“Buongiorno Taranto”, diretto da Paolo Pisanelli: un film polifonico sulla realtà paradossale di Taranto

“Buongiorno Taranto”, diretto da Paolo Pisanelli: un film polifonico sulla realtà paradossale di Taranto

Apr 5, 2014

Buongiorno Taranto” il film-documentario di Paolo Pisanelli realizzato con il popolo tarantino e con la partecipazione di Michele Riondino prodotto dalla cooperativa sociale Big Sur e dall’Associazione OfficinaVisioni con il sostegno dell’Apulia Film Commission e di un crowfounding, presentato il 6 aprile nell’ambito del Bari International Film Festival 2014.

Buongiorno Taranto” è la costruzione reale del surreale: per raccontare la città più avvelenata d’Europa, Paolo Pisanelli partecipa alle assemblee cittadine, prende la vita che circola sulle bancarelle dei mercati, scivola tra le processioni fermandosi nell’incanto del tramonto sul mare e sempre sul mare raccoglie da una fisarmonica le melodie che a stento riescono a farsi spazio nell’aria inquinata.

Si tratta di un film “polifonico” – per dirla con Michail Bachtin – che da angolazioni sempre mutevoli esprime per accumulo di voci, di piani e di punti di vista, la molteplicità delle prospettive, dei pensieri, degli approcci e delle interpretazioni del “caso” Taranto: a partire dalla tragedia dell’Ilva che ha scosso la regione ed ha spaccato l’opinione pubblica.

Da un lato gli imprenditori e gli operai che non possono e non vogliono rinunciare al proprio impiego, dall’altro le vittime dell’inquinamento: bambini, donne e uomini stanchi di guardarsi morire avvelenati, senza la certezza di un luogo dove riposare, persino il cimitero è un ambiente troppo contaminato per accoglierli.

Tra i rumori degli altoforni, il filmaker esplora una realtà paradossale, terribilmente assurda e prende forma il documento che testimonia la crisi di una Italia che, dopo aver investito sul processo di industrializzazione del Meridione con la speranza di una ricchezza immediata e certa, adesso è minacciata dai conflitti tra mercato e ambiente, salute e lavoro, identità e alienazione, oscuri e pesanti e asfissianti come i fumi delle fabbriche.

Il filmaker può essere un ambasciatore: con il suo cine-occhio protegge i luoghi che racconta, mostra con la crudezza della cronaca le trasformazioni e le dinamiche sociali.

Taranto, così, non è più lo sfondo dove si muovono le vicende di pochi personaggi, ma la vicenda stessa: Taranto ha bisogno di qualcuno che possa prendersi cura delle sue bellezze e Pisanelli sceglie di farlo attraverso un mix di immagini proposte in qualità differenti in rapporto con gli eventi filmati, dal Full HD a momenti di riprese effettuate con il cellulare, da fotogrammi di videocamere di controllo a immagini sgranate scaricate da internet, passando per i 35mm e i 16mm dei vecchi documentari in bianco e nero, recuperando il Super8 di film di famiglia e raccogliendo fotografie e cartoline in un flusso continuo ed eterogeneo definito da stacchi veloci e piani sequenza generati da macchine diverse che fissano le azioni di una città sospesa.

Pisanelli sceglie parole e musica affidando la narrazione agli speaker di una radio nomade del borgo antico che diventa la cassa di risonanza degli umori dei tarantini.

La canzone “L’Aperitivo è nella colonna sonora di “Buongiorno Taranto”. La musica accompagna la forza delle immagini: l’invito alla partecipazione attiva ai processi di trasformazione è rappresentato da “L’Aperitivo” tratta dall’album d’esordio “I Mediocri” – pubblicato a settembre 2012 per LaFameDischi – del cantautore tarantino Michele Maraglino (Premio Speciale “I postumi di Fred”- Premio Buscaglione 2013).

“L’Aperitivo” è una critica alla società borghese che preferisce sopire la propria coscienza annaffiandola nelle bollicine di notti all’insegna del sesso e del vizio. Una critica alla società che idealizza e venera il corpo senza gloria né merito che si gode la conquista della propria autoaffermazione fondata sull’omologazione.

Una conquista che non garantisce niente se non il vuoto e l’assenza di modelli e di riferimenti: nella praticità non fornisce un mestiere, eticamente non comporta la formazione di un pensiero libero da stereotipi, illuminato.

Uno stile, quello di Maraglino, che nella sua essenzialità indignata costruisce un ritratto graffiante di una società che spaventa per la sua propensione all’autodistruzione.

Non pietà, né perbenismo di credere che qualcosa cambierà se prima di tracannare l’aperitivo a base di alcol e incoscienza non rifletteremo: la melodia sottolinea con insistenza la rabbia e la consapevolezza della miseria di chi pensa solo a come smettere di far pensare e di chi si piega, dimenticandosi di sé.

La risposta a questa constatazione, la risposta all’indifferenza dei più è proprio in quel “Buongiorno Taranto in quell’invito a svegliarsi, a sollevarsi dal torpore di una notte che è passata, ma ci coglierà sicuramente inoperosi e inconcludenti se non avremo almeno provato a prepararci al cambiamento.

Perciò prepariamo le nostre coscienze alla comprensione, la nostra ragione alla scelta ponderata: per farlo dobbiamo conoscere la realtà che ci circonda penetrando la sua problematicità, senza cercare un alibi nell’evidenza della sua assurdità e ingiustizia, senza dimenticare la nostra cultura, la storia della nostra terra, la nostra storia.

 

Written by Irene Gianeselli

 

 

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Buongiorno Taranto

 

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