Intervista di Rebecca Mais agli Heretic’s Dream in occasione dell’uscita del loro nuovo album “Walk the Time”

Intervista di Rebecca Mais agli Heretic’s Dream in occasione dell’uscita del loro nuovo album “Walk the Time”

Apr 23, 2014

Nati nel 2010, la band degli Heretic’s Dream è composta da Francesca Di Ventura (voce), Andrej Surace (chitarra), Carlo Nicolucci (chitarra), Maurilio Di Stefano (batteria/flauto) e Jacopo Greci (basso).

La genesi degli Heretic’s Dream avviene in occasione del trasferimento della vocalist Francesca e del chitarrista Andrej dall’Italia all’Inghilterra. Qui i due, con l’aiuto del bassista Rick Sivier, trascinati dalle loro diverse influenze musicali e dal nuovo ambiente, cominciano a scrivere musica, una musica molto particolare e difficilmente classificabile in un unico genere ma forse proprio per questo ancora più originale ed autentica.

Nel febbraio del 2012 è stato registrato l’album di debutto “The unexpected move”, sotto etichetta Videoradio Edizioni Musicali & Discografiche, ed ha ottenuto un ottimo confronto sia in Italia che in altre parti del mondo come il Regno Unito e il Canada.

Nel novembre del 2012 gli Heretic’s Dream hanno supportato Richie Kotzen e nello stesso anno sono stati i supporter ufficiali della band metal svedese Crucified Barbara durante il loro tour italiano. Nel marzo del 2013 è uscito il singolo “Chains of blood” (featuring Gabriele Bellini) mentre il 4 ottobre dello stesso anno sono usciti sia il nuovo singolo “Outcasted” che il nuovo album “Walk the Time” su etichetta Videoradio e distribuito da Self.

La tracklist dell’album è composta da 11 brani che spaziano dal trash metal al goth, dal progressive al pop metal. Un album molto particolare che grazie all’ibridazione di generi diversi si rivolge ad un pubblico ancora più vasto del solito.

Per capire qualcosa di più della loro musica abbiamo pensato di intervistare gli Heretic’s Dream e gentilmente la vocalist Francesca Di Ventura, in vece di portavoce della band, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

 

R.M.: Il vostro progetto è nato nel 2010 quando il chitarrista Andrej Surace e la cantante Francesca Di Ventura sono andati a vivere in Inghilterra. Com’è nata questa decisione? Ha in qualche modo influito sulla vostra musica?

Francesca di Ventura: Andrej ed io ci siamo conosciuti nel 2008 grazie alla musica: la band di cui lui al tempo era chitarrista cercava una cantante e loro scelsero me. Londra è arrivata come proposta dell’azienda per cui lavoro, e con Andrej ho deciso di accettare tale esperienza all’estero. Certamente abbiamo avuto l’opportunità di suonare moltissimo: Camden Town, e in generale Londra, è tutto un fiorire di music venues e pubs con musica live. Non direi che tale residenza a Londra abbia influito sulla nostra musica altrimenti ci saremmo dovuti convertire al brit pop che è l’unico genere, oltre all’hip pop/r’nb, che spopola qui. Direi invece che il brit pop è tra i pochi generi di cui non c’e’ traccia nella nostra musica. Amiamo le chitarre scure, la batteria potente.

 

R.M.: Come definireste la vostra musica, così difficilmente classificabile?

Francesca di Ventura: Un inno alla musica, che non ha limiti di espressione. Ci definiamo metal per i suoni e una generale predilezione per soluzioni ritmiche tipiche del metal, ma il nostro è un cross over. Il non poterci catalogare specificamente in un genere crea difficoltà nell’indirizzamento del nostro prodotto verso un pubblico specifico, ma al tempo stesso la nostra musica può rivelarsi una piacevole scoperta per chi, casualmente, si imbatte in essa non essendo un “metallaro puro”.

 

R.M.: Dopo il vostro album di debutto del 2012, “The Unexpected Move”, il 15 ottobre 2013 è uscito il vostro nuovo album. Com’è nato “Walk The Time”?

Francesca di Ventura: A settembre 2012 stavamo ancora promuovendo il primo album, soprattutto in UK, ma nuove idee scalpitavano e abbiamo cominciato a buttarle giù. Vari cambi di line up, seppur rendendo il processo di composizione difficoltoso contestualmente all’attività live che mai abbiamo abbandonato, hanno di contro consentito di arricchire il nostro bagaglio musicale mediante le influenze dei vari musicisti che si sono susseguiti. Walk the time è una esortazione a vivere attivamente il proprio tempo, percorrendolo senza farselo scorrere addosso.

 

R.M.: Chi vorreste ascoltasse “Walk The Time” e la vostra musica in generale?

Francesca di Ventura: Chiunque si approcci alla musica con apertura mentale, spinto dal desiderio di emozionarsi al di là di schemi stilistici definiti.

 

R.M.: Avete alle spalle oltre 60 performances negli ultimi 18 mesi: cosa rappresenta per voi il potervi esibire dal vivo?

Francesca di Ventura: In verità contandole sono 105 dal 2012… Il palco è il contatto con il pubblico e con se stessi, come singoli musicisti e come gruppo. È il mezzo più potente per un artista di liberare l’energia che ha in sé, di esprimere il desiderio di rendere partecipe gli altri di quelle emozioni che riesce a manifestare solo attraverso la musica. La musica è la chiave che apre la porta dell’universo del musicista al pubblico e il live è il momento in cui il musicista è più vero, più a nudo.

 

R.M.: Da qualche anno due di voi (Francesca Di Ventura e Andrej Surace) vivono in Inghilterra. Quali differenze avete notato tra il panorama musicale italiano e quello inglese?

Francesca di Ventura: In UK, ma in generale all’estero, c’è molto meno protagonismo e più coesione tra le band. In Italia è una guerra fredda che ha come vincitori solo i gestori dei locali. Le band non realizzano il potere che avrebbero se si unissero in nome della musica, ma in Italia basta un live a cui partecipano familiari e amici che ti applaudono per sentirti una star. All’estero la musica è ancora una forma di aggregazione, in Italia mi sembra sia considerata un mezzo per farsi notare.

 

R.M.: Oramai Internet è diventato un importante strumento di diffusione, musicale ma non solo. Qual è il vostro parere al riguardo?

Francesca di Ventura: Internet è uno strumento potentissimo e, come tale, bisogna saperne fare buon uso ed evitarne l’abuso. Abbiamo un sito Internet, un profilo Facebook e Twitter della band, siamo su Reverbnation e sono tutti modi per essere in contatto con i fans, tenerli aggiornati sulle date, condividere con loro la gioia di una recensione o di un’intervista. Ad ogni modo il nostro interfacciarsi con i social network è minimo: lasciamo al nostro ufficio stampa, la Safe&Sound, il compito di gestire questo delicato mondo con la professionalità e l’efficacia che lo contraddistinguono.

 

R.M.: Grazie Francesca a te e a tutti voi per la disponibilità e a tutti i lettori di Oubliette buon ascolto.

 

Written by Rebecca Mais

 

 

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