Sophia Loren: l’icona della femminilità all’italiana si svela nell’autobiografia “Ieri, oggi, domani”

Sophia Loren: l’icona della femminilità all’italiana si svela nell’autobiografia “Ieri, oggi, domani”

Set 17, 2014

«Mi sento inquieta, non riesco a stare ferma, quindi vado nello studio. A fare cosa ancora non so. Fisso lo scaffale, sposto i libri, come se cercassi qualcosa, e sto quasi cominciando a innervosirmi, quando intravedo una scatola di legno scuro. È un tuffo al cuore. In un attimo, mi scorrono davanti agli occhi lettere, telegrammi, biglietti, fotografie».

Queste sono le parole di una donna tanto amata dagli italiani, Sofia Villani Scicolone – in arte Sophia Loren –, che, in occasione dei suoi ottant’anni (20 settembre), ha deciso di scrivere l’autobiografia, Ieri, oggi, domani (Rizzoli, 2014), in cui si fa vivida l’immagine di una donna comune, diventata una grande artista del cinema. Così, ci conduce nella sua vita che si dipana dapprima fra l’infanzia e l’adolescenza – era, infatti, una ragazza insicura ma bella –, poi nella fortunata carriera che l’ha vista al fianco di attori e registi famosi, come Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Marlon Brando, Frank Sinatra, Anthony Perkins e molti altri.

Ma perché Sophia Loren è diventata un modello di bellezza e di bravura per diverse generazioni di ragazze? La risposta risiede nei personaggi da lei interpretati. Infatti, che si consideri il film La tratta delle bianche (1952) di Luigi Comencini − in cui interpreta una ragazza madre, Elvira −, Matrimonio all’italiana (1964) di Vittorio De Sica – in cui veste i panni dell’ex prostituta Filomena Marturano –, e, sempre dello stesso regista, La Ciociara (1960), in cui è una madre che piange lo stupro della figlia – parte con cui fu consacrata a stella del cinema, vincendo numerosi premi sia nazionali sia internazionali come, il David di Donatello, il Nastro d’argento, il primo Oscar assegnato a un’attrice italiana, il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes e il BAFTA – l’elemento in comune è la trasposizione cinematografica dell’universo femminile, con i suoi problemi e le sue conquiste sociali. Per questo motivo lei è il modello della donna comune – la donna del popolo, di un’Italia arretrata – in cui le spettatrici possono identificarsi.  Poco importa se i personaggi appartengono ad altri tempi. Il tempo passa, certo, ma la sua fama è imperitura.

Sophia è l’altra metà del fenomeno socioculturale del divismo che, con Brigitte Bardot, definisce un tipo di erotismo trascinante, la cui immagine ricorda le dive americane degli anni Cinquanta; dall’altra, invece, ci sono attrici come Jeanne Moreau, o Monica Vitti, che incarnano modelli diversi, caratterizzati da una sensualità più seria e matura e da un legame con la modernità e il progresso.

Sul divismo del corpo della donna si è ampiamente occupata anche Simone de Beauvoir che ha dato un importante contributo agli studi di genere soprattutto con la pubblicazione di Il secondo sesso (1949), un saggio diventato celebre all’interno del movimento femminista. Per Simone de Beauvoir, Brigitte Bardot incarna una versione moderna e inedita dell’eterno femminino, e genera un nuovo tipo di erotismo che assume le sembianze di una donna-bambina.

Ciononostante, la scrittrice francese sostiene nel saggio che: «In senso alla famiglia la donna è apparsa al bambino, al giovane, rivestita della stessa dignità sociale degli adulti maschi; in seguito il giovane ha sperimentato nel desiderio e nell’amore la resistenza, l’indipendenza della donna desiderata e amata: marito, rispetta in lei la sposa, la madre e nell’esperienza concreta della vita coniugale ella si afferma di fronte a lui come una libertà. E lui può dunque farsi la convinzione che non esista più gerarchia sociale tra i sessi e che, grosso modo, attraverso le differenze, la donna sia uguale». Tutto ciò per dire che a oggi la donna riveste un ruolo sociale uguale a quello dell’uomo, e che quindi la corporeità della donna-bambina destabilizza poiché si fonda per lo più sull’ambiguità.

Ma questo cosa c’entra con Sophia Loren? Ebbene, l’attrice ha seguito il modello inaugurato da una diva come Gina Lollobrigida, la cui fisicità – la maggiorata – è evidente in un film come Altri tempi (1952) di Alessandro Blasetti. In questo film, come in Pane, amore e fantasia (1953) di Luigi Comencini, l’attrice interpreta donne che sono diventate mature, poiché sono stati gli eventi della vita a farle diventare tali.

Sono le donne del popolo, le stesse interpretate da Sophia, che si pongono in antitesi con l’immagine della donna-bambina, e che forse ricalcano maggiormente l’idea della femminilità di cui Simone de Beauvoir si fa portatrice.

Sophia Loren incarna la donna partenopea, la popolana che per affermarsi all’interno della società è pronta a tutto anche a mettersi in gioco con se stessa. È, infatti, rilevante l’esempio di un film come Ieri, oggi, domani (1963) di Vittorio De Sica – e forse non è un caso che l’autobiografia edita da Rizzoli abbia questo titolo –, poiché nel primo episodio – scritto da Eduardo De Filippo – è Adelina, una venditrice ambulante di sigarette che, per non essere arrestata, ricorre a una lunga serie di maternità. È forte, conosce la povertà, e probabilmente è per questo motivo che sa bene come affrontare la vita.

La sua maturità non ha nulla in comune con l’immagine della diva hollywoodiana, diventando espressione di quelle donne che ancora tacciono per paura di mettersi in discussione nei confronti dell’uomo e della società tutta. D’altronde Adelina si pone contro le istituzioni e afferma i suoi diritti di donna e di madre.

Diverso è il caso di Matrimonio all’italiana, in cui la protagonista è l’ex prostituta Filomena che vive la sua subalternità come un fatto dettato dal destino. Eppure, ciò che accomuna entrambe le protagoniste è la fisicità della Loren, poiché lei comunica al suo spettatore non tanto con la parola, bensì con la mimica facciale e soprattutto con la gestualità. Ed è forse questo il motivo per cui i suoi personaggi sono tutti memorabili; lei “buca lo schermo”, s’impone all’attenzione dei suoi telespettatori e il successo è garantito.

Tuttavia, nell’autobiografia l’attrice rivela qualcosa in più di sé, che appartiene essenzialmente alla sfera privata. Per esempio, nel prologo scrive: «Le grida dei bambini, appena arrivati dall’America per le feste, riempiono la casa di dolce confusione. Domani è la Vigilia, finalmente saremo tutti insieme, ma la verità vera è che io non sono pronta. Come farò a metterli tutti a tavola? A friggere in tempo tutti quegli struffoli? Il mondo mi gira intorno vorticoso e io non sono come fermarlo».

Così, oltre ad essere una grande diva internazionale, rivela prima di tutto la sua femminilità: una donna alla soglia degli ottant’anni, che non solo è stata in grado di crearsi un’importante carriera, ma che sa conciliare quest’ultima alla sua famiglia. Per questo Sophia Loren è una di noi, ma allo stesso modo fa sperare poiché dalla timida ragazza cresciuta a Pozzuoli, è diventata una grande celebrità. «Ogni donna può figurare al meglio se sta bene dentro la propria pelle. Non c’entrano i vestiti ed il trucco, ma come si brilla», ha detto in un’altra sede. E la sua immagine, sì, brillerà in eterno.

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

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