Intervista di Sarah Mataloni a Monia Manzo, attrice teatrale e regista di “Pinocchia”

Intervista di Sarah Mataloni a Monia Manzo, attrice teatrale e regista di “Pinocchia”

Set 20, 2014

Monia Manzo, giovane e brillante attrice del panorama romano, divisa tra teatro e giornalismo, ultimamente è impegnata nella regia teatrale di Pinocchia (opera di Stefano Benni).

Questa piece, rivisita, in maniera esilarante, divertente e con un tocco di cinismo, i personaggi collodiani: la fatina insegna l’arte della seduzione a giovani e innocenti ragazze, il gatto e la volpe diventano due furfanti, e il grillo parlante veste i panni di un tuttologo moderno.

In questo fantastico mondo “Pinocchia” non è “né di carne né di legno”, né bambina né donna, cerca di scoprire il mondo e di assecondare la sua curiosità, mentre Geppetto cercherà in tutti i modi di isolarla a casa in una sorta di guscio protettivo.

Gli stimoli e le tentazioni esterne avranno la meglio, e alla fine Pinocchia cederà alla curiosità della scoperta.

Conosciamo Monia in occasione dello spettacolo, portato in scena nel mese di luglio 2014 al Teatro dei Conciatori.

 

S.M.:Quando è cominciata la passione per il teatro e come hai scoperto di volerti cimentare nella regia teatrale ?

Monia Manzo: Ho capito che non avrei mai più potuto fare a meno del teatro la prima volta che a sei anni al Teatro Argentina vidi “Le avventure del signor Bonaventura”: ero quasi allucinata da tutti quei colori e voci che si rincorrevano sul palcoscenico. La regia teatrale è una forma di magica creazione, che ci permette di provare un sentimento non umano: quello dell’illusione della verità nel non reale, ovvero della sensazione di sognare ad occhi aperti. L’esempio drammaturgico più emblematico del teatro come luogo in cui una magica realtà si amalgama con un reale paradossale dell’uomo è Prospero nella “Tempesta” di Shakespeare”; in quest’opera infatti la magia sostituisce spontaneamente la realtà, mentre ciò che ci sembra assurdo è il livello di cinismo che l’animo umano può contenere. Naturalmente non si nasce registi ed è una professione dello spettacolo che implica molte responsabilità e capacità di autocritica, nonché di accettazione del giudizio dello spettatore.

 

S.M.: Perché hai scelto il teatro per esprimerti? Quale “verità” ti ha suggerito rispetto ad altre forme artistiche di espressione?

Monia Manzo: Il teatro è l’arte che permette di trasformare il testo in azione in maniera diretta, senza nessun filtro, basandosi su delle scelte sia estetiche che stilistiche, nonché corporee; l’apparente spontaneità dello spettacolo, suggerita dalla vita sul palcoscenico è comunque frutto di precedenti e ardue conclusioni sulle soluzioni registiche più funzionali al testo e agli attori.

 

S.M.: Ultimamente hai curato la regia di “Pinocchia”, moderna rivisitazione dei personaggi collodiani da parte  di Stefano Benni. Quanto c’è di moderno in questo testo?

Monia Manzo: Molto. Infatti ho scelto questo testo di Benni, proprio per l’attualità delle figure che ne sono contenute. Pinocchia/ “robottina” incarna gli innumerevoli e confusi ruoli che una donna moderna spesso rappresenta con cinica consapevolezza, mentre in altri casi senza nessuna coscienza o possibilità di poter scegliere la propria vita, a causa di un diffuso disagio per lo più di origine socio-culturale. Tutti i personaggi collodiani sono stati rivisitati da Benni in maniera esilarante e con una vena di sottile cinismo che non guasta. Il gatto e la volpe diventano così due impresari mascalzoni, la fatina si trasforma in una benevola maîtresse che inizia le ragazze all’arte della seduzione e il grillo parlante ci viene riconsegnato nelle vesti di un tuttologo dei nostri tempi.

 

S.M.: In “Pinocchia” troviamo”una commistione vincente tra cruda realtà e un onirico mondo parallelo composto da immaginari esseri zoomorfi”. Quanto è stato difficile , da regista- rendere omogenei questi due aspetti nella messa in scena ?

Monia Manzo: Credo che questo siano stati gli aspetti più difficili da rendere credibili sulla scena, in primis perché la corporeità dei personaggi deve ammaliare ma non distrarre dal gioco dei divertenti dialoghi di questi personaggi comicamente furbi e tragicamente fessi, come tanti soggetti della società contemporanea, sempre più svuotata dei valori più profondi ma non priva di un lato umano che a volte ci diverte e ci solleva da un pesante stato di abiezione; inoltre il gatto e la volpe sono per antonomasia il dittico dei personaggi zoomorfi che più sono citati nell’immaginario collettivo, ovvero sono delle figure di in cui quasi tutti almeno una volta nella vita ci siamo immedesimati per motivi differenti.

 

S.M.: Il personaggio di Pinocchia incarna i diversi ruoli che la donna moderna può rappresentare oggi. Qual’è stata la tua esperienza di attrice nell’interpretare questo personaggio, e come hai cercato di uscire fuori da possibili “stereotipi”?

Monia Manzo: Interpretare questo personaggio ha significato per me mettermi a nudo, solo così penso di poter rendere le diverse ma complementari anime di una donna che vorrebbe essere figlia, amante, moglie e artista, in un mondo sempre meno adatto al l’umanità. Proprio l’osservazione del mondo descritto da Benni è la soluzione attraverso la quale poter modulare i personaggi senza renderli delle macchiette, di stereotipato devono avere solo l’aspetto, il resto deve caratterizzarli nei loro tic e vizi.

 

S.M.:Tra le varie esperienze da attrice, quale hai vissuto con maggior trasporto? C’è un ruolo particolare che vorresti interpretare e che ancora non hai avuto modo di portare sulla scena?

Monia Manzo: Credo di aver vissuto tutti i ruoli in maniera intensa, forse perché considero l’interpretazione importante sempre e comunque a prescindere dal tipo di ruolo. Non nascondo però che mi piacerebbe moltissimo interpretare Lady Macbeth in occasione  del 450 anniversario dalla morte di Shakespeare.

 

S.M.: Prossimi progetti e prossime date?

Monia Manzo: A novembre sarà replicato lo spettacolo “I Bambini del Ghetto” accompagnato da una tavola rotonda sulla Shoa nella storia di Roma e in questo caso ci saranno delle testimonianze sulla vita dei piccoli scomparsi durante il rastrellamento. Inoltre per il nuovo anno metterò in scena uno spettacolo, il cui tema centrale sarà il personaggio femminile nelle opere di Fassbinder, progetto arduo ma non impossibile vista la mia grande passione per il teatro tedesco. Vorrei così capire in maniera più analitica i segreti del mondo delle donne del grande regista, unendo le loro voci e storie in un’unica voce teatrale.

 

Written by Sarah Mataloni

 

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