Intervista di Pietro De Bonis a Mariateresa Izzo ed al suo romanzo “Ortensia Rakar e il Ladro di Anime”

Intervista di Pietro De Bonis a Mariateresa Izzo ed al suo romanzo “Ortensia Rakar e il Ladro di Anime”

mar 8, 2014

Mariateresa Izzo, è nata e cresciuta in Campania fra Napoli e il Cilento, in una cornice naturalistica di potente suggestione e altrettanto ricca di echi poetici e culturali. Laureata in Lettere ha insegnato Storia e Filosofia.

È da sempre appassionata della grande tradizione letteraria che va da metà Ottocento ai primi del Novecento. Del secondo Novecento predilige autori come Saramago, Magda Szabò, Angela Carter. Attualmente risiede nella campagna toscana, in provincia di Pistoia.

Ha pubblicato “Una spirale rovente” (edito dal Ventaglio, 1988), Brividi d’acqua e segreti di girasoli (Edizioni OXiana, 1996), Latte di luna (Edizioni OXiana, 1988), La forma amorosa (Tullio Pironti, 2006). “Ortensia Rakar e il Ladro di Anime” è il suo nuovo romanzo.

“A pochi passi da quel chiarore, intriso di verde blu e oro, fasciata elegantemente in un abito di colore indaco, la figura di Ortensia spiccava per la statura superiore alla media, ereditata dalle origini slave della sua famiglia. Molto armoniosa la sua silhouette dalle spalle ampie su un seno ben tornito, collo lungo, nuca dalla  morbida linea, esaltata grazie ai due giri di treccia, avvolti come un nido sul suo capo. Sul volto, però, un ovale dalle linee classiche, sembrava mancare qualcosa. Come se una velatura lieve togliesse vita al suo incarnato. Anche gli occhi, grandi e scuri sotto grandi palpebre bianche, apparivano colmi di una rara e vellutata profondità,  eppure avevano la capacità di diventare insondabili e oscuri  se desideravano evitare lo sguardo di altri…“

 

P.D.B.: Salve Mariateresa, “Ortensia Rakar e il Ladro di Anime” il tuo libro, amore-odio disperazione-salvezza, ragione-sentimento, sono bilichi costanti del tuo racconto, ce ne vuoi parlare?

Mariateresa Izzo: Molto più di altri personaggi dei miei precedenti  romanzi, Ortensia Rakar  e Valerio Rosati  mi si sono presentati connotati da un’intensa enigmaticità. Talmente chiusi in  loro stessi che la verità è venuta a galla solo dopo che sono stata costretta ad indossare con loro  di volta in volta i panni dell’investigatrice, dell’amica o dell’analista. In loro ci sono tratti di  personalità estremamente forti e così sconcertanti debolezze e quel che è peggio, agli antipodi l’uno dell’altra, che era del tutto inevitabile che provassero reciprocamente sentimenti così contrastanti… Ed anche emozioni e storie interiori così diverse. Il loro stare insieme è stato per loro una dura palestra di lotta e dolore per giungere a conoscere se stessi prima ancora dell’altra/o. Se Ortensia non è e non può essere la complice di cui Valerio ha bisogno, questo non toglie che a lui non appaia sospesa sul punto di offrirsi e negarsi, eternamente avvolta in un alone di irraggiungibilità che lo eccita e però inevitabilmente lo punisce nei suoi bisogni più profondi e contorti. La stessa cosa, anche se da  un punto di vista specularmene capovolto, vale per Ortensia che giovanissima aveva sperimentato una prima sotterranea attrazione per un altro e si ritrova poi, di colpo, gettata in un tale abisso di carne e di  sensualità estrema che ne fugge inorridita. Eppure qualcosa di ciò che lei ha pre-sentito in Valerio non le consente di restare ferma nel  disprezzo e nell’odio. La loro storia segue l’alternarsi di questi duelli e di queste tregue… dove nessuno di loro due può confessare a se stesso  la verità senza che qualcosa nell’altro non arrivi immediatamente a smentirla in tutto e  senza rimedio. Fino al momento che… i fatti,  i sentimenti, le identità di Ortensia e Valerio non  dovranno fare i conti con una stringente realtà che li costringerà a rivelarsi a se stessi e l’un l’altro… senza più difese.

 

 

P.D.B.: Perché la scelta di ambientare il romanzo in una Trieste di fine Ottocento?

