“12 anni schiavo”, film di Steve McQueen: l’orrore e la sofferenza della schiavitù americana

“12 anni schiavo”, film di Steve McQueen: l’orrore e la sofferenza della schiavitù americana

Feb 28, 2014

“Se vuoi sopravvivere devi fare e dire il meno possibile. Non dire chi sei e non dire che sai scrivere o sei un negro morto.”

 

Stati Uniti, Saratoga, NY, 1841. Solomon Northup è un uomo libero, sposato e padre di due figli. Conduce una vita agiata grazie al suo lavoro come violinista ed ha un unico difetto: la sua pelle è nera. Per questo motivo viene portato a Washington con un pretesto e poi rapito da due truffatori che lo vendono ad alcuni mercanti di schiavi.

Un battello lo porta via, verso sud, e cancella completamente la sua identità e la sua libertà. Comincia così un lungo viaggio della durata di ben dodici anni durante i quali Solomon lavora per diversi padroni fino a giungere nella piantagione dello spietato schiavista Edwin Epps. Numerose sono le crudeltà alle quali assiste e delle quali si trova protagonista.

12 anni schiavo”, nelle sale italiane dal 20 febbraio 2014, non è certo il primo film che tratta il tema dello schiavismo negli Stati Uniti d’America ma è probabilmente uno dei più forti e spietati. Per la prima volta ad essere protagonista non è un uomo nato in schiavitù ma un uomo libero ridotto in tale condizione con un inganno.

Non tutti i neri che in quegli anni abitavano le Americhe, a differenza di quanto in tanti potrebbero pensare, vivevano oppressi. E quella di Solomon è una storia vera, quella che lui stesso racconta nel suo libro “12 anni schiavo” pubblicato nel 1853.

Un film da Oscar, un Chiwetel Ejiofor (già visto nel 1997 in “Amistad” di Steven Spielberg, nel 2002 in “Piccoli affari sporchi” e nel 2003 in “Love Actually”), l’interprete di Solomon, da Oscar per la sua sentita, splendida e forte interpretazione. Non deve essere stato semplice rievocare una figura del genere con le mille sofferenze che ha dovuto subire, un eroe americano che neppure per un momento ha perso la speranza di rivedere la propria famiglia, pur rischiando la morte in diverse occasioni.

Per non parlare poi di Michael Fassbender e Lupita Nyong’o, indimenticabili interpreti di due personaggi che segnano il percorso di vita di Solomon in modo incisivo. Piccole ma interessanti parti anche per Paul Giamatti e Brad Pitt.

Splendidi inoltre i paesaggi che vediamo attraverso gli occhi del protagonista: una natura incontaminata e rigogliosa in profondo contrasto con la sofferenza dell’uomo e con un Dio spesso nominato da schiavi e schiavisti e adoperato troppo spesso a proprio piacimento e necessità.

Agitanti ed emozionanti le musiche originali di Hans Zimmer e il brano “Roll Jordan Roll” (Topsy Chapman feat. Chiwetel Ejiofor) che si ripete diverse volte con forza.

Il regista Steve McQueen (divenuto famoso nel 2008 con “Hunger”) ha creato un film che fa riflettere, che lascia lo spettatore scosso e sconcertato, una storia che non si può dimenticare e che rammenta al mondo le angherie subite dalla popolazione nera importata suo malgrado negli Stati Uniti d’America.

Immagini che mostrano il non rispetto da parte di una popolazione bianca che reclamava la propria presunta superiorità a discapito di chi veniva privato dei propri diritti in modo improvvisato ed iniquo.

Ogni colpo di frusta schioccato sulla schiena del protagonista risuona amplificato nell’animo di chi assiste a quello spettacolo da una sala cinematografica.

Ogni lacrima versata rappresenta lo sconcerto di chi ancora si domanda come e perché lo schiavismo americano possa essere nato e sia proseguito per così tanto tempo e per quale motivo troppo spesso la questione sia stata minimizzata dando spazio ad altri orrori della storia che non possono certo essere considerati più importanti di ciò che è accaduto nel continente americano.

E ci si domanda inoltre quanto la popolazione nera americana possa essere felice ogni anno di festeggiare il 4 luglio l’Independence Day e ogni quarto giovedì di novembre il Thanksgiving Day: celebrano forse l’arrivo dei colonizzatori europei che hanno permesso la loro messa in schiavitù?

Oppure l’arrivo di coloro che si sono appropriati di una terra non loro senza rispetto per i nativi americani e pretendendo di far lavorare parte della popolazione africana al posto loro, dopo averla sapientemente evangelizzata, dal momento che gli indigeni americani (Indiani e Indios) erano stati già precedentemente sterminati?

Cosa sarebbe accaduto se i bigotti puritani inglesi fossero rimasti a casa loro e il Mayflower non fosse mai giunto sulle coste americane?

Certe domande non riceveranno mai risposta ma se “12 anni schiavo” è giunto al cuore della gente e se le lotte di milioni di persone sono servite a qualcosa allora vedremo assegnare il premio Oscar a questo film.

Ben nove la nominations agli Oscar che il 2 marzo 2014 verranno consegnati al Dolby Theatre di Los Angeles: miglior film; miglior attore protagonista (Chiwetel Ejiofor); miglior attore non protagonista (Michael Fassbender); miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong’o); miglior costumi (Patricia Norris); miglior regia (Steve McQueen); miglior montaggio (Joe Walker); miglior scenografia (Adam Stockhausen, Alice Baker); miglior sceneggiatura non originale (John Ridley).

Non ci resta quindi che attendere il verdetto del 2 marzo.

 

(12 Years a Slave, USA, 2013)

Regia: Steve McQueen

Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Lupita Nyong’o, Sarah Paulson, Brad Pitt, Alfre Woodard, Scoot McNairy, Taran Killam, Garret Dillahunt, Michael K. Williams, Quvenzhané Wallis, Ruth Negga, Bryan Batt, Chris Chalk, Dwight Henry, Anwan Glover, Marc Macaulay, Mustafa Harris

Durata: 134 min.

 

Written by Rebecca Mais

 

 

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