Bosa: trovati dalla guardia di finanza 31 reperti fra anfore e vasellame in sacchi dell’immondizia

Bosa: trovati dalla guardia di finanza 31 reperti fra anfore e vasellame in sacchi dell’immondizia

Apr 19, 2014

Torna la Sardegna a far parlare di sé, l’isola italiana più amata nel mondo per le sue bellezze naturalistiche, e conosciuta per le sue testimonianze archeologiche.

Ci troviamo a Bosa, un comune di circa 8.000 abitanti della provincia di Oristano. La Guardia di Finanza della brigata di Bosa Marina, durante i controlli ambientali finalizzati a individuare discariche abusive lungo la strada litoranea che da Bosa conduce ad Alghero in provincia di Sassari, ha rinvenuto quello che è stato chiamato un vero e proprio “tesoretto” archeologico.

Occultato in alcuni sacchi dove normalmente si mettono i rifiuti e nascosto in mezzo alla macchia mediterranea, molto probabilmente l’inestimabile patrimonio “attendeva” di essere smerciato.

Succedeva alla fine di febbraio 2014, dove fra la vegetazione i finanzieri hanno rinvenuto tre anfore di età romana, insieme ad altro tipo di vasellame. I 31 pezzi ritrovati in totale, sono in buono stato di conservazione, e non sono gli unici scoperti dalle Fiamme Gialle lungo il tratto di costa bosano.

I manufatti sono certamente stati oggetto di un illecito recupero in mare, viste le evidenti tracce di coralli e incrostazioni marine. In particolare, un’anfora era già stata completamente ripulita ad eccezione di un curioso ciuffo corallino che la trasformava in un particolare oggetto di arredamento.

Evidentemente in zona agiscono i cosiddetti “tombaroli” subacquei che vanno in cerca di tesori sepolti e, equipaggiati di maschera e pinne, hanno fatto di quest’attività il loro mestiere. Il deprecabile fenomeno mina pericolosamente il patrimonio storico e artistico nazionale. Peraltro, occorre ricordare che la sottrazione di un bene archeologico o artistico alla fruizione comune è perseguibile penalmente.

Il materiale è stato dichiarato di enorme interesse archeologico, poiché databile tra l’età romana repubblicana e quella imperiale. I fondali marini della Sardegna hanno restituito manufatti che sono stati subito sequestrati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La Sopraintendenza provvederà a catalogare il tutto, in attesa di esporlo al pubblico. Ovviamente sono in corso delle indagini al fine di individuare i responsabili del reato di recupero abusivo di reperti archeologici. Gli esperti ci fanno sapere che la zona di Bosa, seguendo la costa fino ad Alghero, è ricca di antichi reperti, poiché testimonianza dei traffici commerciali della zona in tempi passati.

Questi ritrovamenti hanno permesso di ricostruire le rotte e le vie di navigazione, quali merci venivano trasportate e di rivedere la storia dell’economia di questa magnifica isola.

La Sardegna è davvero in posto incredibile per chiunque sia appassionato di archeologia e monumenti antichi.

Eppure, alcuni dei ritrovamenti più interessanti sono rimasti nascosti per secoli, dopo essere stati scoperti dagli archeologi. Sembra quasi che la ricchezza dell’isola non sia né tutelata né valorizzata. Certo, questi di recupero improprio di materiale archeologico sono fenomeni che succedono ovunque, ma viene da pensare all’inestimabile patrimonio negato ad un Paese, affinché per denaro ne possano godere solo pochi privati.

È un problema atavico che affonda le proprie radici nell’indifferenza di chi vuole addirittura negare la storia. È la piaga dell’ignoranza che lentamente dilaga, portando in superficie la vera natura dell’uomo ed il suo essere irragionevole ed egoista.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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