La notte come costante dei francesi Pierre Drieu La Rochelle, Louis-Ferdinand Céline, Antoine de Saint-Exupéry

La notte come costante dei francesi Pierre Drieu La Rochelle, Louis-Ferdinand Céline, Antoine de Saint-Exupéry

Lug 29, 2014

Vorrei rientrare nella notte che non è la notte, nella notte senza stelle.

 

C’è un tema ricorrente in cui gli scrittori francesi sembrano ritrovarsi, quello della notte. C’è chi la vive negli occhi dei propri cari come Saint-Exupéry; chi va a cercare alla fine di essa, come Céline; e chi la sfida restandone abbagliato e annichilito, come Drieu La Rochelle. Tutti però sanguinano dolorosamente dal loro cuore, nel tentativo di attraversarla, di viverla, di comprenderla.

I loro testi si collocano all’interno di uno dei decenni più contradditori della storia letteraria francese, tra il surrealismo e il nouveau roman, in un delicatissimo momento di passaggio in cui si vivono tutte le speranze e le disillusioni di quel contrastato periodo che va dal 1931 al 1945. Tra queste due date, inesorabile, la seconda guerra mondiale, che distrugge il mondo così come si era abituati a conoscerlo.

Il filo conduttore di questi tre autori resta la notte. La notte come metafora di una vita, di quello che c’è dentro di essa e poi oltre. Nel momento in cui Sartre elabora la sua filosofia esistenzialista, alcuni scrittori provano a darsi una risposta su cosa ci sia dopo la vita, nella notte.

E quello che scoprono è terribile: il nulla. C’è l’angoscia di un uomo che deve scoprire nuovi orizzonti volando letteralmente nell’ignoto come Saint-Exupéry; c’è l’orrore di un uomo lasciato solo, come mostra Céline. E poi c’è Drieu La Rochelle, il solo capace di oltrepassare tutte queste sensazioni, per restarne crudelmente sopraffatto nonostante alla fine cercasse, senza riuscirvi, un modo per negarla.

Questo perché nelle sue parole riecheggia sempre il pensiero dell’amico Jacques Rigaut, cui dedica un delicatissimo ritratto in Fuoco fatuo, subendo sempre la sua morte come un abisso da cui è vorticosamente attratto. Dentro la sua notte c’è il suicidio.

La morte antinomico della vita; ma la notte non più antinomico del giorno, semplicemente momento infinito e indistruttibile dell’esistenza. Così nelle loro esperienze si sente la via perduta della vita, riecheggiando il senso di smarrimento del Decadentismo.

Solo che allora per far fronte all’orrore il poeta guardava alla vita impreziosendola con orpelli, inutili ma bellissimi. Ora il poeta è conscio che dietro l’orrore non c’è altro che orrore, il nulla. E tanto vale affrontarlo.

Il percorso è graduale ma costante. La notte segna l’esistenza di un uomo che non ha più voglia di guardare la luna e di guardare il cielo. Tutto questo è stato spazzato via dalla modernità, e l’uomo si sente ancora più solo.

Come può non sentirsi solo, e perduto, l’aviatore Fabien (proiezione di Saint-Exupéry?) che nella solitudine della notte si insinua per cercare di compiere il proprio dovere fino in fondo?

Ruolo romantico di vittima di una post-modernità che inizia schiacciare l’uomo. Come può non sentirsi solo il Bardamu di Céline, mentre le sue notti si popolano di personaggi cinici, insignificanti, depravati.

Ovunque, in patria, nelle colonie, nella ricchissima e modernissima New York, quello che vede è l’uomo, e questo lo terrorizza.

Ma nonostante tutto, in lui c’è la speranza del viaggio. E non può che essere realmente così in un continuo peregrinare tra l’inferno e un altro inferno.

Come può non sentirsi solo Drieu La Rochelle, il moderno dandy, la proiezione del XX secolo di Jean Des Essaintes, l’ambiguo esteta protagonista di Controcorrente di Karl-Joris Huysmans.

Tuttavia in Drieu La Rochelle non c’è più la fiducia nell’apparenza. Huysmans si era salvato, folgorato da una conversione divina (non vi resta più che la bocca di una pistola o i piedi della croce. Ebbene, l’autore di À Rebours cosa sceglierà? Si domandava Barbey d’Aureveilly).

Sarà Drieu La Rochelle allora a caricarsi addosso tutta questa angoscia per un presente senza via d’uscita, in quella notte: che non ha mai portato il giorno, che non ha mai sognato il giorno, che non ha mai prodotto il giorno, nella notte immobile, muta, intatta, nella notte che non è mai esistita e non esisterà mai. Così sia.

La notte ha ormai inghiottito la letteratura, e non sembra esserci più speranza al di fuori di essa.

 

Written by Andrea Corso

 

Bibliografia

Huysmans, Karl-Joris, Controcorrente, Mondadori, Milano 2009.

Céline, Louis-Ferdinand, Viaggio al termine della notte, Corbaccio, Milano 2005.

De Saint-Exupéry, Volo di notte, Mondadori, Milano 2006.

Drieu la Rochelle, Racconto segreto, Edizioni SE, Milano 2005.

Id., Fuoco Fatuo, Mondadori, Milano 2006.

 

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