Imperatori Assiro e Babilonesi: divinizzati o disprezzati in base alla realizzazione o meno della Liturgia annuale

Imperatori Assiro e Babilonesi: divinizzati o disprezzati in base alla realizzazione o meno della Liturgia annuale

Set 15, 2014

Nel passaggio tra la fine dell’epoca sumera, l’inizio di quella assira, continuando, poi, fino a quella babilonese, sono rimaste immutate moltissime caratteristiche in usi, costumi, religiosità, pur nell’evolversi di molti aspetti importanti, in circa tre-quattromila anni.

Uno degli aspetti particolarissimi (che ha un paragone nell’Islam) è che gli AssiroBabilonesi avevano un senso di marcia nella vita “in avanti”, ma con uno sguardo fermissimo al passato.

Pan è usato come prefisso per cose “già accadute”, ma significa letteralmente “prima” ossia in accadico “parte anteriore”. Per il futuro è l’inverso, gli etimo  arka, arki, arku, arkitu, riferiscono un “tempo successivo”, o “parte posteriore, o che sta dietro”, (w)arkatum.

I termini sumerici erge, murgu, ba, significano “dietro”.

Questo è esattamente l’opposto di ciò che facciamo noi oggi. La cultura omni-mesopotamica, ha una prospettiva spiccatamente ricercante l’“Origine”.

Le  iscrizioni imperiali, così, incise nel I millennio a.C. erano redatte nell’accadico del II millennio a.C., considerato come “classico” (un po’ come è successo per secoli in Europa mediterranea per il greco ed il latino).

L’eccesso si ebbe con iscrizioni effettuate nel VI sec. a.C. con segni cuneiformi di duemila anni prima. Questo, può ingenerare facilmente letture distorte o “misunderstandings”nelle traduzioni. Assurbanipal I (650 a.C. ca.) si vantava di essere in possesso di liste dei primi segni sumerici usati in scrittura, addirittura anteriori al Diluvio.

Ricordiamoci che i segni sumerici non hanno ritrovato similitudini con alcuna lingua del tempo ed era usata per celebrare cerimonie sacre, quindi il proto-sumero fu usato per oltre duemila anni dopo l’estinzione o per meglio dire “sparizione” del popolo stesso.

Preparatissimi archeologi ritroveremmo se tornassimo in vita a quei tempi, giacché imperatori babilonesi iniziarono campagne di scavo per capire e scoprire come erano state progettate secoli prima le loro città per ricostruirle senza un solo minimo cambiamento.

Il principio è quello di “una collocazione fissa ed immutabile, quella che gli Dei hanno loro attribuito per sempre al momento della Creazione”. La costruzione dell’Eanna di Uruk, cioè il “tempio sacro” primigenio ancora visibile oggi, era da ricondurre al Dio del Cielo An, che lo portò in terra dal cielo su costrizione della figlia Inanna/Ishtar affinché ci potesse abitare Lei. Il Tempio costruito per celebrare gli Dei, doveva risorgere nella sua forma “più pura ed incontaminata”.

Per questo, ogni tempio era localizzato esattamente sul luogo di quello precedente e, probabilmente questa particolarità è arrivata mai sopita nel tempo fino all’era cristiana ed addirittura cattolica. Infatti ogni chiesa dei primi secoli d.C. sorgeva su ex templi pagani o, addirittura usandone parte.

Il costruttore/imperatore/gran sacerdote, si avvicinava così nell’immaginario alla perfezione della Creazione: un tunnel così Diretto fino al Dio atavico. Chi si recava, così al tempio era come se si avvicinasse al Dio.

 

Written by Roberto Lirussi

 

2 comments

  1. lucia lascialfari /

    bellissimo. si potrebbe approfondire l’argomento?

    • Lucia, se clicchi sul nome Roberto Lirussi, ti si apriranno tutti i suoi articoli e potresti leggere, dunque, altre sue argomentazioni :)

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