“Alienation” dell’artista sudafricana Anelia Loubser: ritratti a testa in giù che cambiano la prospettiva

“Alienation” dell’artista sudafricana Anelia Loubser: ritratti a testa in giù che cambiano la prospettiva

Set 26, 2014

Ci sono idee semplici che si rivelano geniali e, molto spesso, nascono da coincidenze fortuite. È quanto si suppone sia accaduto all’artista sudafricana Anelia Loubser, che ad un certo punto della sua vita deve essersi avvicinata a qualcuno, che magari si trovava sdraiato su un divano, fissandolo con attenzione.

Deve avere compreso che ribaltando l’asse di visione tradizionale, cioè ponendo il soggetto a testa in giù, da vicino, sembriamo tutti strani “extraterrestri”, privi di bocca e con gli occhi rivolti verso l’alto.

Non è poi una scoperta così sensazionale, se si pensa che cose del genere, anche se con modalità diverse, sono apparse per esempio tempo fa in una pubblicità televisiva di patatine.

La genialità sta nel fatto di avere sfruttato tale idea per creare un bizzarro “foto-progetto”, ovvero una collezione di ritratti, dove l’artista trasforma facce umane in volti alieni. A tale rassegna l’artista ha dato un titolo: “Alienation”.

Si tratta di una ricerca sull’immagine capovolta e sull’effetto estraniante che ne deriva. Lo sfondo è scuro, lo scatto rigorosamente in bianco e nero, per cui il contrasto è massimo. Ritratti umani incorniciati da tagli selettivi e ruotati di 180 gradi, dove le sfumature di grigio creano suggestivi chiaroscuri.

Un semplice primo piano di un essere umano si trasforma nell’effige, grinzosa ed inquietante, di un presunto extraterreste. E tutto questo lo si deve ad una semplicissima collezione di fotografie a “testa in giù”.

I volti rovesciati presentano elementi riconoscibili, ma trasformati, attraverso l’espressione di occhi e fronte le cui pieghe disegnano una serie di “bocche” sottili. A volte sembra che sorridano, altre invece sembrano corrucciati. Questo esercizio permette di guardare il mondo da una prospettiva diversa, ma ravvicinata.

La fotografa di Città del Capo sembra voler sfidare lo spettatore, rivisitando le caratteristiche del soggetto e affermando con veemenza il pensiero dello psicologo statunitense Wayne Walter Dyer, che se si cambia il modo di guardare le cose, anche le cose stesse cambiano.

Non possiamo negare che l’immagine che ne risulta sia spettrale e anche un po’ minacciosa. I volti umani risultano deformati, laddove le sopracciglia diventano baffi, le rughe sulla fronte degli ironici sorrisi e le cicatrici delineano nasi del tutto “scollegati”.

Lo scopo di Anelia Loubser prevede che lo spettatore sia posto di fronte all’”alieno” che alberga in ognuno di noi e, per ottenere questo, utilizza tattiche creative basate sul cambio di prospettiva.

Il visitatore si trova disorientato, riconoscendo dei volti nelle fotografie, ma percependo anche una dissonanza con ciò che è abituato a vedere.

Le rughe e i segni del tempo presenti sulla fronte dei modelli fotografati occupano lo spazio fisico della bocca, senza però sostituirne la potenza espressiva. Scaturiscono smorfie insolite e uniche nel loro genere che restituiscono una sensazione di mancanza e, al tempo stesso, di curiosità verso questa nuova fisionomia.

Figure un po’ buffe che fanno sperare nell’esistenza degli alieni.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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