La crisi del Medio Oriente: le conseguenze del colonialismo europeo

La crisi del Medio Oriente: le conseguenze del colonialismo europeo

Set 1, 2014

Oggi è praticamente impossibile non parlare di medio oriente. La situazione attuale mediorientale non è da sottovalutare data la continua immigrazione da questi paesi verso l’Europa e in particolare l’Italia. Per non parlare dei soliti “problemi di integrazione”  o interculturali che ci troviamo ad affrontare perennemente. Bisogna poi tenere conto  che oggi nelle scuole italiane ci sono tanti figli di immigrati da questi paesi.

C’è chi in occidente guarda al medio oriente come fonte infinita di petrolio e gas e c’è chi, come gli Stati Uniti, oltre a interessarsi alle risorse di questa parte del mondo ha un altro fine quello di salvaguardare gli interessi di Israele, uno stato illegittimo nel cuore del medio oriente. Ovviamente salvaguardare e proteggere Israele significa anche appoggiare seppur indirettamente la sua politica di violenza nei confronti dei palestinesi autoctoni di questa terra.

Naturalmente bisogna anche creare situazioni di squilibrio per poter tenere sotto controllo la zona. Troviamo cosi un medio oriente diviso, insanguinato da guerre civili, terrorismo e guerre di religione. Non si può però comprendere prescindere (scindere) la grave situazione di oggi se non si torna con la memoria un po’ più indietro.

Quello che succede oggi nel vicino oriente è una palese conseguenza del colonialismo Europeo. Oggi per esempio  Israele si comporta con i palestinesi come le potenze coloniali francese, britannica si comportavano con gli iracheni, i siriani, gli egiziani, gli algerini un secolo fa.

La sua colonizzazione di territori arabi e la sproporzionata furia militare contro i civili palestinesi sono una lezione di storia dal vivo su come le potenze coloniali trattavano i nativi considerati servi o sovversivi senza diritti, di cui occuparsi soprattutto attraverso continue dimostrazioni di forza.

Tra le conseguenze del colonialismo troviamo anche la sorprendente varietà di caos e violenza politica e settaria in tutta la regione, soprattutto in Siria, Iraq, Libia, Algeria e in altri territori colonizzati dalle potenze europee e in seguito razziati da leader militari incompetenti e sanguinari.

Tuttavia gli equilibri mediorientali iniziano a cambiare manifestamente prima con con la guerra in Afghanistan e poi con l’invasione illegale dell’Iraq nel 2003.

Ovviamente i fini dell’invasione dell’Iraq sono oramai risaputi, l’oro nero, il petrolio.  Così l’america riesce ad avere completamente sotto controllo l’Iraq. Successivamente è ormai è a tutti evidente la gestione disastrosa della situazione irachena da parte dell’amministrazione Bush e poi non da meno quella del Presidente che gli succederà, ovvero Obama. Questa gestione ha portato a un Iraq divisa e stremata dal terrorismo.

La sicurezza ancora oggi non è ristabilita, e la popolazione irachena soffre ancor più di prima. Anche l’Afghanistan non va meglio: la coalizione non riesce a sradicare le cellule dei Talebani e la guerra continua.

Queste due guerre, simbolo dell’apogeo della potenza americana nel Medio Oriente, sono considerate come un fallimento totale. La potenza americana è rimessa in discussione, l’impero vacilla ed è costretto a ritirarsi dall’Iraq.

Ma i segni indelebili di questa ingiusta guerra restano ancora vive nelle menti degli arabi. Poi dall’altra parte troviamo Israele che nel 2006 incomincia una guerra contro il Libano già stremato dalle sue guerre interne, fra maroniti e musulmani.

Queste sono solo le premesse  di quello che comincerà più tardi a  scombussolare ulteriormente la pace nel medio oriente.

Successivamente, nel 2011, quella che era cominciata come primavera araba si trasforma per alcuni paesi mediorientali in un vero disastro. In Siria oramai è dal 2012 che si combatte una sanguinosa guerra civile così come in libano. in Libia invece ci sono stati gli interventi Americani con la scusante di ristabilire l’ordine nel Paese oggi più che mai in preda al caos. In Iraq niente più sicurezza e continui atti terroristici da parte di milizie sciite.

Non dimentichiamo però che per distruggere una civiltà bisogna anche comprometterla in tutto e per tutto e in primis nella cultura, nella storia, in poche parole raderla al suolo e dove non si può fare questo, lasciare che le guerre civili per politica o religione abbiano la meglio.

In questo modo abbiamo antiche città come Bagdad, Damasco ed Aleppo distrutte anche culturalmente.

In questo contesto possiamo ricollegarci alla famosa questione dell’immigrazione. Infatti, molti degli immigrati di oggi in italia vengono da questi paesi o comunque hanno vissuto situazioni simili nei loro paesi d’origine. Sono persone che hanno avuto la “sfortuna” di nascere in paesi colpiti dalla guerra, dalla fame, dalle dittature e che in un certo  senso arrivano in italia con la speranza di condurre una vita migliore.

Oggi le famiglie non si trasferiscono più, come un tempo succedeva, solo per migliorare la loro aspettativa di vita o la loro mera situazione economica per poi tornarsene con i figli nel loro paese nativo, ma la prospettiva si amplifica molto di più. Oggi le famiglie costruiscono in questo paese il loro progetto di vita, una prospettiva non più effimera ma a lungo termine, più duratura. Spesso e volentieri i figli di immigrati sono nati in questo paese, in italia e per questo dobbiamo pensare che molti dei genitori di questi appunto vengono da  questi contesti di guerre e povertà. Se si vuole parlare di integrazione o per lo meno di convivenza è essenziale avere chiara una cosa: se si arriva a considerare questi immigrati come un peso per la società, allora essi diventeranno realmente un peso. Mentre se li si considera una risorsa di conseguenza diventeranno tale.

Lo scambio che ci può essere tra due culture per molti aspetti diverse può creare opportunità per entrambi in tutti i sensi ovviamente se gestiti bene.

Questo perché ogni cultura ha le proprie peculiarità, i suoi punti di forza e allo stesso tempo purtroppo anche alcuni punti deboli. Se attraverso lo scambio riusciamo a utilizzare e enfatizzare  i punti di forza di entrambe le culture e unirle, integrarle, di conseguenza questo diventerà uno scambio di opportunità e sarà una risorsa inesauribile di conoscenza e di punti su cui lavorare insieme, nuove idee nuove opportunità. Lo scambio ci aiuta ad accettare e comprendere le normali differenze regalandoci opportunità e progresso.

Chiunque vive sul territorio italiano si deve sentire italiano, nel momento in cui mi sento uno straniero allora inevitabilmente non farò il mio meglio ma farò l’indispensabile. E l’indispensabile non ci è più utile. A noi servono cittadini non stranieri!

 

Written by Amani Sadat

 

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