“L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e bellezza da Giotto a Patti Smith”: la mostra al Castello Carlo V di Lecce

“L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e bellezza da Giotto a Patti Smith”: la mostra al Castello Carlo V di Lecce

Set 30, 2014

«Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù».

Le parole di Pier Paolo Pasolini fanno riflettere, e rivelano un carattere determinato a non cedere ai sistemi della società del suo tempo. Perché, se di lui s’intende parlare, bisogna ricordare il suo impegno dapprima come osservatore dei cambiamenti socioculturali che vanno dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, poi dell’attività artistica che ha segnato profondamente le coscienze. Un lavoro spesso in contrasto con la società dei consumi di un’Italia che per lui: «È nel suo insieme ormai un paese spoliticizzato, un corpo morto i cui riflessi non sono che meccanici. L’Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione. […] Tutti si sono adattati o attraverso il non voler accorgersi di niente o attraverso la più inerte sdrammatizzazione».

Malgrado ciò, Pasolini svela anche un’indole dedita al gusto dell’arte e, in generale, della cultura stessa; così è riconosciuto fra i massimi artisti e intellettuali che hanno realizzato la loro opera durante il XX secolo. A noi sono rimaste le testimonianze della sua prolifica carriera di poeta, romanziere, drammaturgo, linguista, saggista e cineasta. Ed è per questo motivo che il Comune di Lecce, in collaborazione con il Raggruppamento Temporaneo di Imprese Theutra, Oasimed e Novamusa, ha organizzato la mostra itinerante: L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e bellezza da Giotto a Patti Smith, che durerà fino al 2 novembre. L’esposizione s’inserisce all’interno della programmazione per la candidatura di Lecce Capitale europea della cultura 2019.

Tuttavia non è una rassegna «statica», poiché si allontana dallo stereotipo della mostra d’arte fissa e silenziosa, ma intende attribuire il giusto lustro e prestigio alla personalità del grande artista, così da poter definire l’evento una vera e propria esperienza. All’interno di questo percorso è presente una serie di film, fotogrammi accostati alle opere, libri di poesie e di narrativa, documentazioni video, audio e persino canzoni scritte dallo stesso Pasolini e interpretate da Aisha Cerami, figlia del celebre sceneggiatore Vincenzo Cerami.

Il programma – curato da Gianni Canova, Silvia Borsari e Paola Rampini e ideato da Ventundodici Srl – è presentato all’interno del Castello Carlo V ed è un’importante testimonianza della carriera di Pasolini, persino dei backstage di alcuni film come Il fiore della mille e una notte (1974). Infatti, ogni sabato sarà ripercorsa la filmografia, con la proiezione di un film specifico com’è già avvenuto per Comizi d’amore (1965), Mamma Roma (1962), Decameron (1971).

In realtà, Pasolini esordisce nel cinema durante gli anni Cinquanta sia come regista, sia come sceneggiatore collaborando, fra gli altri, con Mario Soldati, Mauro Bolognini, Federico Fellini e Attilio Bertolucci. Il merito da attribuire all’autore è di aver saputo conciliare la scrittura dei romanzi con la sceneggiatura, come nel caso specifico di Teorema (1968), che è nello stesso tempo sia un film, sia un romanzo. Il risultato così ottenuto è una ‘scrittura unificata’, poiché i due tipi di narrazione interagiscono fra loro.

D’altra parte, le sue sceneggiature sono impregnate dalle sensazioni vissute a contatto con la realtà e dagli aspetti più comici, quasi grotteschi, della società. Pertanto, realizza una sorta di secondo neorealismo, evidente più di tutto nei film creati negli anni Sessanta. Si pensi ad esempio ad Accattone (1962) – il primo film con cui esordisce al cinema – a seguire Mamma Roma, La rabbia (1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964) e altri.

Nella composizione poetica Poeta delle ceneri, inclusa nella raccolta Bestemmia pubblicata da Garzanti nel 1993, Pasolini asserisce: «Poiché il cinema non è solo un’esperienza, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica». Si manifesta, dunque, l’interesse per l’autore non solo nella realizzazione filmografica, ma anche nella comprensione del linguaggio del cinema che può e deve essere studiato dalla semiotica, l’unica scienza in grado di analizzare e riunire tutte le espressioni audiovisive.

