“Escher”: la mostra dedicata all’artista che ha creato dalla forma l’illusione, sino al 22 febbraio 2015, Roma

“Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile.”

(Maurits Cornelis Escher)

A ben riflettere, le parole di Escher sintetizzano la sua intera produzione artistica, rappresentata dalle incisioni su legno, le litografie e le mezzetinte, che vogliono stupire l’osservatore e convincerlo che, sì, l’impossibile esiste, e pure l’infinito.  Per l’incisore e artista grafico: «Colui che cerca con curiosità scopre che questo di per sé è una meraviglia», e la sua ricerca si basa sull’immagine, che trova ampio respiro nello stimolo creativo e nell’armonia visiva. Così, oltre alla percezione si rivela un altro lato che è connesso alle immagini interiori.

In sintesi, è questo lo stile di Maurits Cornelis Escher. Vissuto a contatto con i maggiori cambiamenti storico-culturali del Novecento – la tragica esperienza della Seconda guerra mondiale, il clima politico caratterizzato dalla dittatura fascista, la deportazione nei campi di concentramento –, tenta di distaccarsi dalla società a lui contemporanea, affinché possa guardare altrove, in un mondo diverso che pure è unito con il reale creando dalle forme geometriche l’illusione ottica.

Dal 20 settembre 2014 al 22 febbraio 2015, DART Chiostro di Bramante e Arthemisia Group, in collaborazione con la Fondazione Escher, grazie ai prestiti provenienti dalla Collezione Federico Giudiceandrea, curata da Marco Bussagli – saggista, storico dell’arte e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma –, con il patrocinio di Roma Capitale, ci sarà la mostra dedicata all’artista, che intende dare rilievo alla sua capacità di concepire il mondo in un’ottica diversa, producendo un effetto singolare fra la magia, la finzione e il gioco.

Un evento unico perché i visitatori potranno assistere a una vera e propria mostra antologica, in cui sono esposte oltre 150 opere, fra cui i suoi capolavori più noti come Mano con sfera riflettente (1935), Giorno e notte (1938), Altro mondo II (1947), Casa di scale (1951) e altre che pongono l’accento sull’abilità multiforme dell’artista nel realizzare opere usando tecniche diverse: dagli schizzi a matita all’acquerello, dalla xilografia alla litografia, all’incisione.

Il mondo creato da Escher, appare un «altrove», che, per gli intrecci acrobatici e i giochi visivi, ricorda l’impianto narrativo di uno dei romanzi più importanti della letteratura per l’infanzia: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll. Come nel romanzo, infatti, anche nelle opere dell’artista olandese c’è alla base una storia fatta di rimandi, d’intricati labirinti immaginari, e di apertura nei confronti di tutto ciò che non è strettamente reale e concreto.

D’altra parte, in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò – il seguito di Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, pubblicato nel 1871 –, lo scrittore afferma che: «È una ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro», perciò l’obiettivo è di guardare avanti e di sperimentare. Lo stesso fa anche Escher che crea uno scenario caratterizzato dai continui mutamenti. Eppure, secondo lui: «Adoriamo il caos perché amiamo produrre l’ordine».

In realtà, «l’altrove» realizzato da Escher, è ben riconoscibile, soprattutto perché figura in diversi oggetti del quotidiano, perciò molti conoscono le sue incisioni: le sue visioni sono ovunque, nei francobolli, nelle copertine dei dischi e dei libri e nei film. Insomma, c’è un importante riferimento dell’autore nella ‘cultura di massa’. Gli esempi sono molti: dal famoso film Labyrinth (1986) di Jim Henson, che s’ispira alla litografia Relatività (1953), allo speciale volume pubblicato da Sergio Bonelli Editore, dall’opera che appare in un film di culto come Donnie Darko (2001), alle stampe del film Inception (2010) di Christopher Nolan, alla nuova copertina del romanzo di fantascienza Il mondo nuovo scritto da Aldous Huxley. Di qui poi il rifacimento di alcuni cantanti che appartengono al genere metal, e che si sono ispirati da questo enorme apparato iconografico. Lo stesso che è tracciato da nastri e nodi, che creano terze dimensioni in cui i contorni e i colori principali – il bianco e il nero – si sfumano fra loro e si confondono.

