“Sette pezzi di carne”: la follia della notte metropolitana, in scena dal 22 aprile al 4 maggio, Roma

“Sette pezzi di carne”: la follia della notte metropolitana, in scena dal 22 aprile al 4 maggio, Roma

Apr 24, 2014

Il 22 aprile ha debuttato, al Teatro dei Conciatori a Roma, Sette pezzi di carne, per la regia di Riccardo Reim. L’autore e  regista Reim torna per raccontare attraverso le storie di sette personaggi “border line”, la follia  che si nasconde nel buio della notte metropolitana.

L’interpretazione del mondo notturno è nelle voci di Valentina Ardinzone, Letizia Barone Ricciardelli, Emanuela Cacciaguerra, Danilo Celli, Chiara Di Pietro, Federica Lamedica e Maria Santirocco e con le musiche originali di Raffaele Nicolì.

Lo spettacolo, portato in scena nel 2012 alla Galleria degli Zingari, viene riproposto in nuova edizione, che prevede la disposizione del pubblico nel medesimo spazio degli attori, in una sorta di coinvolgimento diretto che annulla la distanza tra spettatore e palco.

L’umanità notturna che emerge a tratti dai racconti, dai segreti, dalle ossessioni di ciascun personaggio, è al di fuori di ogni senso morale e controllo: ogni voce della notte è testimone, a suo modo, di un atroce delitto, e a brandelli racconta ciò che ha visto e che può testimoniare.

Esiste un sottile filo che lega le vite dei sette protagonisti, che agiscono sul palco a tratti come voci singole, a tratti partecipando alla  follia degli altri. Molto convincenti le interpretazioni degli attori, a partire dalla gestualità, dalle frasi ripetute come un inquietante e tormentata ossessione (canta Libeccia, canta, “l’orgoglio sta tutto nei miei capelli”, “io pago passeggiando”) che attanaglia lo spettatore lasciandolo in uno stato di sospensione e di  ansia continua.

È un mondo claustrofobico, grottesco, ben delineato non solo dai singoli, ma anche dall’insieme delle voci, che costituiscono un coro indecifrabile di rituali, incubi, confessioni, in cui si fatica a scindere la realtà dal mondo “inventato” dalla loro folle fantasia.

I monologhi dei protagonisti (intervallati da cori che suonano come inquietanti filastrocche) sono in versi, elemento che allontana la distorta“testimonianza” del delitto dalla pura cronaca, creando nello spettatore un senso di estraneità e di sano distacco. Si avverte, infatti, una sottile distanza che separa il mondo “comune” da una realtà segreta che sembra lontana e si può solo intuire, ascoltare, carpendo frammenti di un’esistenza che non ci appartiene.

Molto azzeccata la scenografia e la semplicità dell’allestimento, in uno spazio senza definizione in cui il palco è pieno dei tormenti dei sette protagonisti, e non serve molto altro; la scena è infatti animata dai sette attori (molto bravi e giovanissimi) i quali, raccontandosi,  permettono allo spettatore di intuire frammenti di vita e  allo stesso tempo,  di  guardare questo mondo saturnino da lontano, senza entrarci in contatto realmente.

Lo spazio scenico è ben distribuito e rende l’idea della situazione al di fuori di ogni logica: sei attori disposti centralmente (animati dalle loro follie) e un’attrice sul fondo del palco, che ogni tanto sembra tirare le fila “di un racconto” spezzato e incerto, che ha i contorni indefiniti di un sogno inquietante.

Uno spettacolo che tra ossessioni, follie, e attimi di lucidità, non lascia spazio alla noia: si abbandona la sala con un senso di sottile inquietudine dovuta al tormento e ai segreti di un mondo che in fondo è incontrollabile, non conoscibile  e tale rimane nella mente dello spettatore.

Da vedere.

 

Written by Sarah Mataloni

 

 

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