“Più lontano ancora”, saggio Jonathan Franzen: 21 riflessioni sull’uomo ed i suoi dubbi

“Più lontano ancora”, saggio Jonathan Franzen: 21 riflessioni sull’uomo ed i suoi dubbi

Mar 10, 2014

Più lontano ancora” non è un romanzo, ma un lavoro di 21 riflessioni, più o meno lunghe, scritte in prima persona dall’autore. Il titolo riflette il nome di un’isolotto, un viaggio che Jonathan Franzen ha fatto per disintossicarsi da “Libertà”, ai confini del mondo.

Non è questo, un libro ai confini del mondo, ma sembra piacevolmente la prosecuzione di un viaggio di ritorno dai confini del mondo. Ne possiede tutte le linee dolci, le lente riflessioni che prevedono una risposta, e non risentono dell’impossibilità di trovarne. È una lettura che potrebbe non voler finire mai, e ricorda le vecchie riflessioni di Pasolini o Tondelli, quando gli autori si mettevano a nudo più in questa maniera che nei loro romanzi.

Franzen però è americano, e non sente la stessa necessità di farsi vedere che poteva essere dei nostri. Eppure è prezioso, “Più lontano ancora”, sia quando ci aiuta a conoscere il suo amico David Foster Wallace, sia quando ci dà preziosi consigli di lettura: Munro, Wedekind, Purdy e altri minori, di cui Franzen si rivela grande conoscitore e ottimo critico, capace di non liquidare i personaggi (le persone, alla Munro), in poche righe, ma di provare a spiegarne la complessità in maniera approfondita, esercizio che si sposa con la vita privata di Franzen. Oppure la sua passione per il birdwatching, il suo viaggio in Cina per osservare specie protette. Ogni cosa, ogni pagina è il riflesso di una consapevolezza profonda, di una modernità senza orpelli, quasi classica.

L’uomo e i suoi dubbi sono oggi presenti nella sua vita, come quando la letteratura moderna aveva scoperto il romanzo, e quindi il protagonista. I dubbi sono ancora presenti, e sono ancora esplorabili. E Franzen arriva a risposte se non innovative, nella coscienza che essere profondi, rassegnati, esploratori dell’io, basti a sopravvivere alle proprie contraddizioni, ad accettarle, è insomma prezioso e utile. Questo senso si propaga come atmosfera tra le parole di Franzen.

Ma compare a livello di storia nel capitolo che dà il titolo al libro. Un Franzen in crisi esistenziale non è difficile da immaginare, ma un Franzen su un’isola ventosa e nebbiosa, disabitata e inospitale come Mesafueras, con solo una penna, un foglio e 4 vecchi e deteriorati attrezzi da campeggio è un po’ più difficile. Ed è, quello, in fondo il meno interessante dei capitoli del suo saggio, capitolo lungo e personale, nel quale dobbiamo sopratutto sentire la distanza ormai incolmabile dall’amico Foster Wallace, suicida per depressione. La stessa depressione di Franzen, dice l’autore, che però esorcizza grazie al birdwatching.

Franzen è in questo senso americanissimo. Il principio di separazione tra azione e riflessione è tutto qui, e compare anche negli altri capitoli, ad esempio. Il piacere di essere contraddittorio, nei sentimenti, in linea con certi autori della letteratura americana moderna, ancora.

La negazione del vantaggio di essere protagonisti della propria vita grazie a Facebook e ai social, che però non mostra un Franzen diverso, ma un Franzen confuso, in alcune parti della sua vita, tutto, contribuisce in maniera incisiva e costante a un’idea di un autore riflessivo e capace di costruire, amabile e comprensivo, interessante e complicato, forse troppo moderno, ma certamente uno dei protagonisti della letteratura contemporanea americana.

 

Written by Alessio Barettini

 

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