Intervista di Daniela Montanari a Rebecca Domino ed al suo libro “Fino all’ultimo respiro”

Intervista di Daniela Montanari a Rebecca Domino ed al suo libro “Fino all’ultimo respiro”

Set 14, 2014

“Grazie per non aver avuto paura della mia malattia, grazie per aver capito che ho il cancro, non sono un cancro; grazie per essere la mia migliore amica” – (passaggio tratto dal suo nuovo lavoro di Rebecca “Fino all’ultimo respiro”)

L’adolescente Coleen Hameldon ha solo diciassette anni, sono pochi per avere i giorni contati davanti a sè. È ammalata di leucemia da alcuni anni, e anche se è soltanto una ragazzina, ha già acquisto quella saggezza che paradossalmente riversa addosso una qualsiasi malattia grave. Allyson Boyd – Allie – frequenta la sua stessa scuola.

Per fare un favore ad un’amica, si trova costretta a portare i compiti a Coleen, in ospedale. Tenta così, in tutti i modi, di svicolare lasciando quei fogli sgualciti su una sedia qualunque, magari in un corridoio. Ma Coleen è forte, e piano piano la aiuta a non avere paura: a non temere la malattia, a considerare l’amicizia al di sopra delle infermità.

Allie non solo poco alla volta entra nella sua camera, ma si siede accanto a lei, sul suo letto circondato di tubi e flebo. I casi fortuiti della vita sono questi, è la cosa più bella che potesse capitare ad Allie: conoscere Coleen e diventare amiche per la pelle. I loro pomeriggi sono fatti di risate, di confidenze, di terrore quando la malattia peggiora. Di risate, di sospiri mozzati, di pelle avvizzita, di flebo sempre in vena, di silenzi, di mani che si sfiorano capaci oramai di trattenere per sempre quella loro fratellanza. Quanto può sopportare un’amicizia? Quanto può far sperare, un’amicizia?

L’autrice Rebecca Domino, che ricordiamo essere lo pseudonimo di una ragazza di circa trent’anni che vive nei pressi di Livorno, ha scritto questa storia più che altro per se stessa, per riscattare il bisogno – che si può considerare congenito – di salvare e di salvarsi. Il romanzo è disponibile in formato PDF, e distribuito gratuitamente dall’autrice inviando una mail.

Tuttaviala Domino invita, e lo fa con un entusiasmo perfino contagioso, a supportare con una donazione – che può anche restare anonima – il “Teenage Cancer Trust”. Sul suo blog dettaglia agilmente i passaggi guidati sia per l’offerta, sia per ricevere appunto gratuitamente una copia del romanzo “Fino all’ultimo respiro”.

Le quasi trecento pagine sono piuttosto scorrevoli se si considera che il libro è scritto, consigliato, e dedicato agli adolescenti, affinché si possano sensibilizzare verso quel problema, che ha quel nome: cancro. Imparare a riconoscerne i primi sintomi, o riuscire a convivere con la leucemia piuttosto che il cancro alla pelle solo perché si è letto un libro può sembrare certo utopistico, ma il non parlarne per nulla non ci permetterà mai di raggiungere quella conoscenza necessaria ad affrontare sia la salute sia la malattia. Il pedagogista Paulo Freie diceva “Nessuno si salva da solo. Nessuno salva nessun altro, ci si salva solo insieme”. Nel caso di Rebecca Domino si può dire che lei ce la metta tutta a fare la propria parte.

Poiché l’autrice ha da poco pubblicato, sempre col self-publishing, un altro romanzo le cui protagoniste sono ancora due giovanissime ragazzine, le abbiamo già rivolto le domande classiche d’esordio; pertanto per questo nuovo lavoro abbiamo solo alcune curiosità.

 

D.M.: Rebecca grazie ancora una volta per la tua disponibilità. Come ti senti mentre ti stiamo leggendo nel tuo secondo romanzo e nel giro di così pochi mesi: scrittrice confermata? Oppure vuoi dirci tu come ti definisci?

Rebecca Domino: Ciao Daniela! Non mi piacciono le definizioni e per me non è importante definirmi o sapere come mi definiscono gli altri: scrittrice emergente, confermata… che differenza fa, alla fine? Io scrivo perché amo farlo, scrivo storie che sento il bisogno di esternare e lo faccio senza definizioni. Sono una ragazza che ama scrivere, questo non cambierà mai; per il resto, non ho altre definizioni.

 

D.M.: Questo lavoro è lungo, sono molte le pagine sulle quali forse si può restare in apprensione.  Sei stata capace di disidentificarti da Allie e/o da Coleen appena hai terminato di scrivere la storia?

