“Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij: il sottosuolo è disarmonia radicale tra ciò che è intimo ed informe

“Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij: il sottosuolo è disarmonia radicale tra ciò che è intimo ed informe

Lug 31, 2014

“Sono un uomo malato… un uomo cattivo. Un uomo sgradevole”.

 

Tutta la prima parte è una lunga confessione, in prima persona, dell’Autore: quarantenne, funzionario in pensione, “vivacchia” nel suo cantuccio e pensa. Pensa a se stesso, studia i complessi movimenti della propria psiche, analizza impietosamente le contraddizioni in cui si dibatte. Ed ecco una delle prime conclusioni a cui giunge: “non solo l’eccesso di coscienza, ma addirittura qualsiasi coscienza è una malattia”.

Così, egli sa perfettamente di essere diffidente, suscettibile, pigro, inconcludente, cinico, vendicativo, vigliacco, ma certamente più intelligente di tutti quelli che gli stanno attorno.

Nel suo sottosuolo, c’è lo scontro tra una costante volontà di umiliarsi (“proprio nulla sono riuscito a diventare: né cattivo, né buono, né furfante, né onesto, né eroe, né insetto”) e una diabolica smania di emergere.

Nel suo sottosuolo “schifoso e fetido”, l’uomo si immerge in un rancore “freddo, velenoso e soprattutto eterno”.

Lo status naturale dell’uomo, prigioniero nel labirinto della coscienza, è l’inerzia: tutti gli esseri d’azione, se sono attivi, è perché sono limitati; in loro trionfa la ragione, con le sue rigide leggi: ma viene ignorata la vera natura umana, con il suo caotico divenire, cosciente e incosciente. Ed ecco che viene a galla il discorso dostoevskijano in tutta la sua chiarezza: l’uomo autentico non è l’uomo esteriore, della superficie, la maschera che circola per il mondo, ma l’uomo interiore, che si nasconde e si rifugia nella propria tana.

In sostanza, che cos’è il sottosuolo? Come dice Cantoni nel suo bel saggio “Crisi dell’uomo”, è la sfera della vita psichica, nella sua intimità libera e irrazionale, necessariamente in contrasto con le leggi del mondo esterno, in cui domina, almeno ufficialmente, l’intelletto astratto.

Sottosuolo è disarmonia radicale tra ciò che è intimo e informe e ciò che ha smercio sociale, disarmonia che alimenta nell’uomo una perpetua e morbosa irritabilità, un costante senso di irrequietezza e di risentimento. Sottosuolo è assenza di ogni legge o convenienza imposta dalla società o dal prossimo.

Alla prima parte, dove il tormentato rovello interiore, dove i veleni della vita psichica vengono analizzati con spietata evidenza, segue la seconda, in cui l’uomo del sottosuolo vive nel mondo. Sono tre episodi collegati alla prima parte da un ricordo: la neve gialla, sporca, fradicia, che scendeva allora come oggi. Ed ecco, appunto, il titolo della seconda parte, “A proposito della neve fradicia”.

Tre episodi in cui si esprime tutta la carica di risentimento contro ciò che è mediocre e convenzionale, contro ciò che è in armonia esterna con i propri simili; in cui affiora tutta la ribellione contro ciò che, nella sua fissità, ha espulso l’antinomia e la problematicità.

L’uomo del sottosuolo rifiuta gli altri, li odia di un odio sordo e irriducibile, si ribella alla loro legge sociale, ma non si realizza mai in un altro ordine, non raggiunge mai un altro equilibrio , non sa agire. Resta prigioniero delle proprie contraddizioni, anzi, vi affonda con una sorta di masochistico piacere.

I tre episodi possono, in breve, essere così indicati: nel primo, in una taverna, al tavolo del biliardo, un ufficiale prende per le spalle il protagonista, che intralcia il passaggio, e lo sposta con aria di completa indifferenza. La prima idea è di vendicarsi, ma come? Il protagonista cova la sua umiliazione per mesi, percorre la Prospettiva Nevskij nella speranza di incontrare l’ufficiale e lanciargli una pubblica sfida. Ma l’unico effetto è quello di sentirsi “una mosca in confronto a tutto quel bel mondo, una schifosa, oscena mosca – più intelligente di tutti, più evoluta di tutti, più nobile di tutti, la cosa è sottintesa – ma una mosca che incessantemente cedeva il passo a tutti, da tutti umiliata e da tutti offesa” .

Nel secondo episodio, l’uomo del sottosuolo capita per caso da un vecchio compagno di scuola, Simonov, che sta organizzando per il giorno dopo un pranzo d’addio per Zverkov, altro compagno, ufficiale di carriera, in partenza per una lontana provincia. Nessuno vuole avere quel nuovo ospite irritante e sgradevole; lo sopportano con disprezzo. Chiaramente, è di troppo alla loro tavola: insulta e viene insultato, poi ignorato.

Il terzo episodio inizia in un bordello. L’uomo del sottosuolo incontra Liza, “un volto fresco e giovane, alquanto pallido, con le sopracciglia diritte e scure e uno sguardo serio, come un po’ sorpreso”. Vent’anni, sprovveduta, nel bordello solo da due settimane: e l’uomo del sottosuolo ne fa subito la sua vittima. Dopo tante umiliazioni, ecco un modo per riconquistare il potere. Da un lato, le prospetta la felicità familiare, la tranquilla vita con marito e figli, a lei completamente negata, dall’altro le descrive l’orrore che l’aspetta, povertà, malattie, maltrattamenti e morte.

Se ne va, dopo aver terrorizzato Liza, ma le lascia il proprio indirizzo. Qualche giorno dopo, Liza compare: e lo trova nella sua misera stanza, in tutta la sua povertà. L’odio prende il sopravvento, l’odio per Liza che ha scoperto la sua vera condizione di relitto, l’odio per Liza che ha capito, in fondo, la sua profonda infelicità. Ed è l’odio che gli fa compiere il gesto più volgare, più umiliante, più crudele: mette in mano a Liza cinque rubli e la manda via.

Nelle ultime meditazioni, l’uomo del sottosuolo cerca un filo conduttore dei suoi gesti assurdi:ho solo portato alle estreme conseguenze ciò che voi [dice rivolgendosi ai suoi ipotetici lettori e ascoltatori] non avete osato condurre neppure a metà, prendendo oltretutto per buon senso la vostra viltà, e consolandovi così, ingannando voi stessi”.

Memorie dal sottosuolo” è un’opera fondamentale per Dostoevskij: d’ora in poi tutti i personaggi dei suoi principali romanzi avranno un sottosuolo, e vi penetreranno per poi risorgere rigenerati o per affondarvi senza speranza, senza soluzione.

Certo, sottosuolo è negazione, è distruzione delle abitudini sociali cristallizzate, è rifiuto delle fissità convenzionali, è maledizione della solitudine. Per uscire indenni dalla palude della propria coscienza contorta, bisogna ascoltare un messaggio etico superiore, bisogna ascoltare le voci serene di Sonja, Alëša o Zosima, bisogna incamminarsi verso l’accettazione dell’altro e, più in la ancora, dell’Altro, del Cristo.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Fonte

F. Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, introduzione di F. Malcovati, Garzanti, Milano 2013

 

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