“Morendo ho ritrovato me stessa” di Anita Moorjani: riconoscere la bellezza della vita

“Morendo ho ritrovato me stessa” di Anita Moorjani: riconoscere la bellezza della vita

Lug 24, 2014

“Dovevo solo essere me stessa, senza paura! Così facendo sarei diventata uno strumento dell’amore. […] Mi resi conto che io non ero guarita solo per me stessa, ma la mia guarigione avrebbe giovato a tutto il Pianeta”.

Anita Moorjani nata a Singapore, cresciuta e vissuta (almeno per la maggior parte del tempo) a Hong Kong, genitori indiani e di religione induista, si definiva ribelle, cinese, indiana. Questo accadeva prima della sua esperienza di NDE (esperienza di pre-morte): ora è semplicemente se stessa. Nel suo libro “Morendo ho ritrovato me stessa“, dal titolo intimidatorio, Anita ci parla di come imparare a riconoscere la bellezza della vita.

E tra queste pagine, la parola “vita” assume un significato più profondo di altre sciocche volte, quando si sminuisce, si avvizzisce, quando si strattona per poi lasciarla poggiata a un’esistenza sbilenca. Sorvolando i dettagli di come il cancro consuma un corpo – che tra l’altro con le parole, l’autrice non scade mai nel fastidioso – rimangono impresse lungamente quelle parole di lei, che specchiandosi pensò “Come ho potuto permettere  a me stessa di provare così tanta angoscia?  Come ho potuto procurare a me stessa tutto questo dolore?

Con questa riflessione credo che ciascun lettore ricorra subito al proprio specchio interiore, l’unico nel quale ci riconosciamo – anche  e soprattutto quando non corrisponde alla realtà – per avere conferma: conferma del nostro dolore. Lo stiamo provando? Lo abbiamo provato? Abbiamo paura di provarlo? Anche queste domande, proseguendo nella lettura, tenderanno a farsi più rare, e subentreranno certezze instabili un ossimoro che ci coccola da subito – per imparare a entrare in confidenza.

Nelle interviste, dove affiora ancora il suo amore per la vita, ci dice poche parole che, però riecheggiano lungamente, anche quando si resta da soli a tentare uno screening interiore come per verificare il nostro stato di salute emotiva.

Non dobbiamo morire per imparare a vivere, e il mio scopo è proprio quello di condividerlo con tutti voi, perché credo che tutti noi meritiamo una vita simile, senza bisogno di andare in uno stato di premorte.

Ammalarsi, entrare nel famoso tunnel con la luce bianca in fondo, tornare indietro, risvegliarsi dal coma, guarire, cambiare completamente. E non è solo, evidentemente, lo stereotipo di tutte le guarigioni così definite miracolose (o almeno inspiegabili), ma un vero e proprio percorso evolutivo che muta le persone, le traghetta a una consapevolezza che, per chi legge e non si è ammalato gravemente, resta un miraggio.

Una consapevolezza cui si anela dopo aver lettola Moorjani, che resta per tutte le pagine molto umile, semplice e vicina a chi sta leggendo la storia della sua vita. Ecco, ancora una volta abbiamo usato quella parola – vita – senza forse comprenderne l’incanto.

 

Written by Daniela Montanari

 

Info

Morendo ho ritrovato me stessa

Dyng to be me

Anita Moorjani

Traduzione di Katia Prando

Edizioni My Life 2013

New Age

 

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