Tuttavia, la mostra organizzata da Arthemisia e curata da Marco Bussagli vuole evidenziare i temi predominanti che hanno caratterizzato l’operosità dell’artista, e che si possono individuare in numerosi testi fra i quali quelli pubblicati dalla casa editrice Skira. Ne è un esempio L’enigma Escher. Paradossi grafici tra arte e geometria (Skira, 2013), una monografia curata dallo stesso Marco Bussagli, in collaborazione con il collezionista e studioso di Escher Federico Giudiceandrea e da Luigi Grasselli, matematico, docente e pro-rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia . Un volume pubblicato in occasione della mostra dal titolo omonimo, che si è tenuta sino al 23 marzo 2014 al Palazzo Magnani di Milano.

Il saggio si compone di più sezioni, in cui emergono i temi predominanti della produzione di Escher: dagli aspetti di natura matematico-geometrica – importante perché dalle stesse opere sono emersi codici di cui l’artista si è servito per comprendere al meglio il mondo circostante –, all’analisi delle maggiori opere, ai contributi che ha portato nell’ambiente storico-artistico di riferimento, al confronto con gli altri artisti che hanno ispirato le sue opere, o suoi contemporanei come il movimento dell’Art Nouveau – o Liberty, com’è riconosciuto in Italia –, alle varie contaminazioni dei movimenti avanguardistici, agli autori del calibro di Albrecht Dürer, Giovan Battista Piranesi, Giacomo Balla, Gino Severini, Salvator Dalì, Keith Haring e altri.

Ciò nonostante l’analisi dell’opera di Escher non si riduce solo al confronto con l’arte in generale, ma anche con la sua stessa produzione. Infatti, le opere eseguite durante gli anni Venti-Trenta sono diverse da quelle realizzate in seguito al 1937. Si tratta di un’evoluzione che l’artista ha raggiunto con l’esperienza. Così, si ottengono diversi tratti distintivi della sua creazione: l’autoreferenzialità, i processi ricorsivi come l’Effetto Droste – un’immagine che è riprodotta nella sua stessa immagine, dal nome della locandina che pubblicizza la scatola di cioccolata Droste –, il moto perpetuo − un espediente che permette il disegno di una cascata che attiva un mulino e la stessa acqua torna ad alimentare la cascata −, le tassellature − con tessere ripetute in tutte le possibili variazioni −, i Dischi di Poincaré – in litografie, in cui le figure simili si susseguono all’infinito e appaiono sempre più piccole –, e spazi di dimensioni diverse.

Nondimeno la passione per il meraviglioso, che è nata durante il periodo trascorso in Italia, e in particolare nel Centro Sud dalla Toscana alla Calabria. Ed è da questi paesaggi – caratterizzati da luoghi scoscesi, visioni aeree dei paesini, dirupi e agglomerati di case e di borghi – che è ispirato, che lo portano a realizzare immagini geometriche e a usare la cristallografia. Così, l’effetto di grande impatto sull’osservatore è immediato ed è quello che si annuncia alla mostra di Roma in cui, fra gli altri, spiccano le opere di artisti come Marcel Duchamp, Giorgio De Chirico, Giacomo Bella e Luca Maria Patella, per un confronto interessante. In fondo, il lavoro di sperimentazione è importante per Escher: «Il mio lavoro è un gioco, un gioco molto serio».

 

La mostra su Escher è aperta a Roma nel Chiostro del Bramante dal 20 settembre 2014 al 22 febbraio 2015.

Orari: 10:00 – 20:00, sabato e domenica 10:00 – 21:00. Ingresso 13 euro, ridotto 11. Per altre riduzioni e informazioni consultare il sito.

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

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