Rebecca Domino: No. Sono stata molto legata a ambedue le protagoniste. Per certi versi io “sono” Allyson. Caratterialmente non potremmo essere più diverse ma le domande, i dubbi, le paure di Allyson molto spesso sono le mie. Sono quelle che sono nate nella mia mente quando mi sono ritrovata a leggere le storie di giovani con il cancro, a guardare i loro video. Mi sono domandata com’è possibile amare la vita con così tanta passione nonostante questa ti abbia giocato un tiro così terribile, come mai spesso sono persone bellissime a perdere la battaglia contro il cancro. Allie ha paura della morte ed io stessa ero piuttosto spaventata all’idea; sì, dico “ero” perché proprio grazie ai giovani con il cancro adesso ho capito che tutti moriremo prima o poi e che quello che conta è fare qualcosa della nostra vita, qualcosa d’importante per gli altri e per noi stessi, qualcosa che ci faccia sentire grati del tempo che abbiamo avuto su questa Terra e di quello che abbiamo realizzato e quando arriverà il mio momento lo affronterò con umiltà e gratitudine per quello che ho avuto la possibilità di fare e di ammirare. Io “sono” Allie perché come lei pensavo che il cancro a qualunque età, e specialmente nella gioventù, portasse solo dolore, paura, rabbia, senso d’ingiustizia. Sono rimasta stupita quanto lei dalla forza di Coleen, dal suo ottimismo, dal suo altruismo e dal suo amore per la vita (ispirato a storie vere); come Allie, sono entrata in punta di piedi in questo mondo, avevo i miei preconcetti che pian piano si sono allontanati e adesso sono grata al destino che mi ha fatto venire in mente la trama per questo romanzo, perché mi ha davvero cambiato la vita. Per quanto riguarda Coleen è sempre dentro di me e adesso ha le varie facce dei ragazzi e delle ragazze che hanno o hanno avuto il cancro con cui sono in contatto tramite Internet. Grazie a Coleen, perché “l’ho conosciuta” per tutto il periodo in cui ho lavorato al romanzo, ho avuto la possibilità di conoscere giovani “veri” che hanno dovuto affrontare il cancro o che lo stanno ancora affrontando e ogni volta in cui li sento mi arricchiscono e al contempo con alcuni di loro parlo di cose normalissime come i viaggi, cosa facciamo nella giornata, i progetti per il futuro e via dicendo… sicuramente Coleen rimarrà sempre dentro di me e continuerà a rappresentare il punto di partenza di tutto ciò che voglio fare in questo ambito, con e per questi ragazzi.

 

D.M.: La scelta, più o meno consapevole, di lasciare che siano individuati refusi, errori di struttura, piuttosto che temporali o di sintassi, è perché pensi che una qualsiasi revisione cambi troppo la tua opera che invece ritieni perfetta così come l’hai scritta?

Rebecca Domino: So che nel romanzo ci sono alcuni refusi e infatti lo sto rileggendo per correggerli e inoltre aggiungerò al termine del libro anche delle informazioni, oltre che per effettuare la donazione in favore di Teenage Cancer Trust, sui cinque sintomi di base del cancro nei giovani (13-24 anni); i sentori che dobbiamo far circolare di più fra i nostri giovani e anche fra i medici di famiglia per portare consapevolezza e favorire diagnosi corrette in tempi veloci. Non penso che la mia opera sia “perfetta” ma sicuramente è un romanzo che ho scritto con il cuore e che non affiderei mai a qualcun altro per il semplice fatto che non penso che capirebbe 100% quello che voglio dire, come voglio che siano i miei personaggi e via dicendo… mi sono impegnata al massimo con l’editing, anche grazie all’aiuto di mia sorella (scrittrice a sua volta). Onestamente, temo che una revisione da parte di altre persone toccherebbe inevitabilmente il cuore del romanzo e non lo accetterei mai.

 

D.M.: Rebecca, hai lanciato da poco un nuovo appello, accorato, per sensibilizzare ancora le persone verso i giovani malati di cancro. Ce ne vuoi fare un cenno tu stessa?

Rebecca Domino: volentieri Daniela! Si tratta di un progetto internazionale che vuole essere un punto di condivisione, aggregazione e supporto online per adolescenti e giovani adulti (13-24 anni) che hanno o hanno avuto il cancro; nonostante sia aperto a tutti i giovani in quella fascia d’età è stato pensato principalmente per coloro che sono o sono stati curati nei reparti per adulti o in quelli pediatrici e che magari non conoscono di persona altri giovani in situazioni simili. Sul sito c’è la possibilità per i giovani di essere messi in contatto con altri ragazzi e ragazze da vari Paesi che sanno che cosa significa vivere l’adolescenza con il cancro, ci sono storie e video, iniziative e tanti reparti dedicati anche a chi non ha il cancro, specialmente i giovanissimi, per informare chiunque sui cinque sintomi di base del cancro nell’adolescenza, sull’importanza della prevenzione e di conoscere e controllare il proprio corpo. Grande attenzione è dedicata anche alla sensibilizzazione e all’informazione – mirata specialmente ai giovani – sulla donazione di sangue/midollo osseo (cellule staminali).

 

Written by Daniela Montanari  

Info

Sito Adolescenti e Cancro

rebeccaromanzo@yahoo.it

 

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