“La merda”, monologo di Cristian Ceresoli interpretato da Silvia Gallerano, a Milano

“La merda”, monologo di Cristian Ceresoli interpretato da Silvia Gallerano, a Milano

Mar 13, 2014

La merda torna in scena. Nei giorni scorsi Silvia Gallerano era a M^C^O a Milano, sul suo trespolo da foca, con i cornini ai lati della testa e senza vestiti. Il monologo, scritto da Cristian Ceresoli, si è aggiudicato – tra l’altro – il primo posto al prestigioso Fringe Festival di Edimburgo.

Perché Silvia sia nuda, è un mistero. In realtà non ce n’è bisogno. Sono le sue espressioni esagerate e le mille voci che le escono dalla bocca a focalizzare l’attenzione del pubblico.

Lei ha spiegato che la nudità è “una scelta inevitabile per raccontare la vulnerabilità totale di un personaggio che si esibisce in questa maniera così mostruosa”.

In realtà l’essere senza abiti non conferisce maggiore crudezza a ciò che viene detto e – soprattutto – al modo in cui lo si racconta. Quando Gallerano fa sua madre, o la signora delle cosce, o la receptionist del provino – e in particolare il sordo – è già abbastanza ributtante e squallida.

L’obiettivo di La merda è di raccontare le insicurezze della protagonista (che ha perso il papà, ha una mamma molto semplice, le cosce troppo grosse e viene assediata sessualmente dagli uomini, in particolare se con un handicap) e del Paese (continuo il ritorno ai garibaldini e all’Inno di Mameli).

In realtà il monologo parla del becero maschilismo imperante, ma sembra non centrare veramente l’obiettivo e questo anche a causa del secondo fine, quello di denuncia alla nazione italiana (l’altra ragione è che la voce narrante non è affidabile).

Si parla di come la nostra voce narrante reputi che per fare strada nel mondo dello spettacolo (dove vuole sfondare) si debba “darla via”. E ci si chiede se è davvero così.

Purtroppo, però, non è chiaro per tutti e 50 i minuti dello spettacolo se questa sia la verità o una sorta di allucinazione dell’attrice: non parendo Silvia interpretare una persona sana e equilibrata, non ci si può fidare della sua visione dei fatti: l’Italia è davvero un posto in cui per fare strada devi fare sesso con tutti? Resistere è quel che dice la donna nuda?

La donna nuda è per caso completamente isterica e nevrotica? Lei disprezza – senza dirlo chiaramente – l’Italia tanto amata da suo padre morto e la situazione sembra collassare quando viene invitata a fare un provino per cantare l’Inno in tv e questo porta al parossismo della sua isteria. Questo impedisce alla storia di essere paradigmatica di una condizione.

La merda è ciò di cui ci si nutre: sul finale la protagonista ha un attacco diarroico (raccontato, non effettivo) e rimangia i suoi escrementi, suggeremdo che questa è la stessa cosa che fa l’Italia.

Quindi lei, per tutto il monologo, ma è evidente soprattutto sul finale, non si ribella (come invece dice di fare), non si oppone al sistema ma addirittura ne diventa fautrice estrema.

Il vero ribelle è suo padre, che per una vita ha creduto in certi valori, e li ha professati, ma poi, un giorno, si è buttato sotto la metropolitana.

Certamente, Silvia Gallerano dà vita a una grande performance, comunica rabbia, sconfitta, frustrazione, disperazione, speranza, e tramite le voci che fa entra ed esce da altri personaggi, con una capacità istrionica quasi inquietante.

 

La Merda / Secondo Studio

decalogo del disgusto #1

di Cristian Ceresoli

con Silvia Gallerano

producer: Frodo Mcdaniel

 

Written by Silvia Tozzi

 

 

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