“Le case verdi sotto il cielo nero” di Lorenzo Marone: terza posizione nella sezione D del Concorso Oubliette 04

“Le case verdi sotto il cielo nero” di Lorenzo Marone: terza posizione nella sezione D del Concorso Oubliette 04

Mag 5, 2014

Le case verdi sotto il cielo nerodi Lorenzo Marone si aggiudica la terza posizione nella sezione D (racconto) della Quarta Edizione del Concorso Letterario Nazionale “Oubliette 04 promossa dalla web magazine artistica Oubliette Magazine. Di seguito la critica letteraria redatta da Giovanna Albi. Buona lettura!

Se non potete eliminare l’ingiustizia, almeno raccontatela a tutti”: l’esortazione del sociologo iraniano contemporaneo, Alì Shariati, che ben conosce le condizioni dei ceti più poveri, riportata nel racconto  di Lorenzo Marone, ben esprime l’intento dell’opera di denuncia sociale di una realtà quale quella del comune napoletano di Caivano.

Una dimensione difficile da modificare, ma che è doveroso raccontare, attraverso il punto di vista di chi la patisce e ormai la vive con una naturalezza, avvezza a confrontarsi ogni giorno con il degrado socio-ambientale.

“Bisognava pur metterli da qualche parte i terremotati degli ottanta. Alcuni di loro sono finiti qui. E qui sono stati dimenticati. Come i genitori di Anna, la quale questa storia nemmeno la conosce”.

Anna è infatti la protagonista del racconto, la vittima inconsapevole di una realtà, quella delle Case Verdi, dimenticata da Dio e dagli uomini. Il suo mondo nasce e finisce qui: qui vuole vivere, costruirsi una famiglia, avere dei figli. Non sa cosa ci sia fuori di questo squallore né che questo non è luogo per i bimbi perché “qui non si vive. Qui si muore. Ogni giorno.”

Visto che la realtà è amara. Lo stile è secco, asciutto, scarno ed essenziale, bello perché rifugge gli orpelli retorici e punta dritto al cuore del problema e dell’uomo sensibile. C’è gente, tanta, che vive ai margine del sociale, che non ha neppure la fantasia di immaginare un mondo diverso, migliore, perché alla vita grama ci si fa l’abitudine.

In questo luogo dimenticato  non c’è spazio per la cultura, che potrebbe far evolvere gli individui, ma qui i ragazzi disertano la scuola, come Anna e le sue amiche del cuore, Patrizia e Giusy. La scuola? Una perdita di tempo. L’obiettivo?

Trovare il principe azzurro. Anche se di principi, in zona, ce ne sono davvero pochi. E di azzurro nemmeno il cielo è rimasto”. Ma Anna e company seguono lo stereotipo, non si guardano intorno, non si stupiscono di nulla, vivono in quella ignoranza che vuole il sistema, perché siano manovrabili a piacimento.

Qualcuno ha denunciato la realtà. “Questa è la Terra dei  fuochi, come la chiamano adesso, da quando quello scrittore (il Saviano innominabile!) si è messo a parlare della Camorra che si serve dei Rom per accendere i rifiuti tossici, scarti industriali che chissà da dove arrivano”.

Anna ne conosce il nome, ma non lo può pronunciare ; ovviamente non ha letto il libro, le è piaciuto però il film, benché si dica che si tratti di invenzioni  a scopo di lucro. Eppure quei fuochi li vede e le arriva la puzza, ma ciò non basta per far nascere un idea di riscatto. Il parroco? Parla troppo, dicono, anche se vuole bene ai ragazzi, come la preside che suona alle loro case per portarli a scuola. Ma ora Anna ha scoperto le motociclette e dal parroco non ci va più; certo questo mezzo la fa sognare, anche le Case verdi sembrano più belle.

Oggi è il giorno del suo compleanno e lo festeggia fuori del parco, poi il regalo : una nuova cover per il telefonino. La gioia è immensa, qui poco basta per trovare un attimo di felicità. “Giurano che non si separeranno mai, che vivranno per sempre qui, nelle Case Verdi. Si sposeranno e i loro figli diventeranno amici. Anzi fratelli, come lo sono loro tre”.

In questo mondo, descritto in punta di penna, con il sacro rispetto dell’inconsapevole dolore umano, si creano strane famiglie e strani progetti che compensano la desolazione del luogo. Non si pensa di andare via, come sarebbe naturale aspirazione, ma anzi di radicarsi in una realtà fatiscente, che radici non ha; però, le foto le immortalano felici e “i roghi alle loro spalle assomigliano ai falò che si accendono la notte di ferragosto”.

Un racconto desolato, naturalista, vero, spietato nel quale però la luce dell’amicizia riscalda i cuori inconsapevoli delle fanciulle che stravolgono la realtà fino a sognare una vita possibile.

Congratulazioni a Lorenzo Marone per l’ottimo risultato.

Link diretto finalisti del Quarto Concorso Letterario Nazionale “Oubliette 04” QUI

 

Written by Giovanna Albi

 

Per i vincitori della Prima Edizione del Concorso “Oubliette 01″ clicca QUI.

Per i vincitori della Seconda Edizione del Concorso “Oubliette 02″ clicca QUI.

Per i vincitori della Terza Edizione del Concorso “Oubliette 03″ clicca QUI.

 

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