“Canelupo Nudo” di Werner Schwab: l’omaggio milanese a La mia bocca di cane

“Canelupo Nudo” di Werner Schwab: l’omaggio milanese a La mia bocca di cane

Lug 13, 2014

Alla Festa di Olinda, Da vicino nessuno è normale, presso l’ex Paolo Pini di Milano, è tornato Werner Schwab, questa volta con un testo inedito, Canelupo Nudo, omaggio a La mia bocca di cane, opera alla cui traduzione si è ancora una volta dedicata Sonia Antinori.

A provvedere la compagnia Nerval Teatro dalla romagna, con gli attori  Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol, su drammaturgia di Rita Frongia e la regia di Claudio Morganti.

Werner Schwab, drammaturgo austriaco morto a 35 anni per overdose di alcool il 1° gennaio del 1994, è autore assai impegnativo da mettere in scena, in qualche modo annoverato fra i teatranti maledetti sia per la sua esistenza vissuta in modo assai poco equilibrato, sia per le sue opere, dove la violenza e la degradazione la fanno da padrone.

È celebre per i Drammi fecali (Fäkaliendramen), la tetralogia Le presidentesse (già messo in scena da Lupinelli), Sovrappeso, insignificante: informe (da tempo non più a Milano, dove fu in scena circa 15 anni fa al Teatro Libero) e Sterminio, di cui ricordiamo un’eccellente trasposizione scenica di Marco Martinelli su drammaturgia di Sonia Antinori.

Canelupo nudo può essere deludente o rivelatore dato che è  un  compendio dei temi dell’autore austriaco, in particolare della “merda” (che qui però a volte è solo parola, ripetuta alla nausea e svuotata di significato) e lo stesso autore entra in scena, rappresentato da Lupinelli. Si presenta in mutande e giacca di pelle.

I capelli lunghi che gli cadono sul volto, che si attaccano al viso come parole mute o silenzi gridati, le risa isteriche, i movimenti a scatti, le urla liberatorie, soprattutto il tema per antonomasia di Schwab: l’incomunicabilità, ben rappresentata non solo dal loro continuo dirsi “non capisco” ma anche dal gioco della lampadina, quando i due si gettano l’un l’altro una lampadina accessa, appunto.

Una parte del palcoscenico è zeppa di bottiglie (“Beviamo per spingerci alla comprensione”, soleva dire l’autore) ed è il luogo delle ossessioni di Schwab, dove i due interpreti urlano al microfono, monologano e fanno metanarrativa sulle loro stesse parole. Sull’altro lato, intorno ad un tavolo, due personaggi farseschi, Muso e Lilly, chiacchierano, si parlano addosso, rappresentano la loro vita. Sono malandati, outsider, pirati (Lily ha una benda sull’occhio), alcolizzati, disgustosi e disgustati, poveri, a litigare. E a guardarsi dall’esterno, in un continuo ribaltamento dei punti di vista.

Così lo sguardo dello spettatore si muove da un lato all’altro della scena, faticando a volte a comprendere il disegno unitario che sottintende allo spettacolo. Migliore in scena è certamente Pol, che porta sul palco moltissimi registri, e che ha un’espressività ricca e variegata, a volte addirittura toccante, oltre a sapersi abbruttire all’inverosimile. Certo, magari la canzone cantata da Muso, con Lily alla chitarra poteva essere evitata, e magari indagata maggiormente la solitudine dei due personaggi.

Certo è palpabile l’amore per Schwab, un’analisi forse troppo profonda dell’artista, tanto che si ha l’impressione forse che se ne sia fatta eccessiva teoria.

 

Written by Silvia Tozzi

 

CANELUPO NUDO

omaggio a La mia bocca di cane

di Werner Schwab

opera inedita in Italia e tradotta da Sonia Antinori

con: Maurizio Lupinelli ed Elisa Pol

regia: Claudio Morganti

drammaturgia: Rita Frongia

disegno luci: Fausto Bonvini

produzione: Nerval Teatro, Armunia/Festival Inequilibrio in collaborazione con L’Arboreto-Teatro Dimora

 

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