Intervista di Giuseppe Giulio a Dora Romano ed alla mostra “Atmosfere – Percezioni del visibile e dell’invisibile”

Intervista di Giuseppe Giulio a Dora Romano ed alla mostra “Atmosfere – Percezioni del visibile e dell’invisibile”

Apr 3, 2014

La napoletana Dora Romano, da sempre unisce come se fosse musica, designer e arte, dando inizio con tenacia ad iniziative nazionali e regionali, con l’intento di creare un nuovo manifesto non solo architettonico, ma anche culturale, per far rinascere l’arte dove è stata spezzata, e far comprendere la cultura dove è ancora ignorata.

Ed è per questo che tra qualche mese prenderà vita, la cerimonia finale della prima edizione del concorso, che scadrà il prossimo 25 Aprile, promosso dall’associazione Facta Domus in collaborazione con l’ordine degli architetti di Napoli e provincia, nella mostra- evento dal titolo “Atmosfere – Percezioni del visibile e dell’invisibile” in concomitanza con la nascita del nuovo museo di Fratta Maggiore, nella provincia di Napoli.

Molti saranno gli artisti e gli architetti che parteciperanno al primo, grande evento che vedrà dopo molto tempo, la provincia di Napoli come protagonista.

 

G.G.: Nelle ultime settimane, sta spopolando sul web il premio “Fracta Domus” un concorso mostra evento in concomitanza con la nascita di un nuovo museo nella provincia di Napoli, per l’esattezza a Fratta Maggiore. In che cosa consiste?

Dora Romano: Nel luglio del 2013 conobbi l’architetto Pasquale Gervasio, Presidente dell’associazione Facta Domus. In quel periodo lavoravo per una mia personale a Bergamo. Non mi conosceva artisticamente e vedendo i miei dipinti ne rimase piacevolmente affascinato. “Da cosa nasce cosa” (per dirla alla Munari) e durante i giorni della mia permanenza a Bergamo fui invitata a far parte dell’associazione dei tecnici liberi frattesi. Ovviamente accettai. Sensibili all’arte quanto all’architettura, Gervasio e l’intera associazione vollero programmare un evento culturale di ampio respiro, che desse la possibilità ai talenti di “mostrarsi” attraverso un’opportunità concreta, una vetrina di eccellenza.  L’entusiasmo di tutti fu inevitabile. Avevamo tutti voglia di portare nel nostro territorio comunale qualcosa che lasciasse un segno culturalmente importante. Il lavoro è stato incessante, le collaborazioni ininterrotte. Le colleghe Filomena Russo Del Prete e Francesca Pezzella hanno curato insieme a me il progetto e continuiamo a farlo con grande determinazione e senza sosta. Abbiamo avuto il riscontro e l’appoggio fondamentale dell’Ordine degli Architetti di Napoli che ci ha sostenuto dalle prime fasi del progetto e che ci accompagnerà fino alla chiusura del medesimo. Godiamo della straordinaria collaborazione del Sindaco Francesco Russo che ci ha incoraggiato e sostenuto dandoci la possibilità di utilizzare una sede di eccellenza, il Nuovo Museo di Fratta Maggiore. L’interesse crescente delle competenze territoriali, l’interesse dei potenziali partecipazioni ci anima sempre di più. Il Premio vuole mettere la totale creatività in mostra. Abbiamo voluto ci fossero diverse categorie: Architettura e Design; Pittura e scultura; Fotografia. I premi saranno onerosi e morali. Avremo nella giuria un’eccellenza creativa: l’architetto-designer Riccardo Dalisi il quale premierà i vincitori “morali” con delle sue opere. Insomma, cultura nella cultura. La voglia di esserci c’è e vogliamo che tutti abbiano la possibilità di far conoscere le proprie potenzialità. Progettiamo nient’altro che opportunità.

 

G.G.: Cosa di preciso gli artisti dovranno inviare alla giuria?

Dora Romano: Il tema del Premio è: “Atmosfere, percezioni del visibile e dell’invisibile” e trae ispirazione dalla lettura del testo di Peter Zumthor: “Atmosfere. Ambienti architettonici. Le cose che ci circondano”. Chiediamo ai partecipanti i loro “racconti” personali circa l’affinità tra i luoghi e l’arte. Cerchiamo percezioni basate su emozioni, passioni, impressioni, adesioni e rifiuti, stati d’animo, sensazioni che nascono dentro ognuno di noi e che lo spazio ci aiuta a comprendere. Inseguiamo la capacità di ognuno di descrivere le atmosfere che ci circondano, che ci hanno circondato  in passato o che pensiamo di vivere in futuro.

 

G.G.: Quali sono le tue aspettative morali e artistiche, per questo nuovo evento?

Dora Romano: Sensibilizzare il pubblico all’arte e all’architettura contemporanea, promuovere il lavoro degli architetti e degli artisti, sostenere nuovi talenti e nuove tendenze, arricchire il bagaglio formativo e relazionale dei partecipanti con la presenza di critici, curatori, galleristi, istituzioni artistiche, pubbliche e private, sostenere la cultura, curarla e incentivarla: queste sono tra le mie principali aspettative.  Mi aspetto fervida partecipazione, vorrei che i rappresentanti del settore si facessero “sentire”. Vorrei che fosse un evento creativo di ampio respiro e vorrei che fosse semplicemente la prima di una lunga serie. Oggi farsi notare, per gli artisti e architetti emergenti è un’impresa assai complicata. Poter dare voce ai meritevoli mi motiva. Il raggiungimento di questi obiettivi soddisferà le mie aspettative.

 

G.G.: Perché sei diventata Architetto?

Dora Romano: Creare qualcosa che partiva dalla mia mente mi rendeva felice, rendere concreta un’idea ha sempre abbracciato tutto il mio percorso di vita, realizzare un “segno” mi ha sempre soddisfatta. Ho sempre assecondato la mia indole creativa, mi sono sempre ascoltata e tuttora continuo a farlo. Diventare un architetto era nient’altro che un’inevitabile conseguenza, le mie attitudini erano ben chiare e ho avuto la fortuna di poterle comprendere da giovanissima. Non avrei potuto scegliere strada più appropriata nonostante le difficoltà che ancora oggi aleggiano intorno a un “mestiere” del genere, qui in Italia, al sud dell’Italia soprattutto! Ri-farei mille volte la stessa scelta. Ritengo sia la professione più bella del mondo quella dell’architetto, anche se nel periodo storico più sbagliato. La grande Gae Aulenti (a parte il problema del periodo storico che complica ulteriormente il tutto) diceva: “L’architettura è un mestiere da uomini ma ho sempre fatto finta di nulla”. Ancora oggi quest’affermazione credo che resti terribilmente attuale, ma io, come lei, guardo avanti e pianifico, progetto, invento, creo, disegno, dipingo, costruisco…

 

G.G.: Sei anche un artista, sognante e ricca di numerose sfumature artistiche e non. Ti senti più Architetto oppure un artista?

Dora Romano: Il “titolo” mi definisce architetto, ma non sono mai andata molto d’accordo con le etichette, a mio avviso dettano dei limiti e i confini mi stanno stretti, m’ingabbiano! Oggi sono un architetto, domani un’artista. Sono a mio agio nelle vesti della creativa inquieta. In questo periodo sto preparando, insieme al mio compagno (architetto pazientissimo) il lancio di una linea di design e di accessori, la DMR (Di Martino & Romano) per cui calarmi in vesti professionali diverse non mi crea difficoltà. La creatività consente di praticare vie infinite…

 

Written by Giuseppe Giulio

 

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