“La cenere del tempo”, di Giovanna Fracassi: la prefazione della silloge

“La cenere del tempo”, di Giovanna Fracassi: la prefazione della silloge

Giu 9, 2014

Il tempo ha affascinato ogni essere umano, sin dalle origini infatti l’uomo ha provato a determinare il tempo inglobandolo in una struttura prettamente antropica. La poesia ha sempre avuto un rapporto esclusivo con il tempo e con la sua versatilità in quanto non lo si considera “definibile” ma esteso.

Questo è un alto concetto di cui si parla sin dagli inizi della cultura greca, tempo e spazio sono così indeterminabili da un unico essere, sono la rappresentazione di un immenso che non ci è dato conoscere.

Di ciò che non so/ taccio grata// non mi domandare/ né indagare del mio essere.// s’aprono e si chiudono/ paratie d’acciaio// Di ciò che so/ taccio sicura// tuttora la ricerca/ è laboriosa// a nulla di certo/ sono pervenuta// esteso è il tempo/ e vasto è lo spazio.” – “Paratie”

La cenere del tempo” rielabora concetti misterici del poeta in concomitanza con il mondo moderno che ha accelerato i ritmi della vita a tal punto da non  aver individuato una direzione possibile per quelle menti che ancora sono in viaggio alla ricerca delle risposte alle domande esistenziali che ancora tormentano l’uomo contemporaneo. L’essere umano, oggi  così piegato alle esigenze della società, si trova smarrito e riflette sulla caducità delle strutture umane rivelando in tal modo tutto il suo malessere.

In particolare, l’Io poetico, si sofferma su ciò che ha vissuto con la consapevolezza di non poter afferrare tempo e spazio: qualora uno fosse certo, l’altro si contorcerebbe nelle passioni e debolezze. È un rivelarsi nudo davanti al lettore, che ha la possibilità di intravedere spiragli di luce dietro alla coltre di malinconia presente, una malinconia che guarda al passato per concepire un presente vagabondo ma ancora foriero di emozioni e di passioni.

Raminga/ solitaria e perlacea,/ nel tuo cielo,/ indifferente/ scagli// i tuoi raggi diafani/ ad inseguire/ il mio cauto errare/ fra le asperità/ di questa terra,// oh sì, di questa terra,/ dove la mia ombra/ ora s’interseca ora s’incatena/ alle altre mute essenze,/ ora umile ora superba,// accanto sosta/ e  poi fugge/ e poi ritorna,/ ma non si disperde/ ma non si tramuta// […]” – “Vagabonda”

Giovanna Fracassi continua, con questa nuova silloge poetica, un discorso iniziato nel 2012 con “Arabesques” e proseguito con “Opalescenze” (editi entrambi per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”). Anche in questa sua raccolta l’autrice  rivela  un nuovo aspetto del suo sentire, del suo poetare.

Le liriche, grazie ad uno stile devoto alla brevitàs, sono da intendersi come brividi d’emozioni nei quali l’Io sibila verità che a voce alta non riuscirebbe mai a pronunciare. Come una foglia d’autunno, l’autrice è in un limbo, ha la consapevolezza che cadrà ma non sa quando il soffio del vento inaugurerà il suo nuovo viaggio. È una solitudine apparsa sin dalla nascita della foglia, l’energia creatrice aveva nascosto nella sua essenza un malinconico agitarsi di passioni e follie, nonché rimembranze di amori mai vissuti e di pulsazioni che non si incontrano nella vita reale.

“[…] Quanto è durato/ il tuo viaggio/ nei cieli della desolazione/ fra gli astri freddi/ aridi d’amore/ nei deserti di indifferenza/ dove il tuo grido/ ha squarciato/ le tenebre fin oltre l’universo.// Hai trovato la tua maschera / la finta speranza/ nel gioco crudele/ delle parti/ invertiti i destini/ ora non sei più nulla/ e di ciò che eri/ sabbia fine/ disperderà il tempo.” – “Viaggio”

Cenere, sabbia, polvere. Una via nella quale l’animo si commuove, elementi sottili che appartengono al tutto e che difficilmente vengono separati dalla loro massa. L’interrogazione dell’Io, però, richiede di centellinare ognuno di questi elementi per esplorare l’unico, per constatare quanto un granello sia vagabondo nel lasciarsi trasportare dal vento, senza prendere alcuna pretesa di decisione ma con la libertà di accettare ciò che accade durante il suo percorso.

“Non hanno più ali/ i vuoti/ e le mancanze,// non c’è più/ un  anfratto/ o una foglia/ di luce// e// neppure il calore/ di una voce.// Non c’è più/ il passo consunto/ dell’incontro d’amore// e// neppure il segreto/ condiviso  e ancor celato/ al ronzio nervoso/ della moltitudine.” – “Nulla”

 

Written by Alessia Mocci

Curatrice collana Trasfigurazioni

(alessia.mocci@hotmail.it)

 

Booktrailer realizzato in collaborazione con Libera il Libro

 

 

Info

Sito Rupe Mutevole

Facebook Pagina Fan

ACQUISTA

Collana Oubliette

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: