“Le persone” di Roberto Carvelli: la quotidianità concepita in versi

“Le persone” di Roberto Carvelli: la quotidianità concepita in versi

Set 22, 2014

“Le persone nel mondo/ in questo preciso momento/ stanno rivelando,/ a partire dai vestiti,/la loro condizione di vita” – “La vestizione”

 

La raccolta di poesie dell’autore di origini romane Roberto Carvelli, intitolata “Le persone”, è stata pubblicata nel giugno 2014 da Edizioni Kolibris, nella Collana Chiara. I versi, preceduti dalla prefazione di Claudio Damiani, scaturiscono da un’attenta osservazione della quotidianità. Quella realtà affrontata ogni giorno, in cui lasciamo una traccia del nostro passaggio. La vita viene paragonata ad un fiume che segue la corrente, un movimento veloce del quale ci si trova presto in balìa. Per riuscire a sopravvivere e a non farsi travolgere, non rimane altro che “aggrapparsi” alle cose, nel tentativo di “trattenerle” per poi poterle analizzare.

Come una sorta di “guida spirituale”, Carvelli ci accompagna in quello che è un mondo universalmente condiviso. Sono piccoli ma significativi particolari che non tutti hanno la sensibilità di focalizzare, poiché inglobati dalla routine che ci rende indifferenti.

Roberto Carvelli mette in guardia dalla cosiddetta “legge della traslazione”, di cui ogni uomo sembra essere affetto. Non si desiderano responsabilità, e non appena ci si sente oppressi, scatta il meccanismo di difesa. Si cerca di scaricare le colpe sugli altri e, quando ciò non è possibile, rimane il fato a cui appellarsi.

L’analisi è rivolta a cose semplici, a gente umile; persone che rivelano le loro condizioni di vita a partire dalla “vestizione”. Abiti che parlano, si sostituiscono al denaro e rappresentano un pretesto per denunciare una realtà più grave: purtroppo non siamo tutti uguali e pensarlo sarebbe utopia. Paradossalmente, il calibro dell’incuria, avrebbe il peso antiretorico di una povertà minore, come si evince nella lirica “La questione della ricrescita”.

Siamo tutti dei matematici sommari, poiché teniamo conto solo di quello che non abbiamo e rinchiudiamo la vita in statistiche che potrebbero essere trascurabili.

I rumori familiari che avvengono nell’”auditorium” delle nostre case rappresentano la prima tappa dell’educazione musicale di un individuo, sebbene non vi sia nessuna bacchetta a “dirigere gli strumenti”. Siamo artefici di una sinfonia che un giorno inevitabilmente scorderemo. Il poeta ci introduce  nei “nostri luoghi”, quelli che conosciamo bene, le nostre case. I corridoi sono identificati come vani di lusso, presenti ma superflui. Le librerie sono indice delle “debolezze” di una famiglia; la cucina è il posto della sperimentazione; la camera da letto è di tutte la più dimenticata. Il bagno è luogo di meditazione, dove il getto della doccia viene visto come metafora di un nuovo battesimo che si compie. Colpisce il fatto che tutti questi concetti siano esplicati attraverso un linguaggio poetico. La poesia affronta un terreno universale, riuscendo a comunicare con tutti.

“Le persone” è una silloge che denuncia i luoghi comuni, e che si batte contro la mediocrità, affinché se ne prenda coscienza. Nel mondo vige l’accidia, la gente è invidiosa. Siamo tutti la “cover” di qualcuno, ma lo ignoriamo. L’uomo è debole e desidererebbe essere perfetto. Ha di sé un’immagine incongruente. Il male, per Carvelli, si identifica proprio nella perfezione, di un uomo che mal si adegua alla parità. La “transumanza” di corpo e spirito viene vista come la mossa ultima: è nella natura stessa del tempo dimostrare la crudeltà della finitezza umana.

Una volta letto questo libro, l’impressione è quella che sia stato pensato come un organismo vivente. Dai primi albori del concepimento e della vita, fino a giungere alla malattia, alla decadenza fisica e alla morte. Miserie umane enfatizzate e declamate allo scopo di portare a riflettere.

Come si legge nella poesia “La poubelle”, che in sé potrebbe compendiare l’intera opera: “Fenomeni dell’impermanenza./ Trovare una parola bella/ per dire la flatulenza,/ il rancido, il guasto./ Trovare una parola bella./ Una parola bella”.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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