“Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” di Simone Weil: l’attivismo politico e le crisi esistenziali

“Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” di Simone Weil: l’attivismo politico e le crisi esistenziali

Lug 31, 2014

“Tutte le volte che gli oppressi hanno voluto costituire dei raggruppamenti capaci di esercitare un reale influsso, questi gruppi, si siano essi chiamati partiti o sindacati, hanno riprodotto integralmente nel loro seno tutte le tare del regime che pretendevano di riformare o di abbattere, e cioè l’organizzazione burocratica, il rovesciamento del rapporto tra i mezzi e i fini, il disprezzo dell’individuo, la separazione tra il pensiero e l’azione, il carattere meccanico del pensiero stesso, l’utilizzazione dell’instupidimento e della menzogna come strumenti di propaganda, e così di seguito”.

La filosofa francese Simone Weil (1909-1943) scrisse queste parole, così dirette e precise nel 1934, quando aveva solo venticinque anni.

La lucidità di pensiero e la forza con cui le idee si riversano dalla mente alla pagina bianca, nel saggio “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” come in tutte le opere della Weil, sono incredibili.

La critica al marxismo e la rivisitazione di concetti come “potenza”, “oppressione”, “libertà”, “rivoluzione” ed “evoluzione” lasciano intravedere questioni sociali complesse e ancora molto attuali.

Simone Weil, infatti, scriveva di se stessa e del mondo che vedeva vivere attorno a sé, dell’epoca in cui lei stessa si trovava a dover vivere.

I suoi giorni furono caratterizzati due costanti: l’attivismo politico e le crisi esistenziali. Entrambi gli elementi portavano al ragionamento e alla scrittura ma nel primo caso il pensiero e l’azione politica si traducevano in un concreto impegno sociale, nel secondo, invece, in uno stile di vita particolare, tendente al pessimismo e alla ribellione, oltre che a una fierezza e a una volontà di ferro, quasi schiacciante.

Nata in una famiglia di origini ebraiche, nella quale entrambi i genitori si professavano agnostici, Simone Weil dimostrò fin da giovanissima doti intellettuali eccezionali e una dedizione allo studio fuori dal comune (da notare che queste caratteristiche sono frequenti in personalità geniali ma è altrettanto vero che il talento di queste ultime è stato forgiato con anni di pratica e, spesso, di sacrifici). Ebbe accesso a un’educazione di alto livello e del tutto laica, benché piuttosto rigida.

La personalità della Weil, però, non ammette che labili definizioni: era molto bella, ma non se ne curava e, in un periodo di ribellione, arrivò a negare la propria femminilità, nascondendola in un abbigliamento più maschile e trascurato.

L’amore era, per lei, quasi una sorta di velo capace di offuscare la ragione e il senso di indipendenza; anche per questo si sentiva portata per una vita di castità.

L’opera “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale” rappresenta la colonna portante delle teorie di Simone Weil. È tra queste pagine, infatti, che viene esplicata la fragilità del termine “rivoluzione”, che non ha una definizione oggettiva, il potere e la minaccia del totalitarismo, il quale favorisce il lavoro degli uomini non come strumento per la crescita e l’evoluzione, ma come atto di travaglio, sacrificio e fatica, forme di oppressione.

Il pensiero della Weil, vicina agli anarchici e ai proletari, non fu comunque accostabile al comunismo, bensì al socialismo ed è evidente, in esso, il rifiuto del fascismo e del nazismo.

La filosofa conobbe i più grandi pensatori del suo tempo, come Georges Bataille per esempio e da ogni esperienza o persona conosciuta seppe trarre insegnamento e modellare le teorie che andarono a comporre le sue opere (da menzionare, a tal proposito, il rapporto non facile con Lev Trotsky).

Nel 1934 decise di vedere da vicino la condizione di lavoro degli operai, così si fece assumere in alcune fabbriche di Parigi, nonostante la sua salute cagionevole e proprio in quei luoghi sperimentò un tipo di vita durissimo, fatto di fatica e silenzio.

Nel 1936 partì volontaria, tra le fila repubblicane, nella guerra civile spagnola, rendendosi conto ben presto di quanto gli ideali degli individui, inevitabilmente, si mescolino con le strategie politiche e le ambizioni delle nazioni più potenti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, inoltre, riuscì a salvare molte vite, procurando dei documenti falsi a molti perseguitati ebrei.

Gran parte della sua esistenza fu segnata da crisi esistenziali, come già ricordato e mistiche che la fecero avvicinare al Cristianesimo, benché la stessa Simone non amasse la rigida struttura in cui la Chiesa era organizzata né la ricchezza di questa.

Simone Weil morì di tubercolosi il 24 agosto 1943 in un ospedale vicino Londra. Alcuni studiosi sostengono che non ricevette mai il sacramento del battesimo, mentre altri sono convinti che le venne impartito in punto di morte.

La vita di Simone Weil merita di essere approfondita; questo articolo non può esaurire in poche righe tutta la grandezza, la filosofia e il carattere di una donna fuori dal comune, straordinaria eppure legata al suo tempo in maniera inscindibile.

Del resto è impossibile cogliere l’essenza di una personalità presente nel mondo eppure sfuggente come quella di Simone Weil. Nessun enigma, solo le convinzioni di un personaggio forte e fragile allo stesso tempo, corpo sostenuto dalla mente, fatto di carne, ossa, ideali e pensieri.

 

Written by Francesca Rossi

 

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