primi ritrovamenti, due imponenti statue di arenaria, alte più di 2 metri e raffiguranti dei pugilatori, sono state riportate alla luce nel sito sardo di Mont’e Prama, in provincia di Oristano.

Era il 1974 quando il mezzadro Battista Mieli trovò, sotto la lama del suo aratro, una testa di pietra. Con l’opera di recupero che ne seguì, si comprese che l’esercito di “Giganti”, così come vennero chiamati, sicuramente sovrastava una necropoli.

Dal sito archeologico nelle campagne di Cabras, di fatto rimasto sempre aperto, riemersero circa una trentina di monumentali statue raffiguranti arcieri e soldati in pietra d’arenaria. Un’infinità di resti, quasi se in loco fosse deflagrato un ordigno bellico: 15 teste, 27 busti, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe, 784 frammenti di scudo.

Le due statue ritrovate negli ultimi giorni sono molto importanti, addirittura destinate a riscrivere la storia del Mediterraneo. Ma cos’hanno esattamente di diverso rispetto agli altri rinvenimenti? E perché tutta questa “urgenza” di inviare studiosi da ogni parte del mondo in un sito archeologico che, per molti anni, è stato addirittura ignorato?

Per cominciare, i due pugilatori sono interi. Risparmiati da una forza distruttiva che invece ha smembrato tutto il resto. Prima è spuntato un Gigante pugilatore senza testa con i pugni stretti sul petto e su un fianco. Poi ne è sbucato un secondo, meglio conservato, con la testa ancora sulle spalle.

La postura della prima statua, il pugilatore con un braccio guantato e l’altro con uno scudo stretti attorno al torace, riconduce a un bronzetto nuragico databile con precisione intorno al IX secolo a.c., quando ancora la grande statuaria greca non aveva fatto la sua comparsa. In pratica, il pugile non ha il pugno col guantone e lo scudo elevati in alto sul capo, come i precedenti che si possono già ammirare nei musei di Cagliari e Cabras. Li ha invece stretti sul petto e sul fianco. Gli esperti affermano che questo particolare rende il pugilatore somigliante a un piccolo bronzo nuragico ritrovato nelle celebre tomba etrusca di Vulci, in provincia di Viterbo.

Se il legame quindi tra il pugilatore acefalo sardo e il bronzetto del IX secolo fosse accertato, i Giganti diventerebbero il simbolo più antico della grande statuaria classica dell’area del Mediterraneo.

La delicata operazione di trasferimento degli ultimi due Giganti verso il Museo Civico di Cabras è cominciata. Gli scavi del sito nelle campagne di Cabras, finanziato coi fondi dell’Università, sono ripresi cinque mesi fa con la collaborazione degli archeologi della Sovraintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e dell’Università di Sassari. E l’impresa archeologica, di eccezionale valore storico, ha dato i suoi frutti.

Il titanico pugilatore è privo di testa e piedi, ma gli addetti ai lavori sono fiduciosi di ritrovare, in qualche basamento ancora da analizzare, le parti mancanti. Addirittura essi ritengono che, nei prossimi giorni, non sia esclusa la scoperta di un terzo pugilatore che ancora giace nell’oscurità.

Le domande che gli esperti adesso si pongono sono molteplici. In primis, perché i due pugilatori sono sopravvissuti alla forza distruttiva sistematica dei Cartaginesi, insediati nella fenicia Tharros, indicati da sempre come i più probabili responsabili del misfatto? E poi, cosa doveva rappresentare quel titanico esercito che svettava sul Mont’a Prama tra il X e l’VIII secolo a.c.?

A rendere il quadro ancora più misterioso, c’è la questione delle maschere. Ovvero, ci sarebbe un collegamento tra i Giganti e alcune maschere proprie della tradizione sarda. Naturalmente si tratta solo di ipotesi, formulate dal fotografo Nicola Castangia di “Nurnet- La rete dei Nuraghi”, una fondazione che ha come scopo di promuovere la cultura della Sardegna nel periodo in cui si svilupparono le civiltà pre e nuragica. Secondo Castangia, i pugilatori indosserebbero delle maschere simili a quelle dei Componidori della Sartiglia di Oristano, degli Issohadores di Mamoiada e dei Boes di Ottana.

Queste comparazioniha dichiaratonon vogliono affermare che i Giganti siano uguali a una determinata maschera, bensì, se i Giganti fossero mascherati si potrebbe pensare a una Sardegna mascherata fin da 3000 anni fa”.

Paolo Gallori, spiega nel suo articolo di “Repubblica”: “I Giganti potrebbero dunque rappresentare figure mascherate, legate a un culto o a un rito ancestrale, di cui potrebbe restare traccia in quella tradizione che da sempre anima le strade della Sardegna nei giorni delle ricorrenze, conservando la memoria della caccia e della pastorizia, della lotta tra uomo e forze della natura, del rapporto dell’uomo con il destino, la vita e la morte. Ipotesi che, se approfondita scientificamente, potrebbe aprire nuovi scenari antropologici”.

E pensare che solo pochi giorni fa, prima del clamoroso ritrovamento, il sito era stato “visitato” dai tombaroli che avevano approfittato della mancanza di un’adeguata sorveglianza. Tra qualche settimana, conclusa la campagna finanziaria dell’Università, gli scavi passeranno dagli archeologi sardi ad una nuova impresa che risponderà direttamente al Ministero. Da uno stato di abbandono, alla ribalta internazionale.

I prossimi studi e scavi dovrebbero fornire delle risposte, anche se troppe cose sono state fino ad ora ignorate. Mantenere l’uso del condizionale parrebbe quindi cosa saggia.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

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