“Sono come Cenerentola”, le lettere di Camille Claudel: i mali e le solitudini dell’amante del celebre Auguste Rodin

“Sono come Cenerentola”, le lettere di Camille Claudel: i mali e le solitudini dell’amante del celebre Auguste Rodin

Lug 15, 2014

“[…] Se inoltre riuscisse a far capire con tatto ed educazione a M. Rodin di non venire più a trovarmi, mi farebbe il più gran favore in cui io possa sperare. M. Rodin sa bene quante spregevoli persone si sono azzardate a dire che è lui l’autore delle mie sculture; perché dunque permettere a una simile menzogna di trovare conferma?”

Libretto di pregiata fattura, edito, in sole duemila copie singolarmente numerate, da Via del Vento Edizioni, collana iquadernidiviadelvento (Testi inediti e rari del Novecento), novembre 2013, “Sono come Cenerentola. L’arte, i tormenti e la solitudine delle sue lettere” è una selezione di lettere scritte da Camille Claudel, l’allieva e amante di Auguste Rodin, proposte qui in una nuova traduzione a cura di Marco Alessandrini.

Camille Claudel (1864 – 1943) nata in Piccardia, regione settentrionale della Francia, visse parte della sua esistenza travolta dalla follia, una condizione nella quale non si riconosceva e che non era in grado di comprendere.

Fin da piccola mostrò la sua abilità nel campo artistico e i genitori anziché ostacolarla, come spesso accadeva soprattutto nei confronti delle figlie femmine, la incoraggiarono a proseguire tanto da arrivare ad aprire un atelier con delle amiche ed in seguito e a diventare modella, musa ispiratrice ed infine amante del noto scultore Auguste Rodin.

Una donna che nelle sue lettere mostra consapevolezza del proprio talento e delle proprie potenzialità e che non teme di adoperare l’amicizia con Rodin per i proprio vantaggi. Ma il rapporto con l’artista francese si dirottò ben presto verso una cammino fatto di gelosia, paranoie e deliri.

Anni dopo finirà internata in due diversi manicomi e ci rimarrà fino alla sua morte.

Tutto ciò lo ritroviamo nelle sue lettere, inviate ad amiche come Florence Jeans, alla madre, al fratello, a conoscenze legate alla sua arte ed ai suoi anni in manicomio.

Scambi epistolari che evidenziano i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di Rodin e di tutti coloro i quali, secondo lei, ne approfittavano per trafugarle le opere e diffonderle senza alcuna autorizzazione.

Vediamo quindi come arte e pazzia si contrappongono ed incontrano al tempo stesso e ci si ritrova a domandarsi quanto la relazione con Rodin, che oltretutto  non lascerà mai la sua Rose Beuret, vissuta negativamente da Camille contribuì al suo malessere psichico. Ma forse si trattava di un disturbo insito da sempre nella sua mente.

Fatto sta che le sue parole rappresentano un’importante testimonianza della sua vita, degli anni nei quali visse ed in parte dei comportamenti di Rodin.

Pagine intense e talvolta terribili, ricche di solitudine e di incomprensioni che trovano sollievo nel pensiero che anni dopo la sua morte le sue opere hanno il successo meritato e che finalmente possono riposare accanto a quelle del sempre amato Auguste Rodin.

 

Written by Rebecca Mais

 

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