“Trascendentale Alterazione” dello scrittore calabrese Alessandro Pinto: una poesia di nicchia

“Trascendentale Alterazione” dello scrittore calabrese Alessandro Pinto: una poesia di nicchia

Giu 27, 2014

Dopo la pubblicazione in antologie di poesie sparse, Trascendentale Alterazione è la prima compiuta silloge di poesie e di aforismi dell’artista calabrese  Alessandro Pinto, il cui titolo già allude ossimoricamente al dissidio tutto umano e perciò universale tra la materia e lo spirito, la fisica e la metafisica, la dimensione trascendente e quella alterata dalla corporeità che si approccia alla realtà con la limitatezza dei sensi.

Come non sentire un richiamo alla poesia romantica trascendentale di Schlegel, in cui la poesia demiurgicamente si crea e riflette su se stessa creando il regno della meta-poesia? Si tratta di un viaggio, come chiarisce all’inizio lo stesso autore, di un io lirico tra gocce di fuoco dell’anima libera e le sovrastrutture dei paesaggi artificiali.

La silloge, senz’altro di nicchia, ruota e si avvolge entro il paradosso filosofico dell’Essere e del Divenire in un eterno circolare ritorno nietzsciano dell’Uno e del Molteplice. Ma Alessandro Pinto certo non decreta la morte di dio come Nietzsche, ma a lui anela in una tensione metafisica raffinata e commovente. Come un musicista, con il suo archetto, la sua poesia poieticamente e grecamente crea affascinanti fonemi di un sonetto perfetto.

Di questo il poeta si diletta nella sua solitudine che non è disagio esistenziale, ma luogo eletto di ricerca interiore. Non c’è autocompiacimento narcisistico, ma raffinatezza naturale e intuitiva, anche se si avverte una preparazione filosofica di spessore che rimanda soprattutto al mondo orientale, l’unico che abbia colmato la dismisura tra l’anima e il corpo in una visione unitaria e olistica.

Rigettata la filosofia aristotelica e cartesiana della scissione intellettuale tra le parti, lo spirito del poeta, come un Buddha d’occidentale, cerca nella natura l’unità indivisa che percorre l’essere umano. Un poeta degno di tal nome è colui che platonicamente si sottrae al mondo fenomenico-illusorio per inseguire un ‘Idea metafisica nela quale agostinianamente possa recedere in se stesso, abbattendo le palizzate d’intelletto che si pongono a difesa dell’Io convenzionale.

Il tutto avviene sintonicamente nel chiostro del poeta che “ara con fatica l’irto sentiero “del pensiero razionale e intuitivamente “semina immateriali grani” creando “stati mentali” che “stillano fonemi da un divino mirto”. Antico e moderno si congiungono, si baciano e si rintracciano tra anabasi e catabasi dell’anima combattuta tra forma e sostanza, scivolando e risalendo in un’operazione ardita che è vertigine del pensiero infinito.

Si avverte densa anche una certa naturale inquietudine propria di chi spassionatamente ricerca il Santo Vero, in modo  sincero abbattendo le sovrastrutture mentali che ci paludano come una zavorra di cui l’anima vuole liberarsi. Il corpo è platonicamente il carcere dell’anima che per sua intima inclinazione cerca di uscire a vedere la “luce di primavera”. Allora la percezione della luce è il premio per chi ricerca una dimensione nuova per poi ricadere nella forma consueta che imprigiona la ricerca ontologica di un senso su questa terra.

Mentre il poeta dibatte tra dimensione astrale, animica, e corporeità, come limite che chiude, resta eterna la sua tensione verso l’Assoluto Amore che libera dalle scorie del passato e dalle pressioni del presente. Il poeta entra ed esce da se stesso in una ellittico ritorno dell’uguale del diverso.

Questa croce del poeta è la stessa del filosofo che non si rassegna davanti al paradosso della vita per cui: “Tra le tue stanze di alabastro/ vi erano molti ceri/ a svelare le tue fattezze/ da smorzare umani fiati, ma adesso… Adesso tutto cambia in questa costante alterazione del reale e “ fatue voci di spettri dal passato vagano silenti…”.

Il poeta cerca le strutture eterne del’Essere, come Eraclito, come Heidegger, ma rimane umanamente travolto dalla fiumana inarrestabile del divenire, mentre alto si eleva il canto metafisico, che ricerca la purezza dello spirito.

 

Written by Giovanna Albi

 

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