“L’ufficio del personale”, poesie di Francesco Lorusso: distende tutto ciò che è apatico, confuso e soggettivo

“L’ufficio del personale”, poesie di Francesco Lorusso: distende tutto ciò che è apatico, confuso e soggettivo

Mag 2, 2014

Riconosco solo il sudore sciupato/ con il progetto di un lavoro/ che prosciuga gli obbiettivi.// Senza sfamare la bocca ai sogni/ domani ricomincio il turno/ che sfarina tutti i miei giorni// Ricordami chi siamo, rientrando,/ se ti lego a uno schermo piatto/ per difenderci da un contatto scaduto. – “Riconosco solo il sudore sciupato

Siamo portati a considerare come unica realtà quella visibile e materica, quella che viene evidenziata dai fatti percettivi ed emotivi, egoistici ed egocentrici dal nostro essere, senza considerare la possibilità che esiste la capacità in noi di poter conoscere, pensare e vivere, in un altro modo, il mondo che ci circonda.

La visione antropomorfa dell’onnipotenza del creato favorisce la nostra relazione con l’esterno e ci permette di appartenere alla paesologia allargata condividendo interessi comuni, occupando posizioni ufficiali nella società e interpretando ruoli.

Francesco Lorusso, nel suo libro di poesie, L’ufficio del personale, edito da La Vita Felice, 2014, ci conduce nel vivo di momenti difficili e complessi dei rapporti interpersonali e intimi in cui sono sottintesi i vantaggi e gli svantaggi della cooperazione e della solidarietà spontanea e forzata tra vicini di casa, tra estranei o tra collaboratori che hanno esigenze simili o complementari.

I rapporti orizzontali tra chi ha interessi comuni o tra coloro che sono costretti a incontrarsi quotidianamente e che mantengono legami relazionali, favoriscono la nascita di sodalizi, ma anche di addii, di separazioni, allontanamenti, a volte la nascita di alienazione.

L’organizzazione del lavoro spesso è ripiegamento su se stesso, chiusura, regola, ordine sociale che nasconde e soffoca la spontaneità, la gioia, l’espressione meravigliosa del mutevole, la sua osservazione.

L’autore comprende e si sposta sulle costanti dell’animo umano, ma anche sulle sue variabili. Non vuole la paralisi dell’emozione: si adagia sui particolari della bellezza interiorizzarla affinché possa durare lungamente nel tempo.

Lo scenario della società del lavoro si modifica nel corso degli anni e nel gruppo, che collettivamente, emancipandosi, paga uno scotto sociale e psicologico, proprio nel periodo in cui avanza la crisi del periodo moderno.

La poesia si allena, quindi, come riflesso; si contrappone come piano d’azione realistico: cerca di distendere tutto ciò che è apatico, confuso, soggettivo, assolutamente forzato Ricordami chi siamo, rientrando,/ se ti lego a uno schermo piatto/ per difenderci da un contatto scaduto.

Nelle affannose corse del mattino/ l’ultimo Stato sta smarrendo nel pallore/ il bronzo conquistato sulle prospettive/ dei corrimano eleganti della rivoluzione.// Oramai non arrivano più le farfalle/ per noi solo occhi chiusi verso il sole/ sulla strada dove la segnaletica lontana/ ha posto le ali dei suoi consensi vietati.” – “Nelle affannose corse del mattino

 

Written by Rita Pacilio 

 

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