“La società dell’incertezza”, saggio di Zygmunt Bauman: il Flâneur baudelariano nella società moderna

“Il disagio della postmodernità nasce da un genere di libertà nella ricerca del piacere che assegna uno spazio troppo limitato alla sicurezza individuale”

Con queste parole esordisce, nell’introduzione al testo, Bauman con il palese intento di farci comprendere sin dall’inizio che il sentimento principale che affligge l’uomo postmoderno è un sentimento di disagio, richiamando, seppur opportunamente adattata al contesto attuale, la dialettica “principio di piacere-principio di realtà” già enunciata da Freud nella sua opera “Il disagio della civiltà”.

Ma da cosa ha origine questo disagio?

Da diversi fattori, primo dei quali è dato dal problema dell’identità nel postmoderno infatti, a differenza dell’epoca moderna, in cui la questione principale era quella di costruire un’identità e stabilizzarla, si rende necessario evitare qualsiasi tipo di fissazione:non a caso, la parola d’ordine postmoderna circa la questione dell’identità è “riciclare” .

Nello specifico, l’autore utilizza figure come quella del “pellegrino”, del “turista” e del”vagabondo” per aiutarci a comprendere la questione…

Quella del pellegrino, figura simbolo dell’età moderna, è il ritratto dell’uomo che sta costruendo la sua vita, il suo futuro, la sua identità….conscio e sicuro che domani ci sarà un futuro…un uomo che agisce per il domani, sicuro che ci sarà un domani….

Tuttavia ora non c’è più posto per il pellegrino: troppo flessibile è divenuta la realtà perché si possa costruire un qualcosa di stabile e duraturo nel tempo ed ecco apparire altre figure rimpiazzo come quella del “flaneur ma, soprattutto, quella del “vagabondo”.

Autentico flagello dell’età moderna, nel postmoderno la figura del “vagabondo” è rivalutata proprio grazie alla sua mancanza di radici e di stabilità, esattamente come si presenta il mondo in cui ora si trova a vivere.

Altra figura interessante è quella del”turista”: egli, a differenza del “vagabondo” ha una casa ma si sposta temporaneamente alla continua e febbrile ricerca di sensazioni e piaceri però sempre “cosciente e sistematico”, come avverte Bauman.

Poi viene il “giocatore”: votato perennemente ed incessantemente al gioco, per lui il tempo altro non è se non una successione di partite.

Altra questione importante è quella dello “straniero”: sottoposto a restrizioni nell’età moderna, nel postmoderno, lo “straniero” rimane tra noi come una presenza costante, condividendo l’incertezza di questa nostra era, e anzi è fatto oggetto di “eterofilia” da parte dei benestanti cercatori di sensazioni nuove.

Illuminante è quanto dice l’autore a proposito di emancipazione: “Tuttavia c’è una vera opportunità di emancipazione nella postmodernità: la possibilità di deporre le armi, di sospendere gli scontri di frontiera ingaggiati per tenere lontani gli stranieri, di mettere da parte i piccoli muri di Berlino eretti quotidianamente per mantenere le distanze e le separazioni”.

Due sono le strategie adottabili con lo “straniero”:

1) limitare il più possibile l’imprevedibilità dello “straniero”;

2) allontanare il più possibile i movimenti degli estranei.

In verità la questione è duplice e dialettica: se da un lato vi è comunque il desiderio, per mantenere se non altro una parvenza di tranquillità e sicurezza, di circoscrivere i movimenti e gli spazi dello “straniero”, dall’altro lato entra in gioco un certo “piacere per la promiscuità” (come spiega Bauman), derivato dal carattere misterioso e attraente che è proprio dello”straniero”, foriero di esperienze piacevoli.

Sappiamo bene (anche perché ognuno di noi lo avrà sperimentato) che l’incertezza genera altresì un senso di paura. Da quali fattori è causata la paura postmoderna? Vediamoli assieme a Bauman.

Anzitutto, il progresso tecnologico ha attualmente “reso sempre più inutile il lavoro di massa in relazione al volume della produzione”, unitamente ad una progressiva deistituzionalizzazione dei processi produttivi, nel senso che lo Stato non fornisce più i servizi per vincere l’incertezza dell’uomo. Ora l’uomo postmoderno “diventa il sorvegliante e l’insegnante di se stesso” e, mentre nell’età moderna fungeva da approvigionatore di beni, ora la sua principale funzione è quella di cercatore di piaceri e sensazioni.

Una fonte di inquietudine postmoderna è proprio il corpo, coerentemente visto come recettore di sensazioni e affinché possa assolvere al suo compiti principale, è necessario che sia in buona salute:ed ecco entrare nella vita dell’uomo postmoderno il concetto di “fitness”, legato ad una maniacale attenzione per le pratiche salutistiche, tra l’altro ottima fonte di guadagno per gli addetti al settore!

Altra interessante questione è quella relativa all’Altro, chi è l’Altro?

Essenzialmente, può essere una “possibilità di agire” per l’approvigionatore di beni dell’era moderna, mentre, per il cercatore di piaceri (possibilmente con il minor numero possibile di complicazioni) è una figura attraente in quanto promette potenzialmente di stimolare sensazioni.

Ma c’è dell’altro: questa febbrile e intensa cura per il proprio corpo si è, in certo qual modo, estesa, anzi ri-collettivizzata condensandosi proprio nell’attività politica, la quale “oggi non è altro che una estensione della mania per il corpo”.

Nello specifico, come nell’età moderna, noi stiamo attualmente inseguendo il sogno della razionalità tuttavia ora si parla più che altro di “microrazionalità”, le quali non ne vogliono sapere di unificarsi anche questo genera un profondo senso di insicurezza e inadeguatezza.

In conclusione, vale la pena soffermarsi sull’avvertimento di Bauman: “La dissoluzione dell’ordine socio-politico che ha permesso alle bio-tecno-scienze di assumere la loro ben nota e sinistra tendenza genocida, ha cancellato alcuni pericoli dall’ordine del giorno, o almeno ha reso improbabile la loro replica nell’epoca della postmodernità. Ma i nuovi tempi e i nuovi assetti socio-politici, hanno procurato nuovi rischi -per ora solo intuiti e inesplorati. Il problema di come impedire loro di trasformarsi in realtà, configurerà probabilmente il contenuto dell’agenda politica del futuro. Altrimenti potrebbe non esserci più un futuro da forgiare:o, piuttosto, non ci saranno esseri umani in grado di forgiarlo”.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Bibliografia

Z. Bauman, La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna 2006

 

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