“Terrore nello Spazio” di Mario Bava: uno dei primi film capostipiti del genere di fantascienza

“Terrore nello Spazio” di Mario Bava: uno dei primi film capostipiti del genere di fantascienza

Lug 30, 2014

Il quinto appuntamento del 29 luglio 2014 della retrospettiva dedicata a Mario Bava presso la Mediateca Regionale pugliese di Bari è stato per “Terrore nello spazio” (1965).

Galliot ed Argos sono due navi interspaziali in missione nell’universo. I membri dell’equipaggio, ora di una ora dell’altra navicella, vengono assorbiti e letteralmente travolti da una forza misteriosa che li spinge a cercare di eliminarsi l’un l’altro.

Dopo una serie di morti misteriose degli astronauti e di altrettanto violente e misteriose apparizioni di cadaveri “zombizzati” e invasati, si scoprirà che ad “infettare” e possedere i compagni del capitano Mark Markary (Barry Sullivan) e di Sanya (Norma Bengell) – gli unici a sopravvivere – è una specie aliena che intende distruggere e “colonizzare” il mondo da cui provengono le due navicelle.

Mario Bava dirige uno dei primi film di fantascienza italiani che verrà poi indicato tra i capostipiti del genere.

Quello che ancora una volta è fondamentale riconoscere in quest’opera è la capacità del regista di creare con due massi, qualche gioco di luce e del fumo, un’atmosfera fredda, raggelante o terribile come un’inferno rovente che desta inquietudine crescente e che letteralmente spiazza lo spettatore.

 Sembra davvero che Bava abbia avuto a disposizione un teatro di posa immenso e invece si tratta come sempre del talento artigianale del regista ligure nel sapere dosare e impiegare i pochi mezzi a disposizione.

Certo dal punto di vista attoriale e narrativo non si tratta di una pellicola seminale, ma tecnicamente e registicamente è un vero e proprio pezzo di bravura.

Una notazione per il finale: che Bava abbia voluto, con la solita ironia che pervade tutte le sue opere, designare i due astronauti sopravvissuti come due novelli Adamo ed Eva in missione per distruggere e possedere le volontà già di natura precarie e poco ferme dei terrestri?

Ancora una volta Mario Bava sa stupire con una visione amara e disincantata celando dietro un’atmosfera e dei fatti perturbanti una realtà terribile: tutto sembra essersi retto su un’illusione che va aldilà dell’apparenza stessa.

 

Written by Irene Gianeselli 

 

 

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