“Sipario, l’ultima avventura di Poirot” di Agatha Christie: un uomo molto invecchiano e sofferente

“Sipario, l’ultima avventura di Poirot” di Agatha Christie: un uomo molto invecchiano e sofferente

Mar 14, 2014

“Vederlo così invecchiato e segnato dalla malattia mi addolora, sebbene l’età non abbia per nulla intaccato la sua mente. Brillante, geniale come sempre nell’affrontare i casi più intricati, gli assassini più diabolici. […] Ma io so che l’enigma troverà una soluzione, perché lui è Poirot, signore e signori. Il più grande investigatore di tutti i tempi. Mi chiamo Hastings, e questa è la nostra ultima avventura”. (“Sipario, l’ultima avventura di Poirot”- Agatha Christie)

Hercule Poirot “muore” nell’opera “Sipario, l’ultima avventura di Poirot” che la sua autrice, la celebre regina del giallo Agatha Christie (1890-1976) aveva scritto durante la Seconda Guerra Mondiale, ma dato alle stampe solo pochi mesi prima della sua morte. Dopo 25 anni e con 70 adattamenti alle spalle, anche il grande interprete del Poirot televisivo, David Suchet ha messo la parola fine alla serie iniziata nel 1989.

Il 13 novembre 2013 è andato in onda, sulla rete britannica Itv, l’ultimo episodio della serie che ha posto fine all’esistenza di uno dei più famosi investigatori del Novecento. La trama dell’”ultima volta” di Hercule Poirot lo vede anziano e malato di cuore, relegato su una sedia a rotelle a causa dell’artrite.

Egli torna nel Regno Unito per risolvere un ultimo mistero, lì dove tutto ha avuto inizio 55 anni prima: Styles Court. E lo fa col compagno di un tempo, il capitano Arthur Hastings che Poirot ha fatto tornare dall’Argentina appositamente. L’amicizia fra i due è preziosa, egli è il suo cronista, come Watson lo era con Holmes.

Tra gli ospiti di Styles Court vi è uno spietato pluriomicida. Poirot sa da subito di chi si tratta, ma non ha prove per incastrarlo. Sipario” si chiude con la morte improvvisa del celebre detective, che lascia sgomento il suo pubblico. La verità viene svelata solo dopo la scomparsa dell’amato personaggio.

Trascorsi 4 mesi il capitano Hastings riceve da un avvocato una lettera scritta dal suo amico investigatore poco prima di morire, tramite la quale ancora una volta viene a svelarsi un caso ricco di colpi di scena. Per i telespettatori, ma così anche per i lettori, vedere come si è ridotto Poirot è stato uno shock, perché questo è l’unico romanzo di Agatha Christie che colloca storia e trama a grande distanza di tempo dagli altri.

Qui Poirot è molto invecchiato e sofferente. Curiosamente la Christie aveva preparato l’uscita di scena del suo personaggio in “Sipario” nei primi anni Quaranta, ma pubblicò il romanzo solo un anno prima di morire, nel 1975. Poirot e Hastings tornano nel maniero dove si erano ritrovati dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel primo libro della saga “Poirot a Styles Court”, uscito nel 1920. “Belga, non francese, belga” è la sua frase di rito.

Il tono è solitamente stizzito, talvolta rassegnato dalla grossolanità di chi non ne capisce la differenza. Poirot è un ometto impomatato, pieno di ansie, saccente, elegante fino a sconfinare nel ridicolo. Riesce pure simpatico al lettore, perché si scosta dal cliché dell’investigatore. Per lui sono le “celluline grigie” a contare, il resto non è che volgare esibizionismo. Nessuno come Agatha Christie è riuscito ad ordire trame delittuose così complesse e affascinanti.

Primo fra tutti e capolavoro assoluto “Dieci piccoli indiani”, intramontabile nei suoi numerosi rifacimenti. Le interpretazioni superlative che hanno contribuito a rendere grande il nome di Poirot, sono quella di Albert Finney, la più nota di Peter Ustinov e quella del televisivo David Suchet che ha portato come abbiamo detto sul piccolo schermo tutte le indagini di Poirot. Le date 1920- 1975, sono rispettivamente gli anni di nascita e di morte del personaggio più famoso creato dalla penna della Christie.

Un Poirot che 55 anni dopo, va a morire ammazzato dalla sua stessa autrice, là dove era nato: Styles Court. Un cerchio che si chiude. È l’ennesimo omicidio commesso da Agatha, evidentemente stanca di questo omino, protagonista di ben 33 romanzi e 52 racconti. Una voglia segreta che molto probabilmente covava da anni, sfociata in un gesto definitivo di coraggio che nemmeno Conan Doyle era riuscito a portare fino in fondo con il suo Sherlock Holmes.

Perché ci vuole audacia ad “uccidere” la propria creatura e non è da tutti. Nel 1920, ricordando i rifugiati belgi che vivevano nella parrocchia di Tor e che erano stati accolti dalla comunità con molta simpatia, la Christie decise di creare un investigatore belga. Ella aveva iniziato a scrivere per diletto, per una scommessa con la sorella, e non era certamente consapevole del successo planetario che avrebbero avuto i suoi “polizieschi”.

Creò una sorta di macchietta, cui scelse un nome forte (Hercules, Hercule). Alto poco più di un metro e mezzo, grassoccio, piuttosto anziano, con un enorme paio di baffi e la testa simile a un uovo. Un personaggio buffo, pieno di tic che parla francese come insegnano le grammatiche. Agatha sembra deriderlo, mettendo in contrasto la pomposità e il fisico meschino. Lo rende ridicolo. Ma è anche furba. Per poterlo dotare di tutta quell’arguzia, deve dargli tratti umani. Quindi lo “maltratta” nei connotati, per poi poterlo esaltare dal punto di vista intellettuale. Una legge di compensazione che lo rende simpatico ai lettori.

Hercule Poirot ricostruisce il meccanismo del mistero di turno dopo averlo smontato come un orologio, e rimette i pezzi al posto giusto, uno dopo l’altro, in base ad una logica che non fa una piega. Per ogni gesto compiuto c’è una spiegazione. Per ogni dettaglio una chiarificazione. Per ogni colpevole una condanna. Gioca a suo agio con l’assassino, proprio come fa il gatto col topo. Ogni caso diventa uno studio psicologico.

Nel citato “Sipario”, nel quale Poirot non è più solo l’investigatore ma anche il colpevole, la contrapposizione assassino- detective si ricompone in maniera paradossale in Agatha Christie. Qui ella trasgredisce le tanto importanti convenzioni di genere, conservando la fama di “signora del delitto” e alter ego del suo investigatore.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

5 comments

  1. Categoria libri gialli /

    Ho quasi letto tutti i libri di agatha cristie mi sono piaciuti moltissimo amo i libri gialli specialmente hercule poirot attore fantastico adatto x questo ruolo

  2. Attore fantastico amo i libri gialli specialmente agatha crhistie scrittrice fantastica e ingegnosa adatta x i suoi gialli

  3. Cristina Biolcati /

    Eh si’, concordo. Agatha Christie e’ stata la regina incontrastata del giallo. D’altra parte, solo una mente geniale avrebbe potuto concepire una trama cosi’ articolata ed incalzante come quella di “Dieci piccoli indiani”, che rimane il mio preferito. Un capolavoro.

    • Loredana /

      Ho incominciato ha leggere e seguire le avventure di poirot dalle medie una mente geniale ma c’è anche da dire una cosa che oltre poirot miss marple non è geniale? Insomma scrittrice stupenda

  4. Cristina Biolcati /

    Proprio per le trascorse vacanze natalizie, hanno mandato in onda degli episodi di Miss Marple. A me piacciono quelli in bianco e nero, vecchissimi. L’attrice credo si chiami Margaret Rutherford. Fantastica!

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