“La pulce nell’orecchio”, esordio del cantautore Mano: una scrittura magmatica, insistente ed incisiva

La pulce nell’orecchio” uscito il 9 giugno 2014 per “La Sete Dischi” – nuova netlabel de “La Fame Dischi” – è il disco d’esordio di Marco Giorio, in arte Mano: la sua scrittura musicale è magmatica, insistente e incisiva, supporta coerentemente le storie raccontate col suo canto ruvido, decisamente lontano dal modello degli ultimi dieci anni, tanto osannato dai più.

Interessante è anche la scelta del nome d’arte: il giovane cantautore ha deciso di essere Mano per chi ascolterà le sue canzoni come a voler affermare, una individualità forte – è lui l’artefice della sua musica – che esprime in un suo segno distintivo, l’angioma sulla mano sinistra che lo accompagna da quando è nato.

Il progetto è sicuramente particolare, soprattutto perché corale: sono infatti molti i musicisti che hanno collaborato alla realizzazione delle undici canzoni; oltre gli Angioma Killer (Gabriele Agangi, Antonio Vomera, Simone Cravero e Cristian Longhitano) che accompagnano Mano nei suoi concerti, le undici tracce nascono dall’incontro con il cantautore e scrittore Enrico Botti alla chitarra classica, il contrabbassista Marco Piccirillo, la violinista Cecile Delzant, il percussionista Matteo Cancedda e con Andrea Pisano (già membro della noise band FUH) alle chitarre psichedeliche.

Dal mandolino al buzuki irlandese, dal pianoforte alle chitarre elettriche autoprodotte, molti sono gli strumenti che concorrono a costruire il sound elegante e morbido: sulla base di strumenti acustici si aggiungono tendenze completamente diverse, a volte invadenti e centrifughe, necessarie per creare un senso di sospensione e contraddizione; come il rap di Manita, l’alter ego realista e spietato di Mano che invece è più idealista e sognatore.

“Esistenze a intermittenza”, distanze perfette per mantenere un comune senso di smarrimento, leader che dividono e agnellini attratti dai lupi che imparano subito a vivere: il mondo contemporaneo, così contraddittorio e complesso, viene descritto senza troppi orpelli retorici nell’amalgama fertile di Pop, Acid Rock, Disco, Rap e Reggae, Folk.

Mano si cala completamente in atmosfere sempre diverse; ecco che compare il fascino di un ritmo latino, poi torna il suono rustico di una fisarmonica, ecco ancora tappeti sonori densi di effetti assolutamente suggestivi. Difficile far aderire lo stile di Mano ad una “corrente”: la sua caparbietà di sperimentatore non può essere imbrigliata in una definizione schematica, le onde sonore che crea sono perturbazioni non arginabili.

L’album è un esperimento anche perché, oltre che autore, Mano è produttore artistico di se stesso, cura l’album dalla registrazione al missaggio e affida la masterizzazione ad Andrea Brasolin (MyBossWas Studio di Torino).

È un lavoro intraprendente e dinamico, esattamente come la musica in cui si incastrano momenti di vita quotidiana e racconti di incontri, stati d’animo che il cantautore raccoglie e ripropone. Proprio come una pulce, la sua capacità di cogliere gli umori che disordinatamente si muovono in noi e tra noi, si impone all’ascoltatore e non gli lascia che la possibilità di ascoltare.

E dopo aver ascoltato, rimane la sensazione che Mano sia consapevole delle sue qualità di narratore, abile nel descrivere e nel farsi beffa della materia del suo racconto, con l’ironia ed il sarcasmo di chi ha già trovato la sua via di salvezza nella propria passione in una società sempre incerta e incapace di avere la cognizione di sé.

La musica può davvero essere “la pulce nell’orecchio”, la struttura così particolare che solo nella sua forma determinata e razionale può garantire libertà e, al contempo, facilità di espressione.

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: