Intervista di Sarah Mataloni a Paola Scoppettuolo, coreografa e direttrice artistica della Compagnia Aleph

Intervista di Sarah Mataloni a Paola Scoppettuolo, coreografa e direttrice artistica della Compagnia Aleph

Mag 6, 2014

“Siamo il nostro ricordo

un museo immaginario di mutevoli forme,

 mucchio di specchi rotti” (J. L. Borges)

Assenza, è un raffinato e complesso spettacolo di teatro-danza della Compagnia Aleph, che si ispira liberamente ad alcune poesie di Borges.

L’assenza non è semplicemente mancanza, ma può significare molte cose: assenza di comunicazione, e sopratutto pietrificazione che la mancanza di qualcosa o qualcuno determina.

La regia e la coreografia di questo lavoro particolarmente ispirato, è di Paola Scoppettuolo, Direttrice artistica della compagnia Aleph e della Piroetta Dance School, scuola di danza contemporanea al centro di Roma, diventata un polo importante del teatro-danza romano.

Incontriamo Paola in occasione dello spettacolo “Assenza”, in scena al Teatro dell’Orologio a Roma, il 29 e 30 aprile 2014.

 

S.M.: Quali sono le tappe fondamentali della tua formazione professionale e com’è nata la tua passione per la danza? C’è stato un momento preciso in cui hai deciso di farne la tua vita?

Paola Scoppettuolo: La cosa strana è che non ho mai scelto, piuttosto è la danza ad avermi scelta. Ho cominciato a sei anni a fare danza, mi sono formata all’Accademia Nazionale, ho frequentato master all’estero, superato concorsi, e in modo naturale, e quasi per gioco,  la coreografa  è diventata una professione, ( anche se questo termine non mi piace, perché essere artisti è una scelta, una vocazione). Non c’è stato quindi un momento preciso in cui abbia deciso di dedicare la vita alla danza, mi ci sono trovata dentro, è capitato, come tutte le cose importanti della vita, succedono perché doveva essere.

 

S.M.: Il tuo percorso professionale di danzatrice è unito ad una formazione universitaria di carattere filosofico. Quanto ha influenzato la scelta di questi studi i tuoi progetti artistici?

Paola Scoppettuolo: Moltissimo. Fin da bambina, preparavo bigliettini da visita con la scritta “Paola Scoppettuolo, filosofa della danza”. Ho sempre amato contemporaneamente la filosofia e la danza e ho abbracciato i due percorsi fondendoli. Mi sono laureata in filosofia della Scienza, che sembra essere poco attinente con il mio percorso artistico, ma in realtà, a parte la cultura di base che un artista completo deve possedere, (e che oggigiorno i coreografi hanno sempre meno) il coreografo è una persona colta, che studia, osserva e  approfondisce. L’approccio intellettuale e filosofico che ho di fronte alla cultura e all’arte mi permette infatti di essere  molto analitica e oggettiva nei miei progetti.

 

S.M.: Direttrice artistica della compagnia Aleph, hai realizzato molti spettacoli con tematiche mitologiche, come, ad esempio Labirinti- Orfeo, la verità e il suo doppio, Voci-Medea. Quali di questi spettacoli ti ha maggiormente ispirato, ma soprattutto, in quali di questi lavori ritrovi i drammi e le contraddizioni che vive l’uomo contemporaneo?

Paola Scoppettuolo: Innamorata della mitologia in quanto archetipo essenziale  per gli esseri umani, (come le fiabe) ho parlato soprattutto di donne: Cassandra, Arianna, e ho portato in scena Medea due volte (con lo spettacolo la Carne e il Corpo Sacro (la prima versione della Medea) e la Medea di Christa Wolf). Le contraddizioni  che mi interessano sono quelle dell’animo femminile,  pieno di sfaccettature: in Cassandra la sua seconda vista, che in qualche modo si ritrova anche in Medea,  in Arianna il suo essere infantile e il rapporto con il maschile. Tutte le mie coreografie sono al femminile. Ho parlato soprattutto di donne  perchè sento il bisogno di parlare di femminilità, che è un grande dono che abbiamo, e la porto in scena con grande piacere: l’interiorità della donna è molto  ricca, sfaccettata e mi interessa parlare di figure mitologiche femminili più che di quelle maschili, le trovo più interessanti, soprattutto  quando si tratta di figure mitologiche come Cassandra, Arianna, Medea (oltretutto di Medee moderne la cronaca è piena). Mi piace ricordare il secondo lavoro su Medea che ho portato in scena “Medea- Voci”, un progetto  ispirato alla Medea di Christa Wolf, un lavoro legato anche  a tematiche più ampie e complesse, come la schizofrenia.

 

S.M.: Parliamo di Assenza, lo spettacolo liberamente ispirato ad alcune poesie di Borges in scena al teatro dell’Orologio il 29 e 30 aprile. Nella presentazione dello spettacolo si legge “L’assenza toglie aria e respiro come la corda alla gola”. Data la complessità della tematica, come hai preparato le danzatrici allo spettacolo?  Esiste una via d’uscita alla sensazione di immobilità che genera l’Assenza?

Paola Scoppettuolo: Abbiamo impiegato sei mesi per portare in scena “Assenza” e ho dovuto fare un cast in cui le danzatrici non fossero solo danzatrici, ma anche attrici, performer e  soprattutto persone intelligenti. Siamo partite dallo studio della poesia di Borges, abbiamo visto  i quadri di Magritte e De chirico. Ho dedicato quetso spettacolo a mio padre che non c’è più, quindi in qualche modo è legato a un lutto, ma l’assenza non è semplicemente un vuoto, l’assenza può essere tante cose, mancanza di erotismo, di comunicazione, la pietrificazione che determina l’assenza. Mi viene in mente un lavoro di quattro anni fa “Pietre” ispirato ad una poesia di Sylvia Plath, in cui ho affrontato il tema della pietrificazione. Il messaggio che voglio trasmettere con “Assenza” credo sia  positivo, perché lo spettacolo nasce dalla frase  di Borges “siamo il nostro ricordo… un mucchio di specchi rotti”; in realtà questi specchi rotti si possono ricomporre, si può ricostruire basandosi sulla propria forza interiore, sulla fiducia nelle proprie capacità… È un messaggio di contatto, perché ciò che manca nel nostro tempo è proprio la mancanza di contatto fisico. Nello spettacolo, c’è un bellissimo pezzo dedicato all’autoerotismo, trattato in maniera raffinata, che fa sentire e comunica l’assenza dell’altro e il bisogno di comunicazione; il contatto risolve, le parole tante volte complicano.

 

S.M.: In uno spettacolo come Assenza quanto importanza ha il gesto teatrale e come riescono a convivere assieme queste due arti fondendosi armonicamente?

Paola Scoppettuolo: Nel teatro-danza, (molto sottovalutato in Italia, e molto diffuso in Nord Europa) la parola sottolinea il corpo, il corpo la parola; le mia danzatrici danzano, emettono suoni, parlano e con il ritmo delle parole simulano gesti, basandosi sia sul ritmo musicale della parola sia sul senso della parola stessa… Ci sono vari livelli di comunicazione. Ci tengo  a dire che il teatro danza,  è il futuro della danza, è una chiave per poter esprimere ancora di più, anche dal punto di vista della ricerca gestuale.

 

S.M.: Prossimi progetti della compagnia?

Paola Scoppettuolo: Continueremo a portare in giro Assenza. Stiamo inoltre costruendo un progetto con Tiziana Foschi, attrice della Premiata Ditta, un monologo  ironico-tragico, in cui due danzatrici della compagnia Aleph interagiscono con lei; una chicca di quaranta minuti raffinata ed ironica. Nello stesso tempo, ho in progetto di realizzare un corto sul DAP (disturbo di attacco di panico) che verrà presentato alla biennale e al festival “Corti and Cigaretts”: credo che l’arte sia un’ ottima chiave per sciogliere i nodi e questo è il momento giusto per parlare di certi fenomeni, che sono molto più diffusi di quanto si possa immaginare.

 

Written by Sarah Mataloni

 

 

4 comments

  1. Magnifico!

  2. Chiara /

    Bellissima intervista!

  3. sarah Mataloni /

    Grazie!!!!!

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