Hirotoshi Ito: lo scultore giapponese che nelle pietre ha visto l’arte

Hirotoshi Ito: lo scultore giapponese che nelle pietre ha visto l’arte

Giu 15, 2014

La vita richiede una buona dose di fantasia. La capacità di osservare l’ambiente circostante e trarre da esso degli spunti è ciò che distingue un genio dalla gente comune.

L’artista giapponese Hirotoshi Ito, classe 1982, questa competenza ce l’ha e, lavorando dei semplici sassi, è riuscito a dare origine a vere e proprie opere d’arte.

Comuni pietre diventano materiale duttile, malleabile, e si trasformano in qualcosa di “vivo”, che ha una sua storia.

Sculture di roccia che, passando per le sue sapienti mani, acquistano sembianze surreali. “Io utilizzo vari tipi di pietre- ha dichiarato l’artista- e la maggior parte del mio lavoro consiste nell’ottimizzare la forma originale di ciascuna di esse. Prendo le pietre dal letto del fiume che si trova nel mio quartiere e, anche se l’immagine della pietra dà un’idea di durezza, cerco di esprimere con essa calore, morbidezza e umorismo”.

Per questo artista, la pietra non è dunque da considerarsi un materiale “morto”, duro e difficile da lavorare, bensì egli riesce a leggere una vera e propria forma in essa, che elabora imprimendovi una carica umoristica.

È come se il sasso fosse in potenza soffice, e nascondesse dentro a quella dura scorza un aspetto buffo.

All’artista va il solo compito di “liberarlo”. Questo tipo di arte, così semplice e al tempo stesso geniale, si propone di svelare la gradevolezza di un materiale che normalmente viene snobbato dal mondo artistico.

Ecco quindi che una semplice pietra di fiume, può diventare un portamonete, se abilmente scavata e con l’applicazione di una cerniera.

Oppure può assumere le sembianze di un pezzo di pane, con la prima fetta incisa da un coltello a farlo sembrare morbido; con l’applicazione di una dentatura che spunta da uno spiraglio, assumere le sembianze di una faccia e diventare una vera scultura con tanto di piedistallo.

Se scavato e foderato di raso e con l’applicazione di una tracolla, il sasso può addirittura diventare una borsa; oppure se appiattito e lavorato, anche una maglietta. In alcuni casi è una torta, oppure, con un occhio finto applicato, sembra celare al suo interno chissà quale mostro, o essere l’occhio di un dinosauro dalla pelle rugosa.

La materia perde la durezza originaria della pietra e diventa leggera, svuotandosi del suo peso.

Colui che riesce a rendere soffici i sassi afferma: “Durante i miei anni universitari ho cominciato a mostrare interesse ad esprimere il metallo duro come un materiale morbido. Dopo la laurea, pur operando con lo scalpellino, che era quello che utilizzavo per la mia attività in quel momento, ho iniziato a realizzare le mie sculture creative”.

Forse uno psicologo vedrebbe in questo processo un tentativo di rendere semplice ogni svolgimento che in se stesso non lo è; l’attitudine a smussare le difficoltà o addirittura, a far finta che esse non esistano.

Ma quando si tratta della psiche umana, soprattutto se abbinata all’arte, niente è prevedibile.

O meglio, tutto emerge come una libera interpretazione, e quel che rimane sono queste sculture di un’originalità disarmante. Un comune sasso può aprire un mondo e una cerniera svelare un piccolo universo parallelo.

Perché spesso le cose più stupefacenti sono semplici, e sono lì, a portata di mano, nell’ambiente che ci circonda. Basta solo saperle vedere.

 

Written by Cristina Biolcati

 

http://youtu.be/MqgJ3wFWjdw

 

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