Victor Ardisson: il necrofilo francese divenuto famoso con il soprannome di Le Vampire du Muy

Victor Ardisson: il necrofilo francese divenuto famoso con il soprannome di Le Vampire du Muy

Giu 19, 2014

Victor Ardisson era nato e viveva in una catapecchia di Muy (Var) nel sud della Francia, il 5 settembre 1872.

 

Imparò a leggere e a scrivere, ma a tredici anni abbandonò la scuola perché tutti si burlavano di lui. Era servizievole, ma aveva due grossi problemi: soddisfare sia il suo appetito vorace che i suoi appetiti sessuali.

A vent’anni divenne il becchino del paese ed era l’unico lavoro che gli si offrisse e che potesse fare con quel suo corpo grosso, ma debole e goffo.

Poiché lo stipendio fisso gli assicurava il vitto, doveva trovare la soluzione per l’altro problema: il sesso. La soluzione si presentò facilmente.

La sua terza sepoltura riguardava una ragazza bruna morta di tifo. Dopo averla seppellita, la notte stessa Victor tornò al cimitero, riaprì la bara e abusò della defunta.

Da allora, Victor non ebbe più esitazioni; giovani e vecchie, belle o brutte, già putrefatte o meno, per lui andava bene: erano donne.

Nel 1901 moriva Gabrielle, una ragazzina di tredici anni: lei sarebbe stato il grande amore di Victor. Non potendo portare il cadavere a casa (troppo pesante per lui), con un coltello tagliò malamente il capo, e con quel macabro trofeo sotto il braccio, alle undici di sera, arrivò alla sua stamberga.

Mise la testa in un armadietto con dei fiori di campo e per cinque lunghi mesi rimase fedele a quell’amore (non vi ricorda il Gnaghi di “Dellamorte Dellamore”?). In un suo diario si legge: “Oh, Gabrielle, mio silenzioso amore. Noi possiamo comprenderci senza parole, con i nostri sguardi incrociati. Tu mi ami, io ti amo: siamo felici!”

Ma la carne è debole…

Il primo settembre dello stesso 1901 moriva Louise, una bimba di tre anni e mezzo. Dimentico del grande amore per Gabrielle, questa volta Victor riuscì a portare a casa il cadaverino intero stringendolo tra le braccia.

Scriverà più tardi sul suo diario:Sei la dea dell’amore!“. Con delicatezza d’animo (!) non mise Louise nello stesso Armadio di Gabrielle perché, tutto sommato, erano… Rivali.

Ma i vicini sentivano l’odore della morte aumentare di giorno in giorno e denunciarono la cosa ai gendarmi.

Quale fu il loro stupore nel vedersi rotolare ai piedi il capo mummificato di Gabrielle quando aprirono l’armadio e non ebbero dubbi sulle condizioni mentali di Victor quando questi urlò: “Fa’ attenzione, idiota; così le fai male!

Rinchiuso prima nel carcere di Draguignan e poi nel manicomio di Pierrefeu, Victor Ardisson non sopravvisse a lungo, ma il suo caso sarebbe diventato una sorta di pietra miliare.

Nel 1906 appariva, infatti, a Parigi, un trattato che andò a ruba: “Contributo allo studio della necrofilia: l’affare Ardisson”.

La mente umana non smette mai di stupire ed ispirare, con i suoi (talora ripugnanti) risvolti…

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Fonte

R. Grilletto, “Il mistero delle mummie”, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma 1996

 

One comment

  1. lucia lascialfari /

    bellissima storia. Romantica un po’ gotica. la mente umana è una voragine di possibilità dove bene e male si mischiano fino a confondersi.
    Resta l’orrore davati a questi fatti di cronaca

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: