“Arrivano i pagliacci” di Chiara Gamberale: la ragione utilizza strategie per salvare se stessa

“Arrivano i pagliacci” di Chiara Gamberale: la ragione utilizza strategie per salvare se stessa

Set 29, 2014

“Arrivano i pagliacci, presi a ripetermi invece di divorarmi le mani. Tanto, prima o poi, arrivano i pagliacci. Anche se mamma si sfracella al suolo, comunque dopo è il loro turno. Arrivano i pagliacci”.

Non è facile parlare di “Arrivano i pagliacci”, l’ultimo libro di Chiara Gamberale (Mondadori, 2014), scritto in realtà 14 anni fa, quando l’autrice era poco più che ventenne. Su richiesta dei lettori, che faticavano a trovarlo in libreria, la Gamberale ha rivisitato il testo, permettendo ad Allegra Lunare, la protagonista della storia, di tornare con una nuova copertina e la  postfazione di Paolo di Paolo.

Scelta coerente e soprattutto coraggiosa, perché spesso gli scrittori tendono a “rinnegare” il proprio passato, a non riconoscersi più nei loro scritti giovanili.

Allegra Lunare, l’io narrante, è una ragazza di vent’anni, che vuole fare l’attrice e parla con l’entusiasmo e l’energia di un’adolescente; il flusso di coscienza che si sprigiona dalle sue parole non conosce pause né punteggiatura, e fuoriesce come un fiume in piena, lasciando il lettore senza fiato.

Un’urgenza di raccontare che stordisce e, soltanto in un secondo momento, diviene frutto di riflessione. Un’immediatezza che rende ingenui ed impotenti allo stesso tempo. Allegra è ingenua, poiché si trova a provocare, suo malgrado, eventi nefasti che colpiscono la sua bizzarra famiglia; così come i suoi pochi anni fanno sì che ella subisca la catena di accadimenti che il destino ha in serbo per lei, senza ribellarsi apertamente e facendo finta che tutto vada bene.

Un espediente per “salvarsi” però lo trova. Scrivere una lettera, che può essere interpretata anche come un lungo monologo; una raccolta di pensieri appuntati su un quaderno a quadretti da consegnare ai signori Godalla, ovvero i nuovi inquilini che abiteranno la casa dove la famiglia Lunare ha vissuto per più di vent’anni. Prendendo spunto dagli oggetti più cari, Allegra Lunare narra la storia della sua vita, costellata di episodi felici e tristi di cui quelle stanze sono state silenti testimoni. Attraverso il suo racconto, rivivono gli aneddoti della sua infanzia, mentre il mondo le crolla addosso e lei deve inventarsi un nuovo inizio. Ai signori Godalla narra la storia della sua nascita, presentando loro i personaggi che costituiscono il suo universo.

Facciamo così la conoscenza di suo padre Ettore, professore rivoluzionario e dal carattere melanconico; della madre Patty, un’americana sognatrice, bionda e bellissima che ha incontrato Ettore, il grande amore della sua vita, a soli quattordici anni. Adriana e Matilde sono una coppia di lesbiche alle quali Allegra è molto legata e che da sempre ha preso come punto di riferimento. Apprendiamo della nascita del fratello Giuliano, detto Giù, affetto dalla sindrome di down, e ancora dell’amicizia pura e totalizzante con l’orfanella Zuellen.

Infine, scopriamo l’esistenza dell’egocentrica Vera e dell’amore “azzardato” di Allegra per Leonardo. Quell’aura magica che ha sempre circondato la famiglia Lunare, si espande e abbraccia i pensieri della ragazza, la quale sembra essere dotata di una lente colorata, attraverso la quale osservare il mondo. E nei momenti di sconforto, “Alle”, così come viene chiamata, mette in atto quel “mantra” che le ha insegnato il suo amico Francesco, esperto di cinema, ma anche di circo.

Dopo il numero dei trapezi, quello che ti lascia col fiato sospeso, lì a mangiarti le unghie dalla tensione, arrivano sempre i pagliacci. Questo consola Allegra, sembra dare respiro alla sua squallida esistenza, che sta proprio andando in pezzi. Forse la vita a volte riserva prove troppo dure, il cui colpo è difficile da attutire. Quando tutte le persone care che hanno sempre “abitato” la sua realtà se ne vanno, rimane un grande vuoto. Interessante la teoria della letteratura vista come “trasloco”: quando si ama qualcuno, un po’ di sé si trasferisce nell’altro, a prescindere da distanze ed intenti, e viceversa.

Nonostante la struggente malinconia per ciò che è stato, amplificata dal fatto che la storia sia ambientata negli anni Ottanta e Novanta, di cui non mancano riferimenti continui, al termine di questa lettura, si instaura un’ineluttabile suggestione. Il finale, spiazzante, rimane aperto, frutto della fantasia. Naturalmente non svelerò oltre, ma una parte di me, quella attonita che ha provato compassione per questa ragazza, vorrebbe si fosse trattato di un’illusione. Dove gli ultimi diventano i primi. La rivalsa di tutti i pagliacci.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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