“L’Amante della Cina del Nord”: un libro ispirato dall’amore impossibile di Marguerite Duras ed il suo amante cinese

“L’Amante della Cina del Nord”: un libro ispirato dall’amore impossibile di Marguerite Duras ed il suo amante cinese

Giu 28, 2014

Si può amare con passione per tutta la vita? Può l’erotismo fondersi con il sentimento più importante che esista fino a non riuscire più a distinguere i confini tra l’uno e l’altro?

È possibile vivere d’amore e lontananza che si alimentano a vicenda per sempre e, comunque, continuare a respirare?

Questa è stata l’esistenza di Marguerite Duras e del suo amante cinese. Questa è ancora l’essenza che inebria il lettore, permeando ogni pagina delle opere di questa grandissima scrittrice.

Eppure nessuno può avvicinarsi troppo a quel mistero di passione e distacco vissuto tra quella che fu l’Indocina e la Francia.

Nessun lettore, nessun ammiratore o studioso, probabilmente, potrà mai penetrare davvero due esistenze che il destino decise, un giorno lontanissimo nella Storia, di unire in maniera indissolubile.

Il ricco, giovane cinese che si innamorò della piccola, fragile Marguerite, non ancora scrittrice, non ancora famosa, benché in lei già dimorasse lo spirito che trae creatività e parola dai giorni che compongono le esistenze.

Fu amore vero, che nacque tra l’opposizione del padre di lui e le invettive della madre della ragazza, donna capace di lanciare frecce avvelenate e, nello stesso tempo, trarre vantaggio da una relazione reputata impossibile e scandalosa.

L’amore può essere eterno. Nessuno lo garantisce, certo, ma può diventare forte, maturare attraverso le vicissitudini e i drammi, sopravvivere perfino alla lontananza.

La partenza della fragile Marguerite dal porto di Saigon, l’immagine del cinese fermo nella macchina, che la guardò andar via verso il futuro; nessuno dei due fece nulla per evitare il destino già scritto. Nessuna tragedia, nessuna scena drammatica.

La nave si staccò dalla terra e Marguerite dal suo amore, ma la memoria rimase e il tempo non fece che rafforzarla.

Avrebbero potuto non rivedersi mai più, invece il tempo ricompensa il loro sentimento. Si incontrarono di nuovo, circa cinquanta anni dopo e il cinese le dichiarò ancora il suo amore.

Ormai Marguerite era una scrittrice di fama internazionale, eclettica, dallo stile meraviglioso nella sua complessità, un’indole salda e votata all’arte, di cui aveva una visione personalissima.

Quest’ultima, insieme al vivido e radicato ricordo dell’adolescenza e dell’amante, la portò a ripudiare il film a cui Jean-Jacques Annaud diede vita ispirandosi al suo romanzo più celebre “L’Amante”.

Tutto sbagliato, tutto stravolto.

Marguerite Duras avrebbe voluto girarlo di nuovo, dirigere lei stessa un nuovo film basato su una sceneggiatura da lei scritta. Non lo fece mai, ma riprese in mano il romanzo, ampliandolo, quando venne a conoscenza della morte del suo amante.

L’Amante della Cina del Nord” fu il nuovo titolo, la nuova perla di un’autrice che ha saputo e voluto scavare nel profondo dell’anima, proprio dove fa più male. Difficile e sublime.

Anticonformista anche lei, come tutti gli uomini e le donne che hanno, se non cambiato, di sicuro interpretato il mondo, lasciato la loro impronta indelebile e quasi impossibile da seguire.

La ribellione di Marguerite si esplicò nel pensiero e nella parola scritta, nell’opinione attenta sulla realtà sospesa tra passato e futuro, opinione che nessuno può scalfire, perché personale, intima, vera.

La storia di Marguerite Duras e dell’amante cinese è immortale perché narrata. L’umanità la comosce, eppure appartiene ancora e per sempre ai due protagonisti. L’augurio finale è che questo amore impossibile possa continuare a vivere nella mente dei lettori, valicando nazioni e tempi, sempre uguale seppur modellato su diversi idiomi e pensato attraverso differenti culture.

In fondo l’amore e la passione non hanno alcun colore. “Sono” e tanto basta.

 

Written by Francesca Rossi 

 

 

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