Mariateresa Izzo:  Ho sempre visto i due protagonisti come sospesi su una linea di confine invisibile… Una frontiera che sono sul punto di superare ma che tuttavia si conferma una barriera, un muro di confine che rappresenta una difesa della propria ‘maschera’, del confine fra loro e del confine che è in loro. Avranno l’ardire e il coraggio di superarli? … Così anche il Secolo che finisce è già proiettato verso uno spazio e un’epoca imprevedibili e connotati da misure di grandezza impensabili: trasformazione di connotati antropologici e geografici in linea con i nuovi strumenti di comunicazione, telefono, aerei… che fanno la loro comparsa in quel fine secolo… Così è anche per Trieste, splendida e raffinata città mitteleuropea, forse il simbolo più pregante di una cerniera tra un mondo che muore, un grande impero continentale, l’Asburgico che decade e il nuovo mondo che ha tutte le caratteristiche culturali, sociali e politiche di ancora un indistinto altrove. Di un’altra storia.

 

 

P.D.B.: Ho letto essere il tuo libro “coraggioso e anticonformista”, sei d’accordo con questa attribuzione?

Mariateresa Izzo:  Preferisco non offrire valutazioni dei miei lavori perché credo sia opportuno su questo lasciare la parola ai lettori. Riconosco però che tale definizione spesso sia stata usata e adatta a definire il mio carattere e di conseguenza  le mie scelte di vita. Quindi, sì, credo possibile che il mio lavoro possa assorbire questa mia profonda natura, ma, ripeto, non posso essere io a constatare se e in quali modi sia avvenuto o meno.

 

P.D.B.: Nello scrivere quale è l’aspetto a cui tieni maggiormente? Quanto interessa a te arrivare al lettore? Quanto disfi, plasmi, la tua scrittura per quest’ultimo?

Mariateresa Izzo: La musicalità del testo è predominante nella mia cifra stilistica. Amo la scrittura che accarezza l’orecchio insieme all’occhio e che sappia coinvolgere sensorialmente il lettore tanto da fargli sentire di partecipare alla narrazione in maniera non passiva. Amo il ritmo. Amo la pittoricità e la plasticità che considero parti integranti della parola scritta, offrire visioni, percezioni olfattive e tattili, è un mio supremo ideale linguistico. Per queste ragioni così come non posso mai giudicare definitivo il mio intervento sul testo, allo stesso modo è per me sempre un testo aperto.

 

P.D.B.: Leggi molto Mariateresa? Quale genere letterario prediligi?

 

Mariateresa Izzo: Leggo e ho letto da quando ho memoria di aver imparato a farlo. I libri sono stati gli amici e il mondo perfetto con cui intrattenere il rapporto più importante e privilegiato nell’infanzia e nell’adolescenza. Sono stata fortunata nei miei incontri ‘casuali’, dalla Alcott,  Verne, Stevenson della mia infanzia alla pubertà con i Canti, e lo Zibaldone di Leopardi. Poi da adolescente la grande letteratura classica europea. Ho ampliato le mie letture, dando fondo alla produzione degli autori che ho più amato tra questi tengo a ricordare Honoré de Balzac, Maupassant, la grande Gorge Elliott, I mio Thomas Hardy, Henry James, Virginia Wolf,  Elias Canetti e più vicini, Josè Saramago e Magda Szabò: uno dei suoi romanzi, La porta, è a mio modestissimo parere tra i libri più straordinari del Novecento.

 

P.D.B.: Che opinione ti sei fatta degli e-books? Ti piacciono non ti piacciono? Saltando l’argomento dell’effettivo risparmio sul prezzo di copertina.

Mariateresa Izzo:  Sono convinta che poter disporre di una piccola biblioteca mobile che ci segua ovunque si vada sia un’opportunità meravigliosa. E credo che la convergenza delle modalità di lettura agli strumenti di comunicazione mediatica possa addirittura far avvicinare un maggior numero di nuovi e futuri lettori. 

 

P.D.B.: Stai scrivendo un nuovo romanzo? Ci vuoi anticipare qualcosa?

Mariateresa Izzo: Sì in realtà ho già un romanzo da revisionare ma… una vicenda collegata ai protagonisti di “Ortensia Rakar e il Ladro di Anime” mi ha completamente ‘catturata’ ed ora  sono ad un buon punto della sua stesura. La vicenda è ambientata in Inghilterra negli ultimi  anni dell’età vittoriana e vedrà Valerio Rosati alle prese con nuove sfide misteriose e drammatiche.  

 

P.D.B.: Ringraziandoti di questa intervista, ti chiedo di lasciarci con un tuo motto!

Mariateresa Izzo: Un motto di Henry Davide Thoureau che sento come mio, “Ciò che sta alle nostre spalle e davanti a noi, è ben poca cosa rispetto a ciò che abbiamo dentro.”

 

Written by Pietro De Bonis

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