Così, a pochi mesi dall’uscita di Il Vangelo secondo Matteo, Pasolini giunge a Pesaro per partecipare al Festival del Cinema del 1965, inaugurato da Lino Micchicchè e Bruno Torri, che intendono presentare al grande pubblico le principali caratteristiche del Nuovo Cinema. Di qui il titolo attuale dell’evento: Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro (Pesaro Film Festival). Un evento di grande portata, al quale partecipano i maggiori filosofi, registi, sceneggiatori e altri intellettuali come Roland Barthes, Christian Metz, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Cesare Zavattini, Roberto Rossellini, Jean-Marie Straub.

È in questa situazione che Pier Paolo Pasolini avvalora le sue conoscenze. L’occasione è decisiva, giacché si assume l’onere di essere il relatore dell’evento e nel suo intervento si esprime al pubblico con queste parole: «Credo che un discorso sul cinema come lingua espressiva non possa ormai cominciare senza tener presente almeno la terminologia della semiotica».

Ma quali sono le ragioni per cui Pasolini s’interessa alla disciplina? La risposta è insita nella sua abilità espressiva, poiché riesce a comunicare invariantemente sia allo spettatore dei suoi film, sia al lettore dei suoi romanzi. Seguendo la definizione di Roland Barthes – giacché è stato citato in precedenza – secondo cui «la letteratura è un codice che occorre accettare di decifrare», si può dire che l’attività artistica di Pasolini è tutta orientata alla sperimentazione dei codici linguistici, che lo aiuta a maturare nei diversi ambiti culturali.

Non meno importanti del cinema sono i romanzi e le poesie, che scrive nell’intero arco della sua vita e lo conducono a impostare un nuovo e diverso rapporto con la tradizione. Lo scrittore, infatti, per discostarsi dallo stile diffuso nel periodo di produzione, presenta nel suo linguaggio elementi liricheggianti variati dall’ermetismo, utilizzando degli strumenti stilistici tipici del periodo precedente il Novecento, e che si avvicinano alla lingua parlata. Di conseguenza la scrittura è pervasa dalla realtà quotidiana, che d’altronde caratterizza anche le sue sceneggiature.

Appunto per questo, emerge il pensiero politico dell’autore, che si evince in opere come Ragazzi di vita (Garzanti, 1955 e nella nuova versione Einaudi, 1979), Una vita violenta (Garzanti, 1959, nuova edizione 1979), Il sogno di una cosa (Garzanti, 1962), il già citato Teorema (Garzanti, 1968), e il capolavoro rimasto incompiuto Petrolio pubblicato postumo (Einaudi, 1992 ripresentato da Mondadori nel 2005, a cura di Silvia De Laude).

Di Petrolio si ricordano queste parole: «Ci sono persone che non credono niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare. Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel “nulla” che per altri è stato sempre, invece, così naturale».

È chiaro che lo scopo di Pasolini è di risvegliare le coscienze. Infatti, nel caso specifico di Petrolio si tratta di una «forma magmatica e forma progressiva della realtà». Nell’opera ci sono tutti i problemi presenti nella società e nella vita politica, che indicano la crisi della repubblica. Denuncia la civiltà consumistica, e lo fa suscitando scalpore e forti contrasti ideologici. Con Pasolini cadono tutte le convenzioni storico-artistiche, che distinguono la cultura alta da quella popolare, il passato dal mondo contemporaneo. L’evento di Lecce è, quindi, importante affinché si conosca la bellezza e l’originalità delle sue composizioni.

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

 

Orari e giorni

dal 27 giugno al 30 settembre: tutti i giorni dalle 9 alle 21;

dal 1 ottobre al 2 novembre: tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16:30 alle 20:30

 

Costo biglietti

intero: euro 7

ridotto: euro 5 (over 65; under 18; gruppi superiori a 10 persone);

scolaresche: euro 3;

biglietto famiglia: 15 euro (2 adulti e bambini).

 

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