“Illmitz”, ultimo libro di Susanna Tamaro: una storia emozionante e ricca di considerazioni

“Avevo scelto quel luogo come meta un pomeriggio di noia e depressione. La zona eletta era un minuscolo angolo d’Europa soffocato dalla prepotenza degli stati della Zona Orientale. Lì, c’erano le mie radici; da lì, molti anni prima, la mia famiglia aveva iniziato il suo viaggio alla ricerca di una sorte migliore”.

Illmitz esiste davvero. È un comune austriaco che conta circa 2.500 anime, ed è anche il titolo del romanzo d’esordio, mai pubblicato prima, della scrittrice triestina Susanna Tamaro.

Correva l’anno 1982, prima di “Và dove ti porta il cuore”, ed inspiegabilmente l’opera veniva snobbata dagli editori, pur ottenendo un grande consenso da parte di chi aveva letto il manoscritto. Recentemente la Tamaro ha trovato la motivazione per dare alla luce questo romanzo breve, che è diventato subito un best seller.

Nel gennaio 2014, pubblicato da Bompiani, compare nelle librerie e porta il titolo di un luogo ai confini con l’Ungheria. È il racconto in prima persona di un viaggio da Roma a Illmitz che Jiri, un ragazzo di 25 anni, compie per scoprire le origini della sua famiglia, prima che i suoi genitori si trasferissero sul Carso.

Il giovane si sente inadeguato, e con disarmante sincerità afferma: “Negli ultimi tempi però, un malessere profondo aveva cominciato a tormentarmi. Essere nulla in mezzo al frastuono diventava rischioso; non sentendomi ancorato ad alcunché, sentivo la mia vita sfuggirmi di mano; e insieme a ciò, la sensazione che non ero solo io a perdermi, ma era il mondo intero che aveva smarrito l’orientamento, la direzione, e che mi trascinava nella sua rovina, come una valanga che via via si accresce e con fragore rotola a valle”.

È un viaggio metaforico, che da fisico diventa interiore, di un giovane che è alla ricerca delle proprie radici, non solo familiari, ma anche del suo “stare al mondo”. Al centro della storia c’è un malessere esistenziale profondo, col quale il ragazzo vuole confrontarsi, per poter scendere a patti con la sua personale guerra contro il mondo.

In un susseguirsi di flash back, i ricordi dell’infanzia si alternano a sogni grotteschi, dove realtà e fantasia portano un unico messaggio di consapevolezza. In questa storia di formazione, vissuta come un cammino di iniziazione, il protagonista dovrà fare i conti coi suoi sensi di colpa.

Il fantasma della sorella Agnese, morta bambina mentre attraversava la strada a occhi chiusi per mettere alla prova l’esistenza dell’angelo custode e il cui lutto non è mai stato elaborato; l’amico Andrea, rimasto al paese natale, che ha saputo rimanere ancorato alle proprie radici; la morte della madre, forse amata più per dovere che non per la qualità del loro rapporto.

Ma soprattutto questo viaggio fa emergere l’inquietudine nei confronti di Cecilia, la sua fidanzata romana, un’impiegata corpulenta dotata di una vitalità istintiva, che egli ha paura di amare per motivi sbagliati. Di lei Jiri dice: “Amo Cecilia come mia madre, anzi, l’amo più di mia madre. Amo il suo ventre, la sua fecondità, amo la possibilità di sprofondarmi dentro di lei, amo il suo utero come un bambino, amo i suoi bottoni slacciati, amo il suo passo indeciso e amo i suoi sorrisi muti. E sono felice di amarla così”.

Una storia commovente e ricca di considerazioni, che ci fa comprendere quanto legittima sia la nostra malinconia per quello che è stato, e per ciò che ancora ci attende. Una vicenda per chi si propone di trovare la propria dimensione che sarebbe stato un peccato tenere chiusa in un cassetto.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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