“La collina” di Andrea Delogu ed Andrea Cedrola: un libro che scotta, che fa male

“La collina” di Andrea Delogu ed Andrea Cedrola: un libro che scotta, che fa male

Giu 2, 2014

Ivan e Barbara hanno scelto di tornare alla collina, e forse lo fanno anche per Valentina, che ha poco più di cinque anni. Valentina si ricorda ancora tutto dei suoi primi anni di vita, della sua collina, del suo vitellino; invece dei bambini suoi amici, all’asilo, nemmeno più uno.

Riccardo è il papà di tutti quanti lì dentro; è un omone grande e grosso fatto apposta per farsi abbracciare. Con un cenno sull’orologio le mostra che è in ritardo: anche se è un asilo, ci sono gli orari da rispettare.

Valentina osserva con i suoi occhi bambini questo mondo – che è il suo mondo, la sua vita – e va tutto bene, si sente al sicuro, non deve nemmeno chiudere la porta quando esce.

Nessuna domanda si pone, è la vita più  bella che le potesse capitare: alberi senza gabbie intorno, niente denaro, e tutti a tavola insieme. Fino al giorno in cui il papà Ivan, che è il bracco destro di Riccardo, rientra dicendo a Barbara, la sua mamma, che ora di fuggire…

Niente di nuovo dal punto di vista mediatico o legale, sulla questione “San Patrignano”. Tante volte ci siamo divisi contro o pro  la questione “Muccioli”  senza invece correttamente schierarci se pro o contro l’ accettare o il non accettare che esistesse la droga.

È un libro che scotta, che fa male, tanto da desiderare di richiuderlo immediatamente. Per poi riaprirlo e vedere cosa succede, chi salva chi. Chi percuote chi. Di chi è la colpa.

Provare a considerare La collina, scritto da Andrea Delogu ed Andrea Cedrolada un punto di osservazione neutro, apolitico, apartitico – e nel nostro Paese non è cosa semplice – attraverso gli occhi di una bambina che è nata in comunità e che vi è rimasta fino quasi ai suoi undici anni.

Parlare di droga, di corruzione, di omicidi, di Aids, se ne fa sempre volentieri a meno, ma se il nostro sé non si specchia, non saprà mai come è fatto.

Certo è un romanzo, ogni riferimento è o dovrebbe essere puramente casuale, eppure si avverte come un omaggio a chi è stato ospite (o detenuto), o “angelo” (guardia) nella comunità di recupero di San Patrignano.

Perché, si voglia pensare o no, chi sbaglia tanto, chi fa della propria vita un prototipo, qualunque esso sia, salva tutti gli altri – noi –  sbagliando e pagando al posto nostro.

 

Written by Daniela Montanari 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: