“Luna d’Atlante”, romanzo di Giuliana Borghesani: il viaggio infinito che l’individuo compie fuori e dentro sé

“Luna d’Atlante”, romanzo di Giuliana Borghesani: il viaggio infinito che l’individuo compie fuori e dentro sé

Feb 12, 2014

Luna d’Atlante”, il romanzo di Giuliana Borghesani edito da Leucotea nel giugno 2012, nasce dall’amore per la storia antica dell’autrice. Dal fascino che il mito della Dea Madre, da sempre, esercita su di lei. Questa divinità primordiale è legata al ciclo morte-rinascita e alla luna.

Sì, la luna. Spesso protagonista di credenze mitologiche e popolari, con divinità femminili, come le dee greche Selene e Artemide e le loro equivalenti romane, Luna e Diana. Ingrediente principale di questa storia, che ha per sottotitolo “Il mistero di una sacerdotessa del deserto” è il viaggio, infinito, che l’individuo compie fuori e dentro di sé. Filo conduttore incontrastato. Perché quando si raggiunge una meta, ecco che subito se ne intravede un’altra. 

Ed è quanto accade a Dahira, più che la protagonista, direi il “tramite” attraverso cui tutto si compie. La storia non è ambientata in un luogo ben definito, anche se si ritiene possa essere l’Africa nord occidentale, probabilmente il Marocco, oppure qualche zona deserta limitrofa; e nemmeno il periodo storico è determinato. Ma le due cose non sembrano avere importanza, perché ognuno è libero di dare una propria interpretazione a questi eventi, di dare sfogo alla fantasia. Presumibilmente il racconto è datato nel periodo in cui è avvenuta la desertificazione del nostro pianeta, dopo l’estinzione dei grandi animali. Questo anche per ribadire il concetto che la vita dei popoli nomadi trascorre sempre uguale.

Una giovane donna, veggente e sensitiva, viene prescelta dalla dea Luna, la Grande Madre, per guidare in salvo la sua tribù. Essa è Dahira, chiamata a succedere alla vecchia sacerdotessa Bursa, venuta a mancare durante la migrazione nel deserto. Si tratta di un popolo seminomade in cerca di una terra fertile dove potersi fermare, una sorta di terra promessa che chiamano Atlas, il monte azzurro che sorge dalla terra. Molto interessante è anche la vita che si svolge all’interno del villaggio, poiché mette in evidenza usi e costumi di un popolo, se mi si consente il termine, in via di estinzione.

Nel racconto è presente il tema del “male”, personificato dal Nero. Questo potente e malvagio signore vuole eliminare Bursa e in seguito Dahira, perché si sente minacciato dal loro potere. Bursa è stata l’unica donna ad avere avuto influenza sulla sua vita e che lo abbia conosciuto veramente.

Nonostante Bursa muoia quasi subito, nelle prime pagine del libro, essa è sempre presente accanto a Dahira, in spirito, e la guida insieme ad un vecchio cieco, Maleq, che purtroppo morirà anch’esso, lasciando Dahira al suo duro compito. Quindi da una parte troviamo Dahira e il suo popolo, che per raggiungere la terra promessa dovranno superare mille insidie, e dall’altra gli uomini del Nero, che daranno loro la caccia, arrivando anche a sterminare metà del gruppo. Sono individui questi che combattono per emanciparsi, per poter essere liberi dal crudele padrone che rende schiavi. Che attenta alle loro vite.

Gli uomini temono ciò che non conoscono, che non riescono a toccare, che sfugge ai loro sensi, e gli incubi sanno di questa debolezza”.

Ma Bursa insegnerà a Dahira che gli incubi svaniscono, se li si considera per quello che sono: niente, aria, paura. Presto infatti si capirà che il Nero non è quell’uomo potente che tutti credevano. Padroni ancora più potenti lo muovono, forze superiori. Molto bello il messaggio che l’uomo possa convertirsi, possa cambiare. Egli non rimane mai uguale a se stesso. Ed è il caso di Zarel, fedele del Nero, che per amore di Ziza porterà in salvo lei e il suo bambino, unendosi alla carovana di Dahira. L’amore può trasformare anche le bestie peggiori in “angeli”.

Se il male è rappresentato dal Nero, il bene, oltre che in Dahira, si personifica nel giovane Antis, a cui la ragazza salva la vita. “Dahira e Antis si erano capiti, le loro anime si erano parlate oltre la dimensione dello spazio e del tempo”. E così, l’”Antilope”, come viene chiamato il ragazzo, e “Corrente di Luce”, il nome che lui dà a Dahira, fondono le loro esistenze, diventano come Sole e Luna, si completano. “Sole e Luna e la vita può attraversare il tempo”.

Senza dubbio ci troviamo davanti ad un’opera ricca di simbologie, che verte sull’eterno conflitto fra bene e male. Il concetto di libertà sconfina e giunge a toccare molte tematiche proprie dell’essere umano. L’autrice ricerca la purezza linguistica, infatti il libro è ben scritto e la prosa si rivela molto piacevole. Lo stile della Borghesani è scorrevole, si legge senza intoppi o presenza di refusi. La cosa che ho apprezzato di più, è che vengono descritte le scene, come fossero fotogrammi essenziali. Non viene sprecato tempo in inutili esposizioni che, molto probabilmente data la complessità della trama, sarebbero risultate tediose.

La scena prende vita davanti ai nostri occhi, ci sembra di vederla. I personaggi sono ben caratterizzati, nonostante non ci siano descrizioni fisiche. Ognuno di noi ha la propria idea di come possano essere Dahira, Antis, il Nero, Baruc e tutti gli altri. Eppure nessuno ce lo ha detto. È bastato il linguaggio evocativo dell’autrice.

La Borghesani mi perdonerà, ma mentre la mia mente vagava nella lettura, completamente assorbita dalla storia, raccontata con così tanta maestria, in quelle pagine ho rivisto “altri mondi”. Nello sterminio del popolo di Dahira, ho rivissuto la scena del massacro della popolazione indigena di “Apocaliptho”, il film di Mel Gibson.

Nei personaggi un po’ magici e nelle ambientazioni fantastiche ho percepito qualcosa di “Avatar” di James Cameron. Altri “universi” si fondono in “Luna d’Atlante”, ed ha ragione l’autrice quando narra una storia senza tempo. Dopotutto quella di Dahira diventa l’eterna ricerca della terra promessa, della salvezza di tutti i popoli del mondo. Mai concetto è stato più atavico e, allo stesso tempo, attuale.

 

Written by Cristina Biolcati

 

Fonte

Edizioni Leucotea

 

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