Life After Death: l’intervista alle tre sorelle Brontë

Life After Death: l’intervista alle tre sorelle Brontë

Set 20, 2014

«Tu pretendi sempre di avere ragione», dico a mia sorella con piglio deciso, cercando di mascherare il rancore che nutro nei suoi confronti.

«Sei tu che ti ostini a non capire. Se avessi seguito il mio consiglio, a quest’ora la situazione sarebbe stata diversa», risponde con altrettanta sicurezza.

«Pensi sempre di sapere tutto, ma in realtà non sai che cosa provo. D’altronde che t’importa» e a queste parole esco dalla stanza, chiudendo rumorosamente la porta.

Pensasse quello che vuole, so io che cos’è giusto per me.

Questi ultimi giorni sono stati particolarmente intensi, quando, in realtà, avrei voluto solo svagarmi un po’. Entro nella mia camera, prendo il libro che ho sul comodino, e scendo velocemente le scale: ho bisogno di uscire.

Arrivata al pianterreno, ho una strana sensazione, ma non do troppa importanza. Mi chiudo il portone alle spalle, svolto l’angolo e vado in giardino incurante di ciò che, di lì a poco, si sarebbe verificato. Mi siedo sul prato, all’ombra di un cipresso, e inizio a sfogliare alcune pagine di Cime tempestose. Quante volte ho riletto questo libro, eppure ogni volta è come la prima. La storia di Catherine e Heathcliff è tanto struggente quanto passionale, e, devo ammetterlo, riesco a immedesimarmi nei due protagonisti.

Una brezza leggera porta con sé il profumo dei fiori che mi circondano quando, a un tratto, scorgo fra gli alberi tre ragazze che sembrano rincorrersi. Starò sognando, non può essere vero, mi dico, credendo di essere improvvisamente impazzita.

«Oh no, anche tu leggi Cime tempestose? Mi dite che cos’ha tanto di speciale?», mi chiede la più piccola delle tre.

«Sei sempre così insolente, Anne».

«Non è vero, Emily, lo sai meglio di noi che qui ti senti l’unica scrittrice».

«Ragazze, per l’amor del cielo, finitela di bisticciare. E comunque, in quanto a te, cara sorella, non credere che il tuo sia l’unico capolavoro…pensa al mio, a Jane Eyre. Credimi, ho anch’io i miei lettori».

«Io non mi credo nulla, siete voi ad avere complessi d’inferiorità».

«Scusate, non vorrei interrompere i vostri discorsi, ma voi…»

«Sì, cara siamo le tre sorelle Brontë: io, Charlotte, la più grande, Emily e Anne»

«Incredibile!», esclamo stupefatta, poi continuo: «avrei tante cose da chiedervi».

«Siamo curiose di ascoltare, e per quanto ci sarà possibile, di rispondere alle tue domande», dice Emily.

Si siedono vicino a me e iniziamo a parlare.

 

M.D.T.: Intanto, vi do il benvenuto care sorelle Brontë, sono certa che ai lettori di Oubliette farà piacere leggervi. Potreste raccontarci qualcosa della vostra vita? Com’è nata e come avete coltivato la passione per la scrittura?

Charlotte Brontë: La nostra famiglia è stata sempre attenta alla cultura. Nostro padre, Patrick Brontë, era un pastore protestante che, alla morte di nostra madre Maria Branwell, ci ha preso con sé e si è assunto il compito di fornirci una buona educazione. Un caso particolare, il nostro, soprattutto considerato il periodo storico. Dapprima studiammo alla Clergy Daughters’School, poi con la morte delle nostre sorelle Maria ed Elizabeth, rientrammo a casa e nostro padre ci insegnò la letteratura, i classici, la storia e la geografia.

Emily Brontë: Già, noi abbiamo sempre vissuto in un ambiente in cui alla cultura era data molta importanza. Per quanto riguarda le affinità fra noi fratelli, Charlotte era molto legata a nostro fratello Patrick, mentre Anne ed io abbiamo lavorato a progetti diversi. Infatti, Charlotte e Patrick crearono ben quindici numeri del Branwell’s Blackwood’s Magazine, subito trasformato in Young Men’s Magazine: una rivista in cui pubblicavano poesie e recensioni di libri, racconti a puntate e commenti sulle notizie di attualità, indovinelli e disegni. Inoltre, Charlotte si dedicò alla creazione di personaggi già presenti nella letteratura, come quelli creati da Sir Walter Scott e Lord Byron.

Anne Brontë: Un gran bel lavoro, non c’è dubbio. Tuttavia, Emily ed io non abbiamo prodotto molto insieme. Infatti, sono rimasti soltanto alcuni frammenti poetici. Per esempio, la saga di Gondal, che ruota attorno all’eroina Augusta Geraldine Almeda, liberamente ispirata dalla giovane principessa Vittoria, i cui capricci creano frustrazione ai rivali, Julius Brenzaida di Angora, Ferdinando de Samara e Lord Alfred Aspin di Aspin Castle. Come potete immaginare, questi sono i caratteri che ispireranno Emily per il suo romanzo Cime tempestose. Tuttavia, il nostro equilibrio familiare finì quando Charlotte fu iscritta al Roe Head in Mirfield Moor per diventare una brava governante. Già, anche questa esperienza sarà importante per mia sorella, poiché in seguito scriverà Jane Eyre.

 

M.D.T.: Un ambiente di certo sereno, con una grande attenzione per la cultura, che diventa fondamentale per la stesura dei vostri tre importanti romanzi: Jane Eyre, appunto, Cime tempestose e Agnes Grey. Che cosa potreste dirci in merito?

Anne Brontë: Non ho mai considerato il mio romanzo un vero e proprio capolavoro, soprattutto perché fin dal 1847 non ebbe particolare attenzione e, alla pubblicazione di Cime tempestose, fu completamente offuscato. Dopo il nostro legame, che ci ha portati istintivamente a sceglierci – esattamente come avevano fatto Charlotte e Patrick –, cercai di allontanarmi per essere finalmente indipendente. Anche Agnes Grey ha per protagonista un’istitutrice, come Jane Eyre. Pubblicai il romanzo sotto lo pseudonimo di «Acton Bell», ma, come già detto, non ebbe molto successo. Probabilmente è stato riscoperto col tempo, ma per me fu quasi una sconfitta.

Charlotte Brontë: Mi rincresce che Anne abbia vissuto con il complesso d’inferiorità. Non era questo che avremmo voluto, giacché siamo sempre stati uniti. Quanto a Jane Eyre, be’, quel romanzo è una sorta di autobiografia. Si tratta di un romanzo di formazione, pubblicato sempre nel 1847, sotto lo pseudonimo di «Currer Bell». In quelle pagine scrivo di me, dei miei pensieri, e parlo direttamente al mio lettore. Ho creato uno stile utile a far emergere la crescita della protagonista, dal punto di vista emotivo, sentimentale e morale. «Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà, che ora esercito lasciandovi», scrivo nel mio romanzo. La libertà, ah che gran bella cosa!

Emily Brontë : Cime tempestose esce nello stesso anno di Agnes Grey e Jane Eyre, ma il mio romanzo è diverso da quello delle mie sorelle. È pubblicato sotto lo pseudonimo di «Ellis Bell» e fin da subito ottiene un notevole successo. Delle tre sono quella più orientata a una narrativa smodata, caratterizzata dall’estremismo in cui sono presenti differenti emozioni e sfrenate fantasie. Cime tempestose si esprime nella sua drammaticità. L’impianto del romanzo è simile a quello teatrale, in cui descrivo i vari particolari con minuzia e attenzione; non solo, ma fa parte della cultura romantico-espressionistica. Ho costruito una vera e propria simmetria in cui ho suddiviso i personaggi in due generazioni diverse, accumunate dal tragico destino dei due protagonisti, Catherine e Heathcliff. È grazie a loro se emergono elementi sia della superstizione sia sovrannaturali, che hanno accostato Cime tempestose al romanzo gotico.

 

M.D.T.: Qual è il personaggio al quale siete più legate?

Emily Brontë: È una domanda difficile questa, ciascun personaggio ha una sua importanza. Tuttavia, ti riporto una frase che potrebbe esprimere il mio stato d’animo: «Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l’inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario. Nelly: io sono Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch’io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere». Catherine è Heathcliff, e viceversa. L’uno compensa l’altro, l’uno è l’altro. Entrambi, perciò, sono importanti per me.

Charlotte Brontë: Questa è una domanda facile, sai? Sì, perché il romanzo che ho scritto è autobiografico, dunque Jane sono io e in lei rivivono i miei pensieri, le mie emozioni, le mie frustrazioni dettate dall’amore, ma comprendo anche l’importanza della cultura e della morale.

Anne Brontë: Lo stesso è per me. Agnes rappresenta la situazione precaria di un’istitutrice e il rapporto fra la società del tempo e la donna.

 

M.D.T.: Dalle vostre parole emerge che le donne dei vostri romanzi sono differenti fra loro. Tuttavia, è evidente che Catherine sia molto diversa da Jane e Agnes.

Emily Brontë: Ho scritto Cime tempestose fra i ventisei e i ventisette anni. Ai funerali di Branwell – la nostra tragica perdita –, mi ammalai gravemente a causa del freddo. Vi ricorda qualcosa? Mi sottoposero a continue cure: non volevo morire. Mi opposi a questa situazione, con tutte le mie forze. Così, nasce e si sviluppa l’idea del romanzo, che però risente delle mie poche esperienze di vita. Scrivo di Catherine in modo teatrale, seguendo solo la mia fantasia. Non avendo le stesse esperienze di Charlotte e Anne, non conosco molto della morale e dell’educazione che dovrebbe avere una governante.

 

M.D.T.: Qual è il romanzo che preferite fra tutti quelli scritti tra voi sorelle?

Charlotte Brontë: Non possiamo preferire un romanzo, piuttosto che un altro. Di certo il romanzo scritto da Emily ha avuto un seguito notevole e incredibile fortuna.

Emily Brontë: Ho sempre amato il mio romanzo. Cime tempestose è un vero e proprio successo.

Anne Brontë: Devo ammettere che il romanzo che ha scritto Emily è molto affascinante.

 

M.D.T.: Potreste salutare i lettori di Oubilette con una frase del vostro romanzo?

Charlotte Brontë: «Che cosa strana sono mai i presentimenti, le simpatie e anche i presagi! Tutti insieme formano un mistero di cui l’uomo non ha peranco trovata la chiave. Non ho mai riso dei presentimenti in vita mia, perché ne ho avuto certuni stranissimi. Credo che le simpatie esistano e si manifestino fra parenti assenti da lungo tempo ed estranei fra loro, affermando, nonostante la distanza, l’unità della sorgente da cui ognuno di essi deriva. I presagi poi potrebbero essere simpatie fra la natura e l’uomo».

Emily Brontë: «Ho sognato nella mia vita, sogni che son rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; son passati attraverso il tempo e attraverso di me, come il vino attraverso l’acqua, ed hanno alterato il colore della mia mente».

Anne Brontë : «Il cuore umano è come la gomma: pochissimo basta a gonfiarlo, e moltissimo non riesce a farlo scoppiare. Se poco più che nulla lo turba, ci vuole poco meno che tutto per spezzarlo. Come nelle membra visibili della nostra struttura, c’è nel cuore una forza intrinseca che gli dà forza contro la violenza esterna. Ogni colpo che lo scuote serve a indurirlo contro il colpo futuro; come il lavoro continuo indurisce la pelle delle mani e ne rafforza i muscoli invece di indebolirli».

 

Al termine di quest’intervista le tre sorelle mi salutano con affetto. Le vedo allontanarsi dal giardino. Poi la loro figura si dissolve, lasciandomi più serena di quando ero arrivata qua.

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

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