“Il Peso della Grazia”, libro di Christian Raimo: un finale che redime senza redimere

“Il Peso della Grazia”, libro di Christian Raimo: un finale che redime senza redimere

Apr 6, 2014

Perché scrivere Il Peso della Grazia? Il tutto sembra partire da un problema irrisolto con se stesso e l’altro sesso. Un insieme di rancori, dissapori, limiti, divieti a se stesso in nome della fretta di vincere una paura di confrontarsi. Un lento chiarimento con se stessi di cui si sente la crescente esigenza via via, senza che mai questo si completi.

Sembra una partenza eterna che non sposta. Sembra un eterno inetto dei sentimenti, Peppe, incapace di non odiarsi, piano piano impara ad amare grazie a Fiora. Christian Raimo sa scrivere queste ombre. Ne escono forme esatte. Compreso il prezzo inaspettato che si paga nelle scelte dell’amore.

Non tanto la passione, le conferme e i dubbi, ma l’autodistruzione nel porno, nelle amicizie pericolose, la fuga, dalle proprie particolari origini, da Peppe, dal passato, due personaggi completi, forse il maschile più approfondito del femminile, nel senso che la morbosità dei sentimenti di lui trova ogni perché nella voce narrante e la leggerezza di lei non sposa sempre conseguentemente le sue scelte, come se questa incompletezza fosse ricercata o fosse un riflesso dell’autore. C’è un ritmo narrativo inesorabile tranne quando i fatti non mettono le cose in chiaro.

Il rapporto di coppia sembra essere la sola cosa non estrema, come a confermare l’innocenza e l’ingenuità di Amore, senza per questo che venga mai data l’impressione che esso sia pienamente accettato dalla coppia. La dimensione umana si racconta nell’amore, da sola, senza che Raimo offra nessuna particolare chiave di lettura.

Il Peso della Grazia non dipende da nulla, solo da se stesso, cioè dall’umanità dei propri personaggi, specchi spessi delle contraddizioni della nostra società, Peppe dai genitori separati a causa di un dialogo continuamente ricercato e mai davvero compreso, Silvia dai genitori di Nomadelfia, piccola comunità auto-gestita della Toscana. Anche per questo leggerlo richiede sforzi, perché non offre alcun appiglio esterno o interno alla scrittura. La scrittura di Raimo è luogo dove immergersi senza certezze di uscirne. E quando se ne esce non si ha mai avuto la sensazione di aver cercato un modo più facile, perché la sua scrittura non lo ha mai permesso.

La storia parte nel punto di vista di Peppe, trentenne in cerca di se stesso che non riesce ad accettare il fallimento della propria carriera di ricercatore scientifico. Un uomo che ha pochi legami con la famiglia, che ha perso i contatti con gli amici, che mantiene il suo io sociale con i suoi capi dell’Università e con un polacco, un barbone semi-alcolizzato che cerca di aiutare quanto più possibile. In questa stasi emotiva, accompagnando l’amico Lubo ad un controllo medico conosce Fiora, un giovane medico con cui sogna da subito tutto di lei, descritto minuziosamente, facilmente, come in chi non possiede, o non possiede ancora una vita sentimentale piena.

Il loro secondo incontro li unisce perché condividono insieme un trauma, vedendo insieme un incidente. Se sia questo o meno che li unisca all’inizio è chiaro e non è chiaro, come se ogni riflessione successiva di Peppe sia legata alle profondità dell’animo umano, sia che si parli di shock che se si parli di frutta. Ogni gesto, ogni respiro, ogni parola può scatenare un pezzo del monologo interiore del protagonista.

Interessante anche il rapporto con Dio, ai limiti del morboso, come di chi non sa aprire il proprio cuore neanche nel proprio intimo. Allora Dio diventa ora misericordioso, ora crudele, ora amico, ora giudice spietato.

Il finale redime senza redimere, nel consiglio dell’altro amico, parroco, che scioglie Peppe dalla sua eterna contraddizione: amare? Ma “le persone si amano per come sono, con tutte le loro contraddizioni. Cosa stai aspettando?

 

Written by Alessio Barettini

 

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