“Orestea”, la trilogia di Eschilo: una lunga scia di sangue e di vendetta

“Orestea”, la trilogia di Eschilo: una lunga scia di sangue e di vendetta

Mar 19, 2014

Chiudo la mia analisi delle tragedie eschilee con la trilogia legata, Orestea, l’unica che ci sia pervenuta per intero di tutta la produzione tragica greca; quella dalla quale possiamo evincere con una certa esaustività e coerenza il mondo concettuale di Eschilo.

Si tratta dell’ultima fatica pervenutaci, rappresentata nel 458 a.C, due anni prima dell’ultimo trasferimento a Gela, dove morì due anni dopo. La tragedia è di un’importanza straordinaria e anche difficile da riassumere: segna una svolta epocale nel modo di concepire la giustizia per i Greci e rappresenta un passo in avanti da giganti verso una cultura più umana che si liberi dalle scorie di una visione primitiva.

Ora chi mi ha seguita fin qui, sa quale importanza la Dìke (La giustizia) ricoprisse per il mondo greco e come questa sia passata attraverso il pensiero dei tragici e dei filosofi. Il primo a fondare nella tragedia una teodicea (cioè, una teoria sugli dei) è stato Eschilo che ha aperto un dibattito poi continuato da Sofocle (si vedano a riguardo tutti i miei articoli); ora tale teodicea ha in sé implicita un’idea di Giustizia, che per Eschilo è nelle mani di Zeus, garante di un ordine sulla terra (si veda la trilogia del Prometeo).

Ma se ci guardiamo solo di poco indietro, prima del V sec. a. C. i Greci vivevano la giustizia ad un livello tribale, per cui l’offeso si faceva giustizia da sé, d’altra parte il primo tribunale greco, Areopago, è del VI sec. ed era dura far capire ai Greci che la legge è uguale per tutti. Scorreva sangue dentro le famiglie e tra famiglie in conflitto e pochi facevano ricorso all’Aeropago, nato come Tribunale dei delitti di sangue, per arginare il fenomeno del sangue sparso dentro le mura di casa.

Vi ricorda qualcosa di molto attuale? Ebbene la storia dell’Orestea riguarda una catena di sangue che si consuma dentro le mura domestiche degli Atridi, infame famiglia, cui ho già lungamente altrove accennato, ma di cui vi riporto (repetita iuvant!) alcune linee guida: Atreo per vendicarsi del fratello Tieste per motivi complessi che sorvolo gli imbandisce le carni dei figli, mostrandogli i teschi dopo l’orrendo banchetto.

Eschilo

Tieste, allora per vendicarsi (continua la catena che si fermerà con le Eumenidi di Eschilo) chiede aiuto all’oracolo di Delfi, il quale , stravagante quale è, gli consiglia di impalmare la figlia Pelopia ,sicché dalla loro unione nasca Egisto, che lo vendicherà uccidendo Atreo, come fu. Egisto cresce quindi con i cugini, figli di Atreo, Agamennone e Menelao (quelli della spedizione contro Troia!), diventerà l’amante di Clitennestra, moglie di Agamennone, re di Argo e di Micene. Ora, come ho altrove detto, Agamennone fu costretto da Apollo a sacrificare la figlia Ifigenia perché la flotta partisse alla volta di Troia.

In realtà egli avrebbe potuto non sacrificarla, ma avrebbe offeso Apollo e inoltre la flotta non sarebbe salpata. Agamennone quindi sceglie ed esprime il suo libero arbitrio; sebbene siano gli dei a guidare la sua mano, egli è responsabile delle sue azioni e deve essere punito (questo è il paradosso della tragedia! Non cercate di interpretarlo alla luce della ragione moderna!)

L’Orestea comincia con il ritorno in patria del vittorioso Agamennone che porta con sé la schiava-concubina Cassandra (e chi non la conosce?). L’aspetta la moglie Clitennestra che l’accoglie col tappeto rosso del trionfo, in realtà allusione al sangue che presto si spargerà. Infatti, con la complicità dell’amante Egisto, lo finirà con un coltello nella vasca da bagno e poi farà fuori anche Cassandra.

Questi eventi sono già presenti in Omero e nelle opere di Stesicoro e di Pindaro, ma Eschilo li rinnova in modo coerente. Per esempio, fa di Clitennestra l’esecutrice dell’omicidio, mentre altrove è Egisto ad affondare il coltello. Giustizia tribale è stata fatta, ma ora chi vendicherà la morte di Agamennone, vendetta necessaria perché il patriarcato deve vincere sul matriarcato e perché la catena di sangue non si può interrompere?

Qualcuno dovrà uccide Clitennestra esprimendo al contempo libero arbitrio e necessita divina (il solito paradosso! Ma non fateci caso!) Di qui nascono le Coefore, le portatrici di cibo per i morti, la seconda tragedia della trilogia. Ora, come sa chi mi ha seguita, Clitennestra aveva, oltre ad Ifigenia, altri due figli: Elettra e Oreste (ricordate la tragedia di Elettra che ho analizzato?).

La tragedia inizia con il ritorno di Oreste ad Argo e con la sorella che lo attende (a questo proposito rinvio al mito di Elettra che ho già analizzato). Ad Oreste spetta il matricidio, perché il padre è più importante: lui mette il seme, mentre la madre è stata il contenitore per nove mesi. Egli segue gli ordini del dio Apollo, e sceglie coatto di uccidere la madre, ma è esitante davanti il suo ventre trafitto ed è pieno di rimorsi; comunque uccide la madre e poi finisce anche Egisto, con la complicità del cugino Pilade.

Arrivati a questo punto, le Erinni, queste dee vendicatrici dei morti, cominciano ad inseguirlo, rendendolo un pazzo in fuga. Chiede quindi aiuto ad Apollo, e siamo entrati nella terza opera, Eumenidi; questi lo esorta a rifugiarsi ad Atene presso il tempio della dea Atena, figlia di Zeus, garante di Giustizia. Le Erinni iniziano la funesta e orribile danza di morte, ma arriva Atena a sciogliere l’intreccio, dirigendo un regolare processo nell’Aeropago con una vera accusa e una vera difesa. Grande svolta! La legge diventa uguale per tutti e diciamo basta ai delitti di sangue! La giustizia da vendicativa diventa collaborativa . Quanto tempo è passato dalle dure leggi di Dracone del 621 a.C! E come si sono evoluti i miei Maestri Greci!

L’accusa sarà interpretata ovviamente dalle Erinni e la difesa da Apollo; l’irrazionale contro la ragione; il delitto di sangue contro la Dìke. La giuria popolare, composta da cento uomini si spacca in due parti esatte:è pareggio. Ma interviene la sapiente dea Atena a spareggiare e giustizia fu: Oreste viene assolto e i delitti di sangue condannati per sempre.

Ora la giustizia è nelle mani dell’Atene democratica, guidata dal progetto divino di Zeus. Ma si sa la Giustizia procede a sbalzi e ora ci sembra di essere tornati indietro: centoottantesei femminicidi in un sol anno in Italia; alla faccia della civiltà e dell’evoluzione conseguite.

 

Written by Giovanna Albi